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Interviste > Intervista

Appuntamento con la fantasia

a cura di Luigia Coletta

- Fonte: Città Nuova

Marianna Balducci ci accompagna nel suo mondo a metà tra realtà e immaginazione, fotografia e disegno, uno stile inconfondibile che le è valso anche il Premio Andersen

Marianna Balducci

Marianna Balducci, riminese, premio Nati per leggere 2018 e Andersen 2021, non è nata né illustratrice né scrittrice, ma dopo una laurea in moda e una cooperativa avviata di fashion e design sostenibile, intuisce che ha tanto da dire con le immagini. In fondo la letteratura per ragazzi è un’altissima forma di comunicazione. E non a caso uno dei settori trainanti dell’editoria.

Illustrazione da “Le regine litigiose” (M. Balducci, Clichy 2025).
Le rispettive torri, infuocate dall’odio, si consumeranno distruggendo tutto. Solo spegnendo presunzione e prepotenza si può riaccendere la speranza. (ph M. Balducci)

Per fortuna le persone avvertono l’esigenza di ispirazione, curiosità e fantasia. Che importanza hanno questi valori per te oggi che il cinismo dilaga? E tu da dove la prendi l’ispirazione e la continua meraviglia per creare i tuoi disegni?
Si tende ad associare i valori che hai citato solo alle professioni artistiche, ma credo siano risorse importantissime anche per affrontare il quotidiano. La creatività dovrebbe essere nostra alleata non solo professionalmente, ma anche nelle situazioni problematiche. Ispirazione, curiosità e fantasia sono qualità assimilabili a chi pratica il pensiero laterale, quell’atteggiamento che porta ad osservare le cose da più punti di vista e a mettersi nei panni altrui per individuare soluzioni laddove nessuno crede che ce ne siano. In più, sono elementi che possono intrattenerci, farci scoprire bellezza e varietà, predisporci a una miglior relazione con le cose e le persone. Mi piace pensare che siano un muscolo che si può allenare, come sosteneva Bruno Munari, e che il nutrimento per farle crescere sia intorno a noi. Nel mio lavoro spesso si mescolano disegno e fotografia e mi trovo a trasformare oggetti comuni in qualcosa di completamente diverso e mi piace sfidarmi a farlo con quello che mi capita di osservare per strada o di trovare nei cassetti. Il mio lavoro, quindi, somiglia più a quello di un’investigatrice: l’idea (e quindi la soluzione) va trovata più che inventata. È attraverso un continuo esercizio di sguardo che sono arrivate le foglie ballerine di Io sono foglia (A. Mozzillo, M. Balducci, Mondadori) o le candele torri che si accendono per la rabbia e per quella rabbia si consumano de Le regine litigiose (M. Balducci, Clichy).

Nel tuo lavoro usi l’Intelligenza artificiale? Che rapporto hai con questi strumenti e come pensi che il mondo dell’illustrazione possa risentirne?
Non mi sono ancora allineata a sufficienza. Mi è capitato di usarla per confezionare delle basi fotografiche utili a verificare in fase di schizzo se un’idea che ho può funzionare, ma anche in questa modalità l’ho usata raramente perché mi vengono molte più idee manipolando oggetti su un set o scattando foto. Penso che l’IA non possa sostituirsi all’esperienza che facciamo delle cose perché è attraverso quel processo che si sprigiona il reale valore della creatività. Forse può contribuire a rendere questa esperienza più variegata, a suggerire più opzioni, ma non può sostituirsi ad essa. Abbiamo bisogno di strumenti che ci aiutino ad addentrarci nella complessità, non che la banalizzino illudendoci di aiutarci nel sintetizzarne dei processi fino a renderli letteralmente invisibili. Purtroppo il mio settore sta già risentendo dell’impatto di questa tecnologia. Confido che le cose si assesteranno, ma al momento anche la tutela del lavoro di tanti artisti non viene sufficientemente presa in considerazione e tutto sta andando avanti in modo pericolosamente veloce e disordinato.

