Migliaia di persone da Gravina ad Altamura, in provincia di Bari, hanno marciato pacificamente per opporsi alle guerre che stanno infuocando molte parti del pianeta. Sabato 24 ottobre circa 5.000 persone hanno partecipato alla Marcia della Pace 150 associazioni, famiglie, giovani e amministratori, camminando insieme per i 14 km che distanziano i due Comuni per invocare la fine delle guerre, la tutela dell’Alta Murgia e un futuro libero dalla militarizzazione che tocca alcune zone della Puglia.
La prima marcia della pace tra le due città pugliesi si tenne nel 1963, per protestare contro le basi missilistiche Jupiter, ma altre edizioni sono state proposte nel tempo, per manifestare contro i poligoni militari nell’Alta Murgia; contro le aree militari e per l’istituzione del Parco dell’Alta Murgia e, come nel 2022, per la pace.

Marcia della pace Gravina Altamura 2026 foto Antonio Piangiolino
In fondo le basi e le strategie belliche sono più vicine di quanto potessimo immaginare. Si contano 17 aree, nel territorio regionale, ritenute idonee per la costruzione del deposito unico nazionale per lo stoccaggio di scorie nucleari.
Una manifestazione pacifica, quella pugliese, che ha dimostrato come il dissenso possa esprimersi senza devastare, eppure, oggi, sembra che la violenza abbia più capacità di conquistare titoli e attenzione della partecipazione civile.
Migliaia di persone che in modo non violento si oppongono alle ingiustizie sociali ed economiche non attraggono l’attenzione pubblica catturata, invece, dagli scontri e dalle minacce circolate online, coinvolgendo anche giovanissimi in occasioni le manifestazioni per il carovita organizzate in molte città italiane.
Dopo gli incidenti avvenuti a Milano, con assalti a negozi e vetrine frantumate di molte griffe ad opera di giovani e minorenni, lo spavento, per la ripetizione di questi gravi atti di rabbia e violenza, ha preso il sopravvento. Nella giornata di sabato molte attività commerciali hanno tenuto abbassate le saracinesche per paura di ulteriori agguati, annunciati attraverso i social. Soprattutto sulle chat di Telegram si incitava gruppi di giovani fornendo vere e proprie istruzioni per l’uso su come creare scompiglio e disordine.
Una minoranza è stata capace di mettere in secondo piano una grande massa di giovani e persone pacifiche davvero esasperate dall’economia fuori controllo e dalla politica accecata da idee aggressive e nostalgiche.
Proprio nei giorni della marcia per la Pace, a Bari è scattata un’operazione della Polizia coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla Procura per i minorenni ha individuato un diciassettenne barese tra gli amministratori del gruppo Telegram “Movimento 17 ottobre” e un coetaneo di Leverano in provincia di Lecce che in chat invogliava a replicare le devastazioni nel centro del capoluogo salentino.
Secondo gli investigatori, giovani e giovanissimi si sarebbero organizzati attraverso una chat Telegram denominata “23 ottobre rivolta Bari” per programmare saccheggi e danneggiamenti ai negozi del centro cittadino. Nel capoluogo pugliese alla manifestazione contro il carovita ha partecipato qualche centinaio di persone e, escludendo qualche attimo di tensione su richiami di adunate non autorizzate, preventivamente intercettate, non si sono verificati incidenti.
È questo il punto su cui riflettere: quale messaggio arriva ai ragazzi quando la provocazione, la rabbia e persino la prospettiva della devastazione sembrano offrire più visibilità di un impegno costruttivo?
I social possono diventare strumenti straordinari di partecipazione, ma anche amplificare comportamenti pericolosi e trasformare la violenza in un’esibizione collettiva che opacizza i reali contenuti di una protesta

Marcia della pace Gravina Altamura 2026 foto Antonio Piangiolino
La Marcia Gravina-Altamura racconta l’altra faccia della società: persone che scelgono di camminare insieme, difendere il territorio e chiedere pace senza cercare nemici da colpire.
Perché la violenza fa rumore, ma la pace, quando migliaia di persone la mettono in cammino, è una notizia che merita di spazio, confronto, contagio.
