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Cultura > Cinema

I soldi non sono tutto

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Il nuovo film La caduta dell’impero americano del regista premio Oscar Denys Arcand, si basa su un fatto vero accaduto nel 2010 che diventa metafora di un cinismo ormai onnipresente nei rapporti umani, quindi con ben poche illusioni per il futuro. Eppure il giovane protagonista riesce a mantenere la sua anima viva per continuare la generosità di cui è capace.

I soldi ci vogliono. E girano, fruttano. Per chi li sa usare, ossia finanzieri senza morale che anche nella civilissima (e piena di problemi) Montreal furoreggiano, tra poliziotti delusi, escort intelligenti, e faccendieri da galera. L’ex paradisiaco Canada è il luogo dove il regista premio Oscar Denys Arcand, 78 anni, ambienta il suo La caduta dell’impero americano. Ultimo di una trilogia che aveva visto  il Declino dell’impero americano e Le invasioni barbariche. Un racconto basato su un fatto vero accaduto nel 2010 che diventa metafora di un cinismo ormai onnipresente nei rapporti umani, quindi con ben poche illusioni per il futuro.

Arcand dunque narra del giovane fattorino-filosofo Pierre-Paul che, citando Aristotile, Eraclito, il fatum, Hegel e Kant, vive la magra vita di un idealista superintelligente, ma ingenuo e sprovveduto. Il quale si trova, suo malgrado, coinvolto in una rapina: i ladri muoiono durante la sparatoria, restano a terra due sacchi zeppi di dollari che il fattorino, perplesso, prende comunque e nasconde in casa. Non sa come sfruttarli. È un ragazzo generoso, fa volontariato, amico di un povero che, a differenza di lui, crede nella Provvidenza e la sa vedere. La polizia stana Pierre-Paul, lo insegue, ma non ha prove per arrestarlo. Del resto, il ragazzo non sa nemmeno l’importo del suo tesoro. Il giovane conosce l’intraprendente escort Aspasia, ex moglie di un riccone, e se ne innamora. Conosce pure un ex detenuto esperto di soldi e si fa aiutare da lui e da un finanziere cinico che ingloba il denaro, lo immette nel suo sistema bancario internazionale imbastendo una finanziaria del bene, ovviamente non più in Europa, ma in luoghi fuori controllo. Amico com’è dei pezzi grossi della politica si sente al riparo dei guai. Così crede. «Chi ha detto che la ricchezza non fa la felicità?», è il suo credo. Solo che la polizia lo bracca con una minorenne e lo arresta. Oggi solo per scandali sessuali si è rovinati, ammette.

impero

Eppure in questa società malata di avidità, di vuoto morale dove l’unico vero dio è il denaro che piega le persone all’adorazione, il giovane, per quanto costretto a compromessi, riesce a mantenere la sua anima viva per continuare la generosità di cui è capace, regalando una casa all’amico povero. Diventa per lui la Provvidenza. E ama Aspasia davvero, finchè anche lei (forse), lo riama.

Certo il thriller cinico del regista non fa sconti al declino morale dell’impero ideologico occidentale in cui viviamo, dove nessuno sembra onesto e dove chi è intelligente è considerato, come anche chi è colto, un uomo che ha ”un handicap”. Quindi che non conta e vale quasi nulla. Va giù durissimo il regista con l’idolatria del denaro, avvalendosi della recitazione convincente dei due protagonisti, Alexandre Landry e  Maripier Morin. Ma cosa resta allora nella società arida e destinata alla morte del nostro tempo? Forse, l’ amore. L’affetto si scioglie tra i due giovani, e vola come un attimo di quiete in una civiltà priva di luce, sulla musica bellissima della Sinfonia n.25 di  Michael Haydn.

 

 

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