Non hanno partecipato i lavoratori del settore trasporti, perché il ministro Matteo Salvini li ha precettati, ma i rappresentanti delle altre categorie erano presenti nelle piazze di tutta Italia: da Palermo a Milano, da Napoli e Torino, da Genova a Venezia, ad Ancona, lavoratori e studenti si sono affiancati per protestare contro il caro vita, contro la guerra, per chiedere un maggiore impegno di pace dell’Italia, per chiedere investimenti per la scuola, la sanità, gli affitti, per i poveri che non arrivano a fine mese, anche lavorando duramente.
Lo sciopero generale del 30 ottobre era stato convocato dall’USB (Unione Sindacale di Base) e da altre sigle come USI CIT e Cobas PT, che avevano annunciato lo sciopero dei portuali in 100 porti del mondo, per protestare contro il commercio di armi. La mobilitazione fa seguito a quelle di agricoltori, autotrasportatori, pescatori contro il caro carburante e il carovita che si sono succedute – con scarsi risultati, finora – nelle passate settimane.
In piazza anche genitori e insegnanti, che hanno affiancato gli studenti, anche per evitare che venissero colpiti dalle forze dell’ordine, che in molti casi – secondo video e testimonianze diffusi dai manifestanti – hanno usato i manganelli su ragazzi che manifestavano con le braccia alzate e i volti scoperti. A Bologna, lo scorso week end, sono stati usati gli idranti anche contro un’ambulanza.
Non sarebbe saggio, per il governo, prendere sotto gamba quanto sta accadendo. La manovra di bilancio per il 2027 ha già previsto alcuni interventi, ma non sono sufficienti rispetto alle richieste. La priorità, in questa fase, dovrebbe essere il dialogo. Le misure punitive previste nell’ultimo decreto legge del governo non fanno che inasprire gli animi, soprattutto considerando che è stato fatto a fronte degli atti vandalici commessi da poche decine di persone, a fronte di centinaia di migliaia di manifestanti pacifici, che hanno visto le loro istanze completamente ignorate. Chi vandalizza va identificato e punito, chi esercita il proprio diritto di manifestare, va invece difeso, nel rispetto della Costituzione.
Il 20 novembre previsto invece lo sciopero generale convocato dalla Cgil.
