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Italia > tendenze

I detenuti diventano istruttori cinofili

di Giulia Martinelli

- Fonte: Città Nuova

Il progetto è partito all’interno della casa circondariale di Uta-Cagliari, dove un gruppo ristretto di carcerati inizierà un percorso professionale di addestramento di alcuni cani randagi

Un’iniziativa nata negli Stati Uniti e accolta dalla circondariale di Uta-Cagliari, sostenuta dalla Regione Sardegna, con l’obiettivo di ridare un futuro e una speranza ai detenuti. Si chiama “Usciamo dalle gabbie” ed è un progetto che vede lavorare a stretto contatto un ristretto numero di detenuti e alcuni cani randagi, due realtà che in qualche modo si somigliano e che insieme ritrovano dignità e speranza nel futuro.

Seguiti da istruttori altamente specializzati i detenuti impareranno a prendersi cura degli animali e ad educarli lezione dopo lezione fino ad ottenere, alla fine del corso, l’attestato di istruttore cinofilo. Un progetto che ha una forte valenza rieducativa: i detenuti imparano a prendersi cura dell’altro, a rispettarlo, a sentirsi utili e allo stesso tempo tornano ad avere responsabilità, educare il piccolo cane è un loro compito. Inoltre, l’attestato può essere un’occasione, una volta usciti dalle mura carcerarie, per trovare un lavoro.

Il progetto non è nuovo all’interno del carcere di Cagliari, nel biennio 2016-2018, era già stato condotto un esperimento simile con un riscontro più che positivo sia da parte degli istruttori che da parte dei detenuti, per questo con il nuovo anno sono arrivati anche i finanziamenti. I cani che entreranno all’interno delle mura carcerarie sono cuccioli randagi affidati a canili e rifugi specializzati per un doppio obbiettivo: aiutare i detenuti e contemporaneamente permettere ai randagi di avere un’educazione e poter successivamente trovare una famiglia. E come suggerisce il nome del progetto tutto avverrà al di fuori delle celle, le lezioni avverrano in locali appositi e sicuri, una motivazione in più per uscire e passare del tempo al di fuori di quelle quattro strette mura che spesso tolgono la speranza a chi ci vive.

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