Il 26 agosto, mentre l’estate calda di quest’anno non dava tregua e le vacanze degli italiani volgevano al termine, il Dipartimento di Stato statunitense ha diffuso in rete la notizia di aver inserito l’associazione Autistici/Inventati nella lista delle organizzazioni terroristiche globali redatta dal Dipartimento del Tesoro. Gli Stati Uniti hanno applicato l’Ordine Esecutivo n. 13224 del 23 settembre 2001, emanato dal presidente George W. Bush dopo i tragici fatti dell’11 settembre al fine di bloccare le risorse finanziarie delle entità che sostenevano il terrorismo che aveva colpito il cuore dell’America.
Autistici/inventati, un’organizzazione antifascista da bandire!
Cosa ci faceva un’associazione poco conosciuta al grande pubblico e, soprattutto, non sottoposta a nessuna indagine giudiziaria in Italia, né tantomeno ad alcuna condanna in tal senso, nelle liste OFAC americane che riguardano “individui, gruppi ed entità, come terroristi e trafficanti di stupefacenti”? Autistici/Inventati è accusata dal governo statunitense di aver dato ospitalità sui suoi servizi in rete ad alcune associazioni antifasciste violente nel mondo e ritenute pericolose per la sicurezza statunitense e dei suoi alleati.
Chi è Autistici/Inventati?
Per capire questa accusa politica, bisogna capire chi è Autistici/Inventati.
Questa realtà italiana molto originale è un collettivo hacker di attivisti informatici che gestiva servizi digitali senza scopo di lucro per gruppi, movimenti e attivisti di sinistra, tra cui i movimenti del NO sul territorio ed i centri sociali, garantendo un’alta protezione della libertà degli utenti e della loro privacy. Nati nel 2001 dall’unione di due gruppi di giovani appartenenti al movimento NO-Global e frequentati i centri sociali di Milano e di Firenze, la loro infrastruttura informatica è cresciuta anno dopo anno fino ad ospitare numerose caselle di posta elettronica e mailing list, oltre alla piattaforma di blog “noblogs.org”.
Sin dall’inizio l’associazione “Autistici/Inventati” ha fatto della difesa della libertà in rete una missione per proteggere i movimenti e le associazioni, cercando di garantire un network “resistente” a diverse tipologie di minacce, prima tra tutte quelle di impedire le offensive legali in grado di bloccare la libertà di espressione in rete.
Le motivazioni politiche dell’amministrazione Trump
Proprio questa attività è alla base della decisione da parte dell’amministrazione Trump di considerare questa associazione come «un gruppo estremista con sede in Italia che costruisce e gestisce l’infrastruttura digitale per cellule violente Antifa e altri militanti di estrema sinistra in tutto il mondo». Il governo americano ha ritenuto i servizi di email cifrate, gli hosting e l’anonimato offerti dall’associazione come «specificatamente progettati per sostenere le operazioni delle reti terroristiche» e in grado di «organizzarsi, reclutare, comunicare, diffondere propaganda, condividere informazioni sugli obiettivi e compiere attacchi violenti».
Effetto domino e fine dell’esperienza in rete
L’effetto è stato rapido e dirompente. Il 28 agosto è stato chiuso il dominio “autistici.org”, diventato improvvisamente irraggiungibile, paralizzando 16.000 caselle mail, 10.000 blog, 5.500 mailing-list e 1.500 siti. Subito dopo PayPal ha congelato le transazioni e Banca Etica ha cominciato a diffondere la proposizione di congelare i conti del collettivo, temendo le “sanzioni secondarie” che avrebbero potuto colpire chiunque continuasse ad intrattenere rapporti con un’organizzazione sanzionata dall’amministrazione statunitense. Improvvisamente anche il progetto “noblogs.org” ha subito un attacco che ha modificato la homepage e compromesso il database, evento immediatamente pubblicizzato sul social X, ex Twitter, da gruppi hacker di estrema destra con legami con “DataRepublican”, un altro account su X appartenente ad un dipendente del Pentagono, come riporta un documentato articolo su “The Intercept”.
Banca Etica, il congelamento dei fondi e l’interruzione delle attività bancarie
Il colpo finale è stato inferto dall’interruzione delle attività bancarie da parte di Banca Etica e dal relativo congelamento dei fondi, che ha portato inevitabilmente alla paralisi delle attività informatiche e alla fine di qualsiasi possibilità di poter continuare. Il 6 settembre 2026 è finita così, dopo 25 anni, una piccola attività italiana focalizzata sulla partecipazione e la libertà in rete a favore delle realtà alter-mondialiste e alternative di sinistra.
Come scritto nel comunicato di chiusura, «non appena abbiamo scoperto di essere finite sulla lista delle organizzazioni terroristiche globali, abbiamo scritto, dichiarato e promesso che avremmo cercato di resistere fino a che fosse stato possibile, che non ci saremmo arrese finché avessimo intravisto delle possibilità legali. Abbiamo mantenuto e difeso con orgoglio un’infrastruttura libera, riservata, autonoma e soprattutto partigiana. Per noi restare umani non è un semplice slogan», ma in «un mondo di accuse slegate dai fatti non possiamo che aspettarci un’ulteriore repressione sproporzionata. Questo ci mette di fronte all’impossibilità di mantenere il nostro progetto originario: offrire strumenti sicuri e non mercificati».
Il collettivo si è trovato di fronte ad un’azione di forza capace di piegare il diritto italiano ed europeo, compresa una realtà che porta anche nel nome la volontà di essere “etica” per essere diversa dalle altre banche per il suo approccio al mondo finanziario.
