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Italia > Economia sociale

Costruire comunità oltre i confini: a Venezia la finanza si fa etica

di Flavia Cecchini

- Fonte: Città Nuova

Dalla difesa dell’autonomia finanziaria al ricambio generazionale: FEBEA rilancia a Venezia la sfida di trasformare i propri valori in pratiche concrete

Eleonora Camilli, giornalista; Roberta Conte, presidente del comitato esecutivo di Banca Etica; Stefan Möller, responsabile regionale di Bochum, GLS Bank; Eleni Bletsa, responsabile del dipartimento per lo sviluppo sostenibile e le partnership strategiche della Banca di Karditsa; Bruno Robino, vicedirettore della divisione “Consulenza alle istituzioni finanziarie” della BEI (ph F. Cecchini)

«Avere cura e preservare»: sono queste le parole chiave dell’assemblea annuale di FEBEA, la Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative, tenutasi a Venezia dal 23 al 25 settembre, in collaborazione con Banca Etica, membro locale della federazione. L’evento ha celebrato il 25° anniversario della federazione, riunendo rappresentanti dell’economia sociale europea.

Fin dal primo incontro della conferenza nella storica cornice del Conservatorio di Venezia, dedicato al tema Ethical finance building community beyond borders, FEBEA ha esplicitato il proprio posizionamento: sostenere con gli strumenti finanziari le organizzazioni che lavorano all’accoglienza strutturata e integrata della popolazione in movimento che arriva in Europa lungo le rotte del Mediterraneo e dei Balcani.

Le testimonianze di Medici Senza Frontiere, Consorzio Italiano di Solidarietà, SOS Humanity e Caritas Italia hanno mostrato il rapporto tra il loro operato e la finanza etica. Il panel ha avuto il merito di aprire la conferenza sottolineando la necessità di tradurre i valori della finanza etica in scelte finanziarie capaci di produrre impatto, in un contesto internazionale segnato da guerre, militarizzazione e sanzioni.

Aldo Soldi, presidente di Banca Etica, nel suo intervento della giornata conclusiva ha ribadito «la necessità di una finanza che non lavora per se stessa, per arricchire gli azionisti, ma che lavora per costruire comunità, che mette al centro la persona e i suoi diritti, l’ambiente, che accoglie e include, e che prova a costruire la pace».

In particolare, Soldi ha richiamato il rischio delle sanzioni del governo degli Stati Uniti verso cittadini o associazioni europee e ha invitato a una presa di posizione istituzionale più decisa: «Se sono in grado di bloccare l’operatività finanziaria di banche che con i soggetti sanzionati hanno relazioni, per fondato timore di pericolosissime sanzioni secondarie, allora si pone un problema forte di sovranità finanziaria. Di autonomia. Forse, si pone anche un problema di democrazia. E allora bisogna reagire. Lo devono fare le banche, le associazioni, le istituzioni europee − che qualcosa hanno fatto ma non basta − e, dove i casi si verificano, devono farlo anche le istituzioni nazionali».

Queste dichiarazioni sono tanto più pregnanti dopo il caso della sospensione del conto corrente del collettivo Autistici/Inventati da parte di Banca Etica. Nelle settimane precedenti alla conferenza, infatti, il collettivo Autistici/Inventati era stato inserito nelle liste OFAC statunitensi. Banca Etica, presso cui l’associazione era correntista dal 2018, ha comunicato di averne sospeso temporaneamente l’operatività in attesa di ulteriori approfondimenti, spiegando di temere le possibili conseguenze di eventuali sanzioni secondarie. Ne abbiamo parlato nell’articolo Il bando di Trump contro il dissenso: il caso di Autistici/Inventati − Città Nuova.

È in questa complessità, tra principi giuridici, vincoli operativi e infrastrutture finanziarie internazionali, che si colloca il confronto politico promosso da Banca Etica e FEBEA con le istituzioni italiane ed europee. Al centro della conferenza, dunque, la ricerca di trovare modi operativi per «mettere i soldi dove è la bocca» − traducendo un modo di dire in lingua inglese, “put your money where your mouth is” − per dare concretezza allo stato di diritto attraverso l’uso effettivo delle risorse finanziarie e rendere più competitiva l’economia sociale.

