Quando inizia una relazione, spesso ci chiediamo se piacciamo abbastanza all’altra persona, se ci desidera, se pensa a noi, se quello che sta nascendo è destinato a diventare qualcosa di importante, e così via.
Poi, con il tempo, arriva una domanda diversa e forse più importante “come voglio essere trattato dalla persona che amo?”
È una domanda che non sempre ci concediamo, un po’ perché a volte abbiamo paura di sembrare troppo esigenti, altre perché ci siamo abituati a considerare “normali” alcune mancanze. Ci diciamo che l’altro è fatto così, ma magari in questo modo impariamo lentamente a chiedere sempre meno, a non avere delle aspettative in una relazione.
Abbiamo il diritto di aspettarci affetto, ovviamente non sono necessari grandi dichiarazioni o gesti romantici, ma la sensazione di essere importanti per qualcuno. L’amore può avere linguaggi diversi, ma difficilmente può esistere senza una qualche forma di attenzione e di cura.
Abbiamo anche il diritto di aspettarci rispetto, e forse è proprio nei momenti difficili che il rispetto diventa più evidente, perché può essere facile quando siamo d’accordo, lo diventa meno quando litighiamo. Questo perché quando si è in disaccordo non è autorizzata l’umiliazione, amare non significa rinunciare ai propri confini, né accettare che vengano oltrepassati in nome dell’emozione del momento.
Ma il rispetto, da solo, non basta, perché in una coppia c’è bisogno anche di considerazione, ovvero della capacità di fermarsi, almeno qualche volta, a pensare a come le proprie parole e le proprie azioni possono influenzare l’altra persona. Questa è forse una delle differenze più importanti tra una relazione in cui semplicemente “si sta insieme” e una relazione in cui ci si prende davvero cura l’uno dell’altra.
Anche il tempo racconta qualcosa della relazione. Non è necessario trascorrere ogni momento libero insieme, una relazione sana lascia spazio all’individualità, alle amicizie, al lavoro, agli interessi personali e alla solitudine. Ma allo stesso tempo una coppia ha bisogno anche di tempo condiviso, di momenti in cui incontrarsi davvero, non soltanto di ritagliarsi ciò che rimane dopo tutto il resto.
Più che chiedersi quante ore il partner ci dedica, forse dovremmo chiederci “sento di avere un posto nella sua vita?” Lo stesso vale per l’interesse, infatti amare qualcuno significa anche essere curiosi di quella persona, voler sapere cosa pensa, cosa sogna, cosa lo preoccupa, cosa lo rende felice e così via. Non è necessario appassionarsi a tutto ciò che appassiona il partner, non è questo l’obiettivo, bensì dovrebbe esserci il desiderio di conoscere il suo mondo.
Questa è una parte importante, perché possiamo vivere accanto a qualcuno per anni senza sentirci veramente visti. Tutto ciò è anche collegato all’intimità, che non coincide soltanto con il sesso, è la possibilità di mostrarsi anche nelle parti meno sicure di sé. Dire “ho paura”, “questa cosa mi ha ferito”, “ho bisogno di te”, senza sentire di dover immediatamente nascondere la propria vulnerabilità. Quando una persona diventa il nostro partner, non dovrebbe diventare automaticamente anche il nostro giudice, dovrebbe poter essere, almeno in parte, un luogo sicuro.
Naturalmente, nessuno può essere sempre disponibile, comprensivo, affettuoso e presente. Tutti abbiamo giornate difficili, momenti di chiusura, stanchezza e limiti, quindi pretendere una disponibilità costante significherebbe confondere una relazione sana con un’aspettativa irrealistica.
La questione, quindi, non è chiedersi se il nostro partner sbaglia o non sbaglia. La domanda è un’altra “quando qualcosa non funziona, c’è spazio per parlarne e provare a cambiare?” Perché una relazione non si misura dall’assenza di problemi, ma dal modo in cui due persone li affrontano. In questo senso la reciprocità diventa fondamentale, ci saranno momenti in cui uno avrà bisogno di essere sostenuto più dell’altro, ma, nel lungo periodo, dovrebbe esserci la sensazione che entrambi stiano partecipando alla costruzione della relazione.
In conclusione, amare qualcuno dovrebbe significare trovare una relazione nella quale, pur con tutti i limiti e le imperfezioni possibili, non dobbiamo continuamente convincerci che ciò di cui abbiamo bisogno sia “troppo”.