Le ragioni di Banca Etica
Questa chiusura del conto bancario è avvenuta nonostante una sentenza di giugno del 2026 della Corte di Giustizia Europea abbia stabilito che una decisione assunta dal governo statunitense non può privare un cittadino europeo del suo giusto diritto ad avere un conto corrente di base.
Il perché tale giusto principio di sovranità nazionale ed europea sia nei fatti inefficace lo spiega bene in un’intervista a L’Indipendente il direttore generale di Banca Etica Nazzareno Gabrielli: «In primis la sentenza non si applica alle persone giuridiche (come ad esempio l’associazione titolare del conto di A/I), e inoltre la portata pratica di tale sentenza trova un limite drammatico nella realtà materiale e infrastrutturale.
Sebbene la decisione UE offra un solido argine giuridico teorico e vieti l’adeguamento acritico a leggi extraterritoriali (come da Blocking Statute), essa non protegge la banca dal rischio di sanzioni secondarie americane. In assenza di un meccanismo di scudo reale o di un’infrastruttura finanziaria indipendente creata dall’Unione Europea, la sentenza non impedisce a Washington di tagliare fuori l’istituto dai circuiti interbancari e di pagamento dominati dagli USA».
Autistici/Inventati fa causa a Banca Etica
A completare l’effetto domino scatenato dalle scelte politiche dell’amministrazione Trump fra realtà impegnate nella costruzione di un mondo più giusto e egualitario, il Collettivo Autistici/Inventati ha promosso l’8 settembre un ricorso contro la decisione presa da Banca Etica, denunciando una particolare solerzia della banca nell’obbedire a questa azione politica unilaterale.
Un caso non isolato
Il caso può apparire una piccolezza rispetto ai grandi problemi in corso, ma sarebbe un grave errore sottovalutarlo. Quanto accaduto ad Autistici/Inventati si inserisce in una serie di azioni politiche dell’amministrazione Trump che in questi anni ha preso di mira, tra gli altri:
- Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i Territori Palestinesi occupati, per la sua posizione fortemente critica sulle azioni di guerra intraprese da Israele dopo il massacro di civili del 7 ottobre 2023 da parte delle milizie di Hamas;
- Kimberly Prost del Canada, Nicolas Guillou della Francia, Nazhat Shameem Khan delle Figi e Mame Mandiaye Niang del Senegal, per «aver partecipato direttamente alle azioni della Corte penale internazionale per indagare, arrestare, detenere o perseguire cittadini degli Stati Uniti o di Israele, senza il consenso di entrambe le nazioni», come motiva una nota del Dipartimento di Stato;
- Karim Ahmad Khan, britannico, procuratore capo della Corte Penale Internazionale fino al mese di luglio 2026, destituito su pressione statunitense e israeliana, che non fanno parte della stessa Corte Penale Internazionale, per presunte molestie sessuali verso una sua collaboratrice.
Il collettivo italiano è, quindi, parte di una strategia più ampia del Dipartimento di Stato statunitense che mira a colpire chi dissente dalla linea politica MAGA, Make American Great Again, anche fra le realtà associative e sociali dei suoi alleati più stretti. Infatti sono state incluse nelle liste, tra le altre, anche l’associazione britannica Palestine Action, che promuove azioni nonviolente contro le aziende che inviano armi ad Israele, e la rete transnazionale per la liberazione palestinese, Masar Badil.
Questo metodo di colpire la parte economica e la credibilità in rete è una strategia di guerra ibrida e un inizio per comprendere fino a che punto ci si può spingere nel condizionare la politica di un Paese, anche se alleato.
Negli Stati Uniti è chiaro che i Paesi occidentali sono finanziariamente e informaticamente dipendenti dalle Big Tech, che gestiscono le infrastrutture delle maggiori istituzioni, anche bancarie e finanziarie, e delle multinazionali europee. Quello che è avvenuto con Autistici/Inventati può avvenire con chiunque, anche con i politici, i partiti, i sindacati, colpendo il dissenso per condizionare l’opinione pubblica sempre più in rete.
La reazione europea, di fronte a questi fatti, è stata praticamente nulla. Se la giustizia ha cercato di porre dei limiti per preservare la sovranità e dignità nazionale, l’Europa politica, con una maggioranza di destra, apparentemente sovranista, ha invece evitato qualsiasi azione di difesa, ad esempio costruendo una moneta elettronica europea alternativa ai circuiti americani. Invece la guerra iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio 2022 ha indebolito la coesione e la forza dell’Unione Europea.
Un caso da non sottovalutare per l’Europa e l’Italia
La vicenda di Autistici/Inventati appare come un inizio, una prova generale di questa terza guerra mondiale a pezzi che si combatte anche in rete per il controllo dell’opinione pubblica, fondamentale in tempi di guerra.
Essa ha dimostrato la grande fragilità delle democrazie dei Paesi fondatori dell’Unione Europea, nate dalle lotte partigiane antifasciste e antinaziste combattute al fianco degli anglo-americani. La sensazione è quella del disorientamento ed annichilimento di fronte al principale alleato, gli Stati Uniti, che occupati nello sforzo di contrastare la crescita impetuosa sia militare che civile della Cina, non hanno bisogno di un terzo contendente, un’Europa Unita, ma di un alleato che combatta una guerra logorante e fratricida al fianco degli Ucraini contro la Federazione Russa e che obbedisca, senza sostenere il dissenso interno fatto da tutta quella galassia popolare e sociale cresciuta con le libertà democratiche garantite dalle Costituzioni in vigore.
