La più grande foresta tropicale del pianeta, l’Amazzonia, svolge un ruolo fondamentale negli equilibri climatici e idrologici del Sud America, custodisce oltre il 10% della biodiversità conosciuta e immagazzina enormi quantità di carbonio sottraendo CO2 all’atmosfera. I suoi effetti si estendono ben oltre i confini nazionali: attraverso il movimento dell’umidità atmosferica, contribuisce a regolare le precipitazioni in vaste aree del continente.
Per comprendere quanto la foresta sia importante anche per l’economia, basta considerare un dato emerso da un recente studio dell’Università di Leeds, pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment. Ogni metro quadrato di foresta amazzonica contribuisce a generare circa 300 litri di pioggia all’anno, con un margine di incertezza di 110 litri, contro una media di 240 litri per i boschi tropicali studiati. Non è un dettaglio: circa l’85% dell’agricoltura brasiliana dipende dalle precipitazioni. I ricercatori stimano che il servizio di generazione delle piogge fornito dalla foresta amazzonica brasiliana abbia un valore economico di circa 19,6 miliardi di dollari all’anno, con una stima che oscilla di circa 7 miliardi. Un contributo che difficilmente compare nei tradizionali bilanci economici, ma dal quale dipendono attività produttive, disponibilità d’acqua e sicurezza alimentare.
Riconoscere questo valore significa anche ripensare il modo in cui si finanzia la conservazione e la tutela della foresta. Un rapporto del 2026 della Banca Interamericana di Sviluppo (Bid) e della Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (Cepal) stima che la regione abbia bisogno di circa 170 miliardi di dollari all’anno per conservare, ripristinare e utilizzare in modo sostenibile la propria biodiversità, mentre le risorse attualmente mobilitate sono di appena 17 miliardi. Anche in riferimento all’intera America Latina e ai Caraibi, la distanza tra gli impegni di conservazione e gli investimenti effettivi è molto grande. La perdita di biodiversità non è soltanto un problema ambientale: mette a rischio produttività, disponibilità d’acqua, esportazioni e stabilità economica.
Ci sono, tuttavia, progressi che meritano di essere riconosciuti. L’Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale (Inpe) ha rilevato che tra agosto 2025 e luglio 2026 la deforestazione dell’Amazzonia brasiliana è diminuita del 41,8% rispetto al periodo precedente, raggiungendo il livello più basso della serie storica. Sono stati comunque deforestati 3.335 chilometri quadrati di territorio.
La situazione, però, non è uniforme. In Colombia, per esempio, la deforestazione amazzonica è aumentata del 40% nel primo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con 37.660 ettari di foresta perduti. L’espansione della frontiera agricola e zootecnica, l’accaparramento delle terre, le economie illegali e l’apertura di strade non autorizzate continuano a esercitare una forte pressione sul territorio. I progressi possono essere reversibili, ma i risultati raggiunti da un paese non compensano necessariamente le perdite registrate in un altro.
Esistono, inoltre, esperienze che cercano di costruire alternative. Nel 2024 l’Ecuador ha concluso un’operazione di conversione del debito destinata a mobilitare circa 460 milioni di dollari nell’arco di 17 anni per il Biocorridoio Amazzonico (18 mila chilometri di fiumi e foreste pluviali tropicali), con l’obiettivo di sostenere la conservazione degli ecosistemi terrestri e delle acque dolci. Sono strumenti che cercano di collegare la tutela ambientale alla disponibilità di risorse e a nuove opportunità di sviluppo. La loro efficacia dipenderà, tuttavia, dalla capacità di tradurre gli impegni finanziari in interventi concreti e benefici effettivi per le comunità locali.
La sfida per i paesi amazzonici, e non soltanto per loro, non consiste nello scegliere tra natura e sviluppo, ma nel trasformare gradatamente il modello economico che ricava vantaggi immediati dal degrado ambientale distribuendone i costi in modo profondamente diseguale. Per avviare e mantenere questa trasformazione servono però investimenti continuativi, cooperazione tra gli Stati e filiere produttive capaci di riconoscere e remunerare il valore della conservazione.
L’Amazzonia non ha valore solo per il legname, la terra o i minerali che si estraggono dal suo territorio, ma anche per le possibilità di vita e di prosperità che la foresta rende possibili. La sua protezione sarà duratura soltanto quando la sua conservazione rappresenterà anche una concreta opportunità economica per chi la abita. Perché il suo valore non si misura soltanto in ciò che produce oggi, ma anche nel futuro che rende possibile per tutti.
