Poco più di una settimana fa scrivevamo che le vittime del disastro avvenuto in Nepal il 26 agosto 2026 fossero 280. Oggi il bilancio è drammaticamente salito. Secondo quanto riportano le autorità cinesi e nepalesi, sono almeno 1.280 le persone morte tra Nepal e Tibet, mentre oltre 5.600 risultano ancora disperse.
Le operazioni di ricerca e soccorso continuano ogni giorno. Proprio nelle ultime ore è arrivata una notizia che riaccende la speranza: due persone sono state riportate in salvo dopo essere rimaste intrappolate per 9 giorni nel tunnel della centrale idroelettrica Trishuli-3A. I loro nomi sono Sanjay Shah e Kabir Maharjan, trovati vivi all’interno della galleria e portati fuori dai soccorritori.
Quello che lascia senza parole è il fatto che siano riusciti a sopravvivere per tutto questo tempo, sotterrati da fango e detriti. Per arrivare a loro, i soccorritori hanno dovuto percorrere circa 170 metri di profondità all’interno del tunnel. I due uomini gridavano aiuto, così i soccorritori li hanno sentiti e hanno potuto concentrare le operazioni verso il punto da cui provenivano le voci. Come si può avere ancora voce dopo nove giorni trascorsi in queste condizioni, senza sapere quando e se qualcuno arriverà a salvarti?
Il Kathmandu Post, uno dei principali quotidiani del Nepal pubblicato in lingua inglese, ha pubblicato un articolo nel quale riporta alcune parole pronunciate da Sanjay Sah dopo essere stato portato in salvo. «Stavo lavorando nella sala di controllo. La mia responsabilità era salvare la vita di tutti», racconta, «Ho detto a tutti di scappare. Facendo questo, ho perso tempo. Alla fine, non sono riuscito a uscire».
Quando gli è stato chiesto come avesse fatto a sopravvivere lui ha risposto di aver trascorso il tempo recitando un mantra. Ha inoltre condiviso che i primi giorni comunicava con altre 3 o 4 persone intrappolate nel tunnel vicino a lui. Uno di loro era proprio Kabir Maharjan. Sempre su Kathmandu Post, sono riportate alcune parole della moglie di quest’ultimo: «È stato così difficile affrontare quei giorni. Non è stato un giorno o due. Non riuscivamo né a mangiare né a dormire», racconta, «È tornato con una seconda vita. Siamo felicissimi».
Foto ANSA.