Illustrazione da “Il magnifico catalogo dei bambini e delle bambine” (A. Ferrara, M. Balducci, Città Nuova 2024). Sono ritratti in filastrocca di 12 bambini e 12 bambine, ognuno col suo carattere e le sue passioni, i suoi sogni e le sue paure, i suoi talenti e i suoi difetti. (ph M. Balducci)

Ti piacciono i bambini? Hai imparato col tempo a usare un linguaggio e uno stile accessibile a loro o è un tuo talento?
Tra i bambini sto bene, mi sembra di tornare a essere una di loro specialmente quando li guardo disegnare. Allora capisco che abbiamo ancora qualcosa in comune nel benessere che genera questo creare sul foglio una storia in potenza, non importa quale sia l’esito finale. Per questo è stato divertente trovare il modo di rappresentarli ne Il magnifico catalogo dei bambini e delle bambine (scritto da A. Ferrara, Città Nuova), dove c’è il bambino fungo che svetta alto e indisponente in mezzo a tutti o la bambina fatta di parole scritte che non riesce a contenere i suoi pensieri, o ancora il bambino dagli occhi di luna che sa sognare e guardare lontano. I bambini sono sempre un imprevisto sul tuo cammino e si portano dentro un mondo che si va costruendo sotto i tuoi stessi occhi e di cui, forse, puoi avere il privilegio, attraverso le storie, di farne parte. Per lavorare con gli albi e i libri illustrati ho studiato e studio le tante strade che si possono percorrere, l’istinto aiuta ma non basta. Quando capisco che un’idea potrebbe trasformarsi in un progetto, però, non mi chiedo più di tanto se si rivolga ai piccoli o ai grandi. L’importante è che sia animata da intenzioni autentiche: se un progetto scaturisce da un’esigenza di comunicare qualcosa che ti sta davvero a cuore, alla fine piccoli e grandi lo sentiranno. Per rendere giustizia a questa esigenza di comunicazione e condivisione, acquisire mestiere e proporre cose interessanti è il minimo che si possa aspirare a fare, specialmente per un pubblico onesto come quello dei bambini.

Ti leggevano le favole da bambina? Quanto è importante questo gesto per grandi e piccoli?
La lettura ad alta voce e la narrazione orale sono sempre state di casa, dove c’era anche la nonna Aldina, piena di storie di borgata e di canzoni. Tutto ciò che ha a che fare con la voce e la relazione ha fatto parte della mia infanzia e resta tra i miei ricordi più preziosi. Le storie condivise sono un’occasione per sentirci più vicini. Averne una varietà a disposizione aiuta tanti altri aspetti della crescita, ma non è necessario che siano favole. A me piaceva tanto ascoltare la nonna che chiacchierava della spesa con le sue amiche o che mi mostrava le carte da gioco durante una partita in famiglia, così come mi piaceva la mamma che tirava fuori i colori per dipingere e, prima di usarli, leggeva con me accuratamente i nomi sui tubetti oppure il babbo che raccontava una notizia letta sul giornale. I libri sono comunque stati un tesoro fin da subito e ancora oggi, quando posso, leggo ad alta voce per me stessa. Mi aiuta a sentire le parole che suonano, ad andare più in profondità e a rallentare il ritmo delle cose attorno.

Cosa ci aspetta per questo autunno?
Arriva proprio a settembre una prima lettura che ho scritto e illustrato, Gaia spaziale (Mondadori). Ha per protagonista una bambina terrestre (Gaia), adottata da una famiglia su un pianeta immaginario, che si ritrova ad affrontare il suo primo giorno di scuola. È una storia buffa sul sentirsi diversi, un po’ alieni per davvero, ma anche sull’importanza di ampliare il nostro sguardo per accorgerci che non possiamo controllare tutto e che spesso gli altri sono molto diversi da come li avevamo immaginati. Ci sarà di mezzo anche un’anatra, ma non posso dirvi di più! In autunno arriverà poi un albo a cui tengo immensamente perché per la prima volta illustro il testo di uno dei miei autori del cuore: Gianni Rodari. Uscirà per Einaudi e sarà un libro manifesto, un inno alla fiducia da riporre nei bambini e al loro coraggio nell’addentrarsi nella complessità. Le parole di Rodari sono un faro: per i più piccoli saranno qualcosa da far suonare e sedimentare, per i più grandi saranno un bel colpo allo stomaco e al cuore.

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