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Nuova Umanità N. 229 (2018/01)

La Chiesa nella babele culturale

Nuova Umanità n. 229 esplora la Chiesa nella babele culturale a cinquant’anni dal Sessantotto. Con saggi di Roberto Catalano e Jesús Morán, il numero approfondisce l’inculturazione e il dialogo interculturale, integrando il pensiero di Chiara Lubich e papa Francesco per costruire una trama d’unità nella complessità del mondo contemporaneo.

Copertina rivista Nuova Umanità numero 229 (Città Nuova).
Copertina rivista Nuova Umanità numero 229 (Città Nuova).

L’editoriale di questo numero si sdoppia per affrontare la memoria e l’eredità di un anno spartiacque: a cinquant’anni dal Sessantotto, Anna Maria Rossi e Lucia De Torre interrogano quell’epoca di fermento chiedendosi se abbia segnato l’inizio di una nuova era. La riflessione proposta nel numero 229 della rivista Nuova Umanità, edita da Città Nuova, non si limita a una celebrazione nostalgica, ma scava nelle radici di un cambiamento culturale che ha trasformato radicalmente i rapporti sociali e l’autopercezione dell’individuo. Attraverso un taglio narrativo che intreccia analisi storica e prospettiva profetica, le autrici evidenziano come le istanze di liberazione di allora interpellino ancora oggi la nostra capacità di costruire comunità autentiche. Questo sguardo retrospettivo serve da bussola per orientarsi nelle complessità del presente, dove le promesse di allora attendono ancora una piena realizzazione in una sintesi che sappia coniugare libertà individuale e responsabilità verso il bene comune.

Il “Focus” centrale di Nuova Umanità n. 229 entra nel vivo del dibattito contemporaneo con il titolo “La Chiesa nella babele culturale”, esplorando le sfide dell’evangelizzazione in contesti pluralisti. Roberto Catalano analizza l’occhio profetico di Chiara Lubich capace di scorgere semi di unità anche nelle diversità più marcate, mentre Jesús Morán approfondisce il nesso tra inculturazione e annuncio. La sezione si arricchisce con gli interventi di Vincenzo Zani sui carismi come motori di cultura e di Lucas Cervinho sul dialogo interculturale. Questi contributi delineano una Chiesa che non teme la frammentazione della babele moderna, ma la abita come un’opportunità per testimoniare la forza universale del Vangelo. La ricerca di un linguaggio comune diventa così il compito prioritario per una fede che voglia essere ancora generatrice di civiltà e di incontro tra popoli e tradizioni differenti.

Nella rubrica “Scripta manent”, viene recuperata una storica istruzione del 1659 di Propaganda Fide per i vicari apostolici in Cina, un documento sorprendente per la sua modernità nel promuovere il rispetto delle culture locali. Tale prospettiva si salda con la sezione “Parole chiave”, dove Elena Merli sviscera il concetto di intercultura alla luce del messaggio cristiano. I “Punti cardinali” offrono invece un’analisi di Benedetta Di Giacomo Russo sul principio di sussidiarietà nei lavori della Costituente, accostata alla riflessione di Christophe Hubert che mette in dialogo l’esagono di civiltà di Senghaas con la spiritualità dell’unità. Anche in questi spazi emerge la volontà di papa Francesco di promuovere una Chiesa in uscita, capace di confrontarsi con le strutture del diritto e della politica per animarle dall’interno con i valori della fraternità e della sussidiarietà circolare.

Il fascicolo termina con la sezione “Alla fonte del carisma dell’unità”, che presenta un interessante epistolario tra Antonio de Ferrari e Chiara Lubich sul tema del discernimento, offrendo uno squarcio intimo sulla genesi dell’Opera. Prosegue inoltre la Storia di Light con il tredicesimo capitolo curato da Igino Giordani, la cui penna continua a tracciare percorsi di luce per l’umanità in cammino. Le rubriche “In biblioteca” e “Murales” completano il numero con segnalazioni puntuali che spaziano dalla teologia alla sociologia, confermando la rivista come un laboratorio intellettuale vivace. Ogni articolo concorre a trasformare la confusione della babele culturale in una rinnovata Pentecoste del pensiero, dove la diversità non è più ostacolo ma ricchezza. Attraverso questo approccio multidisciplinare, il lettore è stimolato a riscoprire l’unità come una dinamica vitale che richiede studio, ascolto e una continua apertura al dialogo con ogni espressione dell’umano.

Buona lettura!

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