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Italia > Regioni

Il sudario con i nomi dei bambini di Gaza che interpella le nostre coscienze

di Luigi Laguaragnella

Il sudario con i nomi dei bambini uccisi dall’esercito israeliano a Gaza continua il suo passaggio lungo le strade e le piazze italiane e non solo. L’accoglienza dei baresi

Manifestazione per la Palestina a Bari, foto di Luigi Laguaragnella

Anche il mare ha smesso di ondeggiare al passaggio del Sudario delle bambine e dei bambini di Gaza sul lungomare di Bari. Sorretto dalle braccia delle centinaia di manifestanti, ha sfilato nei giorni scorsi in un rispettoso silenzio per le strade del centro cittadino per dare dignità e un nome alle tante morti invisibili a causa della guerra.

Lunga 25 metri, una vecchia vela bianca è diventata una grande lapide su cui sono riportati i nomi dei 18457 bambini palestinesi vittime delle bombe e dei droni israeliani dal 7 ottobre 2023 a maggio 2025.

Il sudario con il nome dei bambini palestinesi uccisi a Gaza dall’esercito israeliano, foto di Luigi Laguaragnella, Bari

I nomi delle bambine e dei bambini sono scritti a mano dai volontari del collettivo Carnia per la pace, che come gesto simbolico di memoria e di riflessione porta in giro questo grande rotolo in numerose piazze italiane come Udine, Bologna, Roma, Napoli... Con un semplice pennarello nero in ordine di età, la più piccola vittima aveva poco più di dieci giorni di vita, viene ridato il diritto ad avere un nome, a non dimenticarlo. Rimarca simbolicamente una “forma di sepoltura” negata dalla politica criminale di Israele.

Il vento delle prime giornate autunnali gonfia l’enorme telo come a voler salpare verso il cielo tentando di sfuggire dalle mani delle donne, dei giovani, dei manifestanti. I nomi sventolano tra il blu del mare e del cielo. Al silenzioso corteo hanno preso parte tantissime realtà associative e movimenti laici e cattolici del territorio barese insieme ai rappresentanti amministrativi di molti Comuni del capoluogo, giovani e anziani, famiglie e scolaresche accompagnati dai docenti. Proprio gli alunni di alcune scuole baresi, come l’istituto Preziosissimo Sangue, hanno animato alcune tappe di questa commemorazione recitando alcune poesie, leggendo testi autoprodotti, ma anche con canti e flashmob dedicati. Ragazzi che si rivolgono ai loro coetanei da qualche parte dell’eternità, dialogando in modo confidenziale, dolce, colmo di amore ed empatia.

Non è mancato il consueto momento di accesa indignazione nei pressi della sede del consolato israeliano di Bari preso di mira per questa escalation degli attacchi alla popolazione palestinese.

La presenza del Sudario dei bambini, però, aleggia sulle coscienze tra le bandiere palestinesi, le uniche che sventolano accanto a quelle della pace cercando un alito di pace, di unità. Non le urla e nemmeno i cori, ma il linguaggio dell’arte ha scosso gli animi di questa manifestazione. Le poesie e i canti corali proclamati e cantati tra il caos dei clacson, richiamano suoni e tradizioni della Palestina e che soprattutto evocano giustizia e pace.

Il telo bianco rappresenta un richiamo alla riflessione collettiva, alla responsabilità personale e politica, al dovere istituzionale di quanti in Italia e in Europa si sono dimostrati incapaci di tradurre il monito generico in azione, in sanzione.

Le migliaia di persone che hanno partecipato alla manifestazione si sono incamminate dietro il Sudario con uno striscione con la scritta “Non dimenticare nemmeno un solo nome”, portato per l’intero tragitto dagli adolescenti, al termine del percorso in corso Vittorio Emanuele II davanti alla sede del Comune di Bari, prima delle operazioni commoventi di arrotolamento del sudario, hanno ascoltato la musica e la voce di Erica Mou e da Nabil dei Radiodervish che si sono esibiti in struggenti note di ninne nanne e parole nostalgiche per la propria terra. Un piccolo cartello portato da un manifestante emerge dalle bandiere: “L’umanità deve vincere”, mentre una donna tiene stretto al petto un mazzo di ramoscelli di ulivo.

La manifestazione si è conclusa con un rompete le righe silenzioso, dando un ultimo sguardo al sudario che poco alla volta si arrotolava tra le mani tremanti e forti dei volontari.

Non basta indignarsi senza agire: iniziative simili esortano a fare memoria delle ingiustizie e dei drammi che privano futuro e vita a Gaza e in troppe parti del mondo, ma servono a non consegnare la coscienza all’abitudine soprattutto davanti a queste pagine tristi della storia attuale. Non bisogna smettere di essere solidali ed essere presenti e responsabili di scelte che in qualche modo sono obiezione di coscienza anche davanti a notizie e decisioni che apparentemente rendono impotenti.

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