Da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, Washington ha firmato accordi con paesi dell’America Latina, dell’Africa e del Pacifico per “rimpatriare” stranieri che non possono essere legalmente rimpatriati nei loro paesi d’origine. L’inchiesta è stata condotta da 72 giornalisti di 23 testate giornalistiche in 15 Paesi ed è stata pubblicata da Forbidden Stories (“Storie proibite”, organizzazione onlus fondata nel 2017 da Laurent Richard allo scopo di pubblicare e proseguire il lavoro di giornalisti minacciati, imprigionati o assassinati).
All’inizio di quest’anno, un’inchiesta dell’Afp ha evidenziato le pressioni esercitate da Washington sui paesi africani, come minacce di dazi, sospensione dei visti e tagli agli aiuti, per costringerli ad accettare i deportati. La documentazione di Forbidden Stories si è particolarmente concentrata sul Camerun, con il quale gli Stati Uniti hanno firmato un memorandum d’intesa a dicembre 2025 in merito al reinsediamento dei deportati. Una settimana dopo questa firma, Washington ha varato un programma quinquennale di assistenza sanitaria del valore di circa 400 milioni di dollari.
A gennaio 2026, il Dipartimento di Stato americano ha stanziato ulteriori 30 milioni di dollari all’Unhcr in Camerun per «facilitare il ritorno volontario dei rifugiati e combattere l’immigrazione clandestina». Il 14 gennaio, il primo aereo con a bordo un primo gruppo di deportati è atterrato in Camerun. Provenivano da Repubblica Democratica del Congo (RdC), Ghana, Angola, Etiopia, Sierra Leone, Kenya, Senegal, Zimbabwe e Marocco. Eppure, questi 36 uomini e donne erano protetti dalla legge statunitense contro la deportazione nei loro paesi d’origine. Sono stati tutti deportati in Camerun tra gennaio e maggio 2026 in virtù degli accordi firmati dall’Amministrazione Trump con il presidente del Camerun (da più di 40 anni) Paul Biya. Alla fine di agosto 2026, un altro gruppo di 10 persone è stato “depositato” a Yaoundé. Queste persone rischiano ora di essere deportate dal Camerun verso i loro paesi d’origine.
Dal loro arrivo a Yaoundé, queste persone vivono in un centro gestito dalle autorità camerunensi in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim): sono «senza documenti d’identità e senza uno status giuridico chiaro… e soggette a restrizioni di movimento», sottolinea il loro avvocato, Joseph Fru Awah. Racconta uno dei deportati: «È difficile: non abbiamo libertà di movimento e siamo senza documenti. Non ci è stata fornita alcuna informazione, quindi stiamo cercando di ottenere informazioni dal governo per capire cosa ci riserva il futuro».
Hanno deciso di avviare un procedimento legale a Yaoundé per ottenere protezione dal Camerun e la sospensione dell’accordo con Washington sulla migrazione. Secondo l’avvocato Joseph Fru Awah, «Il Camerun non può essere usato come paese di transito per rimandare le persone in un luogo di persecuzione o tortura». Tra questi migranti, alcuni dei quali arrivati a febbraio scorso, otto avevano ottenuto misure di protezione da un giudice dell’immigrazione statunitense, che impedivano il loro rimpatrio nei paesi d’origine per timore di persecuzioni o torture. Alcuni a causa del loro orientamento sessuale, altri per le loro attività politiche.
Eppure, questi trasferimenti continuano nel silenzio delle autorità camerunensi, che non si sono mai espresse nel merito. Diverse regioni del Paese sono inoltre afflitte dalla violenza di gruppi armati. E tra questi esuli ci sono diverse persone LGBT+. Sebbene l’omosessualità sia considerata reato in Camerun, lo stato è tra i paesi africani che hanno accettato di accogliere le persone espulse dagli Stati Uniti, insieme a Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale, Ghana, Ruanda, Sud Sudan, Eswatini, Repubblica Democratica del Congo (RdC) e Sierra Leone.
L’Amministrazione Trump sostiene che, pur non potendo rimpatriare queste persone nei loro paesi d’origine, nulla impedisce di inviarle in paesi terzi. Il governo camerunese ha chiesto l’assistenza dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), che può rimpatriarli nei loro paesi d’origine nonostante l’alto rischio di persecuzione e tortura che lì corrono. Così al 31 agosto 2026, almeno 25.447 persone sono già state trasferite in 28 paesi, di cui circa 20 mila solo nel vicino Messico, secondo i dati raccolti da Forbidden Stories.
