«I medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone». In tempi di fitness e di cura dell’immagine, il papa ha sdoganato il tabù della malattia. Senza eufemismi. Direttamente, senza anonimi comunicati della sala stampa vaticana. Immediatamente, appena saputo l’esito delle analisi, senza aspettare fughe di notizie, illazioni, pettegolezzi. Sobrio, discreto, senza esibizionismi e nello stesso tempo schietto, diretto, senza inutili diplomazie: è papa Leone! Un papato, il suo, iniziato in tono dimesso e ormai in piena crescita, conquistando consensi e stima, anche per questa trasparenza.
Il messaggio dell’Angelus di domenica scorsa, 11 ottobre, quando ha annunciato la sua malattia, iniziava così, a commento del vangelo del giorno: «Il matrimonio di un figlio è un momento speciale per ogni famiglia, e questo padre felice vuole condividere con tutti la sua gioia… La festa di nozze è la nostra, e la sala del banchetto sono… i posti in cui viviamo, e in cui ogni giorno il Figlio del Re, Gesù Cristo, torna a dichiararci il suo amore e attende il nostro “sì”».
Questa volta non si tratta di un matrimonio, ma di un tumore e di un’operazione chirurgica. Come un matrimonio coinvolge tutta la famiglia e non si fa in segreto, così l’insorgere del cancro è un evento che domanda di essere condiviso da tutta la famiglia, anche se invece della gioia delle nozze provoca dolore. La famiglia del papa è vastissima e lui ha voluto renderla subito partecipe di quando sta vivendo. Non può dirlo ad uno ad uno, in maniera discreta; lo dice quando tutti sono riuniti all’appuntamento domenicale.
Lo partecipa non come un fatto straordinario, ma come un evento che convolge milioni di persone nel mondo che hanno il tumore come lui, che devono operarsi come lui, che temono le conseguenze future… Per questo il papa lo annuncia alla sua famiglia assieme a tanti altri eventi, altrettanto e più importanti: la festa per la beatificazione di Suor Maria Ignazia Isacchi a Mantova, il ricordo della guerra nella martoriata Ucraina e della Giornata per le Vittime degli incidenti sul lavoro, così come gli immancabili saluti personalizzati ai tanti pellegrini presenti in piazza…
Non è uno show esibizionista. È una condivisione familiare e trasparente. È papa Leone! Quello sportivo del tennis, della palestra e dell’equitazione? Sì, quello che sa essere anche debole, fragile, malato, pronto, come aveva detto all’Angelus, ad accogliere il Figlio del Re, Gesù Cristo, che ora nella malattia «torna a dichiararci il suo amore e attende il nostro “sì”».
