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In profondità > Chiesa

Francesco va in Romania: camminiamo insieme

a cura di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova

Venerdì 31 maggio prende il via il viaggio apostolico dal sapore ecumenico del papa nello Stato rumeno, a venti anni da quello compiuto da san Giovanni Paolo II e rimasto nella memoria per il grido della folla: «Unità, unità». Tappe previste: Bucarest, il santuario di Sumuleu-Ciuc, le città di Iasi e Blaj, l’incontro con il patriarca della Chiesa ortodossa di Romania, Daniel, e il Sinodo permanente. Il motto della visita è “Camminiamo insieme”. Intervista a Stefania Falasca, giornalista di Avvenire, grande esperta di ecumenismo e amica personale di Francesco.

Falasca, che significato ha questo viaggio di Francesco in Romania?
La Romania è un crocevia d’incontro tra l’Europa Orientale e quella Occidentale. Un ponte tra diverse realtà sociali e civili, un ponte tra diverse confessioni nel profilo delle molte espressioni di riti che caratterizzano le comunità cristiane. In un momento storico in cui prevalgono forti divisioni e contrapposizioni nella società, una cultura dell’odio e l’individualismo, il significato di questo viaggio apostolico in Romania – Paese a maggioranza ortodossa, segnato dall’emigrazione, uscito dalla dittatura ed entrato nel 2007 nella Ue attraversando momenti difficili –, si rende evidente già dal motto che il papa ha scelto per questo suo pellegrinaggio: «Camminare insieme». Vuole perciò essere un messaggio di condivisione e di testimonianza per le comunità cristiane come per tutta la comunità civile non solo della Romania. Per richiamare da questo Paese quelli che sono i valori fondanti dell’Europa e delle sue radici cristiane. Per incoraggiare a costruire, da questi valori cristiani, l’Europa. Perché tali valori – la dignità della persona, la solidarietà –trovano il loro fondamento proprio nel patrimonio cristiano di cui anche la Romania è portatrice. L’impulso ecumenico è di conseguenza una caratteristica che marca fortemente questo viaggio.

E qual è la sua importanza ecumenica?
Proprio vent’anni fa, nel maggio del 1999, la visita di san Giovanni Paolo II segnava la prima volta di un vescovo di Roma in un Paese a maggioranza ortodossa. Un viaggio storico che contribuì al dialogo e alle relazioni tra cattolici e ortodossi aprendo le porte per le visite apostoliche ad altri Paesi a prevalenza di fedeli ortodossi. Il grido spontaneo che allora salì dalla piazza di Bucarest: «Unità, unità!» segnava un tempo nuovo di camminare insieme nella riscoperta della fraternità, dell’unità nella diversità per costruire insieme una società inclusiva e il bene comune. E certamente il papa con il viaggio in Romania vuole rafforzare questa direzione ecumenica. Papa Francesco conosce e stima molto l’impegno ecumenico del patriarca Daniele di Romania, che qualche anno fa gli aveva inviato anche in regalo un volume in spagnolo su san Silvano del Monte Athos, un grande santo monaco. È cresciuta nel tempo una stretta relazione di fratellanza secondo i vincoli di fede e in particolare a motivo del legame che univa Pietro e Andrea, che portò la fede in queste terre.

Quali saranno gli appuntamenti più importanti?
A Bucarest, dopo il discorso alle autorità civili e quello al Sinodo permanente della Chiesa ortodossa rumena, sarà significativa la preghiera del Padre nostro nella nuova cattedrale ortodossa. Così anche la tappa finale a Blaj per la beatificazione dei sette vescovi greco-cattolici martiri. Nel santuario mariano di Șumuleu-Ciuc in Transilvania, il papa ha in programma l’incontro con la minoranza ungherese, che costituisce una presenza significativa tra la comunità armena e la grande maggioranza costituita da ortodossi di varie etnie. Un incontro che vuole richiamare al rispetto delle varie delle tradizioni, delle culture, dei costumi di ogni realtà, all’interno dell’unità di un Paese. E sarà proprio da questo santuario l’appello ai cristiani di camminare insieme secondo lo stile di Maria. Quello fatto di umiltà, di servizio, di carità nei confronti più poveri.

Leggi anche l‘intervista al papa di Stefania Falasca sui temi dell’ecumenismo pubblicata su Avvenire a chiusura dell’Anno Santo.

 

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