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Cultura > danza

Due donne fumatrici di pecore

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Al festival “ConFormazioni” di Palermo, lo spettacolo firmato dalla coppia Abbondanza-Bertoni tocca corde profonde, investe le dinamiche dei rapporti interpersonali, interpella il nostro modo di pensare e considerare l’altro, il diverso da me

Due donne in nero. Entrano in scena lentamente calcando il bianco tappeto che fa pensare a uno spazio sacro, incontaminato, luogo di epifanie. Scriveranno coi loro corpi, fisicamente antitetici, una storia di amicizia e di solidarietà, di sofferenza e di gioia, di condivisione e di reciprocità. Antonella Bertoni (insieme a Michele Abbondanza, duo storico della danza contemporanea italiana) ha incontrato Patrizia Birolo durante dei laboratori presso La Girandola di Torino, struttura operante nel settore teatro e disabilità. «Lei – così la descrive Bertoni – portatrice sana di una diversa abilità; noi portatori malati della nostra salute». Ne è nato Le fumatrici di pecore (creato nel 2010, e ancora ripreso), un folgorante e commovente duetto di teatro-danza difficilmente catalogabile. Perché tocca corde profonde, investe le dinamiche dei rapporti interpersonali, interpella il nostro modo di pensare e considerare l’altro, il diverso da me.

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Sono brevi sequenze coreografiche e teatrali, veloci storie di relazione. Sono dialoghi o tableaux vivant sui quali si addensano immagini potenti di laiche Deposizioni, di Crocifissioni, di Calvari in ginocchio, di balli liberatori a piedi nudi su musica techno, o di dichiarazioni d’amore prese da una canzone di Tiziano Ferro urlata; di ninne nanne, di giochi pericolosi e di capricci, di corse fanciullesche, di abbracci e di sorrisi, di posture da balletto classico e buffe scomposizioni di linee. Questi corpi dolenti sono continuamente scossi da fremiti di energia, di vitalità, di verità umane affioranti dai soli gesti, dalle immobilità improvvise, dagli sguardi o dai silenzi, che creano complicità. E dove, frequente, ricorre la frase di Patrizia rivolta ad Antonella: «Ci penso io a te. Ti aiuto io». Ecco, allora, la più fragile rivelarsi la più forte; quella sperduta la più coraggiosa, la più indifesa capace di dare alla luce.

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Ed è di grande forza la sequenza in cui, in un intreccio di corpi che sfumano gestualmente, una posizione di trapasso si trasforma in parto. In questo equilibrio precario di fragilità emotive e fisiche si gioca lo spettacolo con il moltiplicarsi di pecorelle da presepe, prima usate come sigarette per essere fumate come hashish che le sorprende in una spensierata allegrezza; poi come pistole; quindi deposte sul tavolino sbilenco fino a formare un gregge che, in ultimo, attenderà la pecorella nera, quella smarrita, poggiata in salita sull’asse di legno obliquo. Tra folate di note di Gustav Mahler, cantilene di Kyrie e di Agnus, musica pop, c’è spazio per assoli e duetti danzati, buffi o taglienti come lame che squarciano il cuore, per preghiere, per confessioni intime, per azioni e movimenti che trasfigurano in sentimento.

 “Le fumatrici di pecore”, un progetto di Antonella Bertoni, regia Michele Abbondanza, coreografie, scene e costumi Antonella Bertoni, con Patrizia Birolo e Antonella Bertoni, luci Andrea Gentili. A Palermo, per il Festival “ConFormazioni, festival di danza e linguaggi contemporanei diretto da Giuseppe Muscarello.

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