La buona notizia che i fedeli attendevano è arrivata. Luigi Carbone, medico personale di Leone XIV, e Stefano Margaritora, direttore dell’Unità operativa complessa (Uoc) di Chirurgia toracica del policlinico Gemelli di Roma hanno annunciato, ieri, che il papa sta bene e non dovrà fare la chemioterapia. Gli esami di controllo che hanno consentito di individuare e asportare un tumore al polpone hanno funzionato.
Nel comunicato dei medici si legge infatti che “sono stati refertati gli esami istologici definitivi e le indagini di biologia molecolare sul materiale asportato durante l’intervento chirurgico al santo padre. Gli esiti hanno confermato che si trattava di un adenocarcinoma polmonare e che la malattia era localizzata. Una successiva valutazione oncologica ha confermato che non è necessaria alcuna ulteriore terapia”. Né chemioterapia né radioterapia, dunque. Questo potrebbe consentire al papa di riprendere, pian piano, regolarmente le sue attività. E infatti, proseguono in Vaticano le udienze.
Il papa all’American Jewish Committee: no a odio e discriminazioni
Oggi Leone XIV ha incontrato i membri dell’American Jewish Committee, una delle più antiche organizzazioni americane di difesa e sostegno per il popolo ebraico. Un incontro che si è svolto alla vigilia delle elezioni israeliane, previste per il prossimo 27 ottobre. Una tornata elettorale molto intensa, segnata dalle divisioni nel Paese, mentre a Gaza l’esercito continua ad uccidere la popolazione inerme e in Cisgiordania vengono assaliti e picchiati cittadini palestinesi, giornalisti (anche ebrei) e diplomatici europei dai coloni israeliani spalleggiati dall’esercito.
Tornando in Vaticano, Leone XIV ha accolto i membri dell’associazione nel giorno in cui ricorre la festività di papa (san) Giovanni Paolo II, che aveva contribuito “in misura significativa a promuovere l’amicizia tra ebrei e cattolici”. Prevost ha ringraziato quanti “continuano a costruire relazioni, fondate sulla sincerità e sul rispetto reciproco, tra le nostre rispettive comunità. Radicata nel nostro patrimonio spirituale condiviso, questa amicizia ci chiama anche a difendere la dignità umana, a servire i poveri, a tutelare la libertà religiosa e a promuovere la giustizia e la pace”. L’elemento essenziale di questo impegno, ha dichiarato papa Leone, “è il rifiuto di ogni forma di odio e discriminazione, sia religiosa che etnica”.
In occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, il pontefice aveva già ricordato che “la Chiesa non tollera l’antisemitismo e lo combatte, basandosi sul Vangelo stesso”.
Oggi, Leone ha sottolineato che “le divergenze di opinione, per quanto profonde, non devono mai dare adito a pregiudizi e ostilità, che minano le fondamenta morali della società. In un mondo ferito dalla violenza e dalla sfiducia, questo impegno verso la fraternità appare quanto mai urgente”. Come il papa aveva affermato il 19 maggio 2025, parlando ai rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali di altre religioni, “la testimonianza della nostra fraternità, che spero riusciremo a manifestare attraverso gesti concreti, contribuirà certamente a costruire un mondo più pacifico, un desiderio che tutti gli uomini e le donne di buona volontà portano nel proprio cuore”.
Papa Leone “testimonial” della prevenzione
Il tumore del papa, l’adenocarcinoma polmonare, se diagnosticato nelle fasi iniziali è guaribile in oltre l’80% dei casi. Per Marco Alloisio, presidente Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori), papa Leone è diventato una sorta di “testimonial della prevenzione”, in quanto ha parlato dell’importanza dei controlli fatti tempestivamente. Il pontefice, inoltre, ha comunicato la fiducia nella medicina, dicendo: “Mi affido ai medici”. I controlli di prevenzione sono gratuiti e possono essere prenotati sul sito della Lega tumori.