Il carattere celebrativo generale dell’assemblea ha dato poi spazio all’operatività dei workshop e delle assemblee che hanno eletto il nuovo board e la nuova Presidenza di FEBEA, che passa da Pedro Sasia a Panagiotis Tournavitis, già CEO di Cooperative Bank of Karditsa.

Uno dei workshop è stato dedicato alla nuova esperienza giovanile nata nel 2025 in seno a FEBEA. Si tratta di EYEF (European Youth for Ethical Finance), che si propone di lavorare alla formazione di una massa critica di persone che possano portare avanti nel corso delle generazioni il lavoro delle banche etiche, garantendo un ricambio generazionale ben formato e allineato ai principi fondamentali dell’economia sociale.

Il tema del ricambio generazionale, del resto, è una sfida strutturale per qualsiasi organizzazione partecipativa: senza una massa critica di persone che si rinnovi nel tempo, anche i network più solidi rischiano di invecchiare senza eredi. Non a caso, i modelli di riferimento per EYEF sono Jóvenes por Fiare e GenEtica, i gruppi under 35 per la Finanza Etica nati in seno a Banca Etica.

Per Darío Gómez-Cornejo Hernandez, «una delle sfide delle organizzazioni di FEBEA è la mancanza di giovani, dato che chi partecipa alle istituzioni generalmente è in età più avanzata. Stiamo cercando di facilitare la partecipazione dei giovani in queste organizzazioni e di trovare modi per permettere loro di contribuire al meglio».

L’ambizione iniziale era spingere per un gruppo giovani in ciascuno dei paesi della rete FEBEA; un obiettivo che si è presto rivelato troppo ambizioso e che si è quindi tradotto nella creazione di un unico gruppo giovanile a livello europeo, con l’obiettivo di permettere alle diverse esperienze nazionali di “contaminarsi” a vicenda. Nasce così EYEF, che nel gennaio 2026 si è dato un piano strategico strutturato in 4 gruppi di lavoro, ciascuno con obiettivi specifici:

  1. Identity, per standardizzare l’identità del gruppo, passo propedeutico a un lavoro di comunicazione e outreach più ampio;
  2. Education, dedicato ai workshop di financial literacy;
  3. Collaboration, che si occupa di mappare gli stakeholder rilevanti;
  4. Impact, che valuterà la presenza giovanile nelle organizzazioni FEBEA e le iniziative rivolte ai giovani già attive tra i membri della rete.

A Venezia, EYEF svolge il suo terzo meeting e lavora all’ideazione di progetti per rendere sempre più concreto il suo lavoro di sensibilizzazione e outreach tra i giovani europei.

«Una parola per descrivere questi tre giorni è “tribù”», afferma Alba de la Cal, membro di EYEF, sottolineando la qualità delle relazioni costruite durante l’incontro. Alla base, la convinzione che «la finanza etica, con tutti i suoi difetti, può impattare le strutture e mantenere i valori non negoziabili in primo piano. Ambisce al cambiamento e allo stesso tempo lavora per emancipare chi lavora al cambiamento, mettendo il potere che viene dai soldi nei movimenti sociali. Se tutto questo accadesse a una scala più grande, porterebbe davvero a una transizione del sistema. Questa è la speranza e la battaglia che stiamo combattendo».

Una delle formule che sintetizza l’orientamento della conferenza è «essere resilienti senza essere estrattivi», citando il presidente uscente di FEBEA Pedro Sasia.

Per Ines McKechnie Charle, di Jóvenes por Fiare, la questione è ancora più radicale: «Se vogliamo andare oltre e trasformare le ingiustizie a cui assistiamo in questo mondo è necessario mettere effettivamente il denaro nella costruzione di realtà alternative. Vivendo in un mondo capitalistico in cui la cosa più importante a cui mirano tutte le imprese è semplicemente l’accumulazione di capitale, far parte di un movimento che cerca di mettere le persone al centro e da parte l’accumulazione di profitto, credo sia molto importante».

È forse questa la sfida che emerge da Venezia: non soltanto preservare i valori della finanza etica, ma costruire le condizioni politiche, finanziarie, culturali e generazionali perché quei valori possano continuare a produrre effetti concreti nel tempo.

Riproduzione riservata ©

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