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Italia > intervista

La metamorfosi digitale all’Università salesiana

a cura di Simonetta Blasi

- Fonte: Città Nuova

Comunicazione, coerenza e azione, tre direttrici che hanno ispirato il nuovo curricolo di studi per laici e religiosi alla Pontificia Salesiana. Ce ne parla don Fabio Pasqualetti, decano della FSC

Quale novità per il nuovo anno accademico?

Dal 2019-2020 la facoltà di Scienze della Comunicazione sociale (FSC) inaugurerà il nuovo curricolo “Comunicazione Sociale, Media Digitali e Cultura”, per rispondere ai mutamenti culturali, sociali, tecnologici e professionali, orientandosi però alle realtà che promuovono il bene comune.

Come nasce questa nuova proposta di studi?

La nostra facoltà è nata 30 anni fa in un contesto analogico, ma le buone scelte originarie già ci caratterizzavano per l’orientamento alla riflessione sulla comunicazione come testimoniato dal nostro indirizzo “Media per la comunità”. Ora è necessario continuare a formare persone che siano competenti nei linguaggi della comunicazione, ma in una nuova cornice rappresentata principalmente dalla Rete e dagli ambienti digitali che siano al servizio dell’uomo e non viceversa.

Comunicare – e vivere – in Rete come sta cambiando il lavoro e la vita sociale?

La rete rappresenta oggi l’habitat comunicativo per tutti, quindi è importante acquisire abilità nell’uso dei linguaggi digitali e nella gestione dell’informazione online. Il lavoro dei comunicatori (giornalisti, responsabili comunicazione e fundraising, manager pubblici e di enti del terzo settore, relatori pubblici etc.) ad esempio, è notevolmente cambiato negli ultimi anni. Oggi bisogna saper esplorare, analizzare e scrivere sui diversi mezzi e nei differenti linguaggi digitali, avendo chiarezza che la comunicazione è al servizio del bene comune e dovrebbe essere sempre un’azione responsabile. Azione che non può prescindere da un’indagine riflessiva che accresca e consenta coscienza e conoscenza, a tutto vantaggio di una società composta da uomini e donne più liberi e consapevoli.

Qual è il vostro tratto distintivo come facoltà di Scienze Comunicazione Sociale, denominazione peraltro unica nel panorama italiano?

La nostra è una comunità di studio e di lavoro, mossa da un modo di vedere e pensare la vita che ci porta a considerare la comunicazione come una scelta e un’azione socialmente responsabile. Le sfide sociali, culturali, politiche, tecnologiche e globali che ci interpellano e ci attendono, richiedono personalità profondamente umane, responsabili e creative e per essere tali dobbiamo costruire un ambiente che aiuti tutti a crescere e camminare insieme.

Sono previsti sviluppi anche per la formazione post-laurea e per studenti-lavoratori?

La facoltà ha in cantiere una serie di proposte di alta formazione per incontrare il desiderio di molti professionisti – tra cui anche diversi comunicatori, insegnanti e animatori di comunità – di riqualificarsi e poter maggiormente incidere nella realtà in cui operano, abbracciando nuove conoscenze e competenze. Tutto questo naturalmente in un orizzonte cristiano che rilanci contenuti intrisi di speranza e giustizia, perseguendo valori di umanità e fratellanza.

Riproduzione riservata ©

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