Quest’anno Città Nuova ha deciso di organizzare un Festival per la comunità dei suoi lettori e per la comunità allargata di quelli che vorranno venire a trovarci. Si tratta della prima edizione, anzi del numero zero, di una manifestazione che, se avrà successo, ci piacerebbe ripetere tutti gli anni, in giro per l’Italia.
Un incontro per ritrovarsi, confrontarsi e cercare delle chiavi di lettura, una bussola per orientarsi in un presente non sempre facile.
Informazioni utili
Il Festival di Città Nuova 2026 si svolgerà nell’ultimo weekend di ottobre, sabato 24 e domenica 25, in diversi luoghi di quella bella città di Bologna. Tra portici, antichi palazzi, torri e itinerari pedonali alla scoperta della capitale dell’Emilia Romagna, una delle Regioni più dinamiche del nostro Bel Paese, con un passato glorioso di studi – a Bologna è nata come si sa la più antica università al mondo, fondata nel lontano 1088 – di imprenditorialità diffusa, con marchi invidiati e conosciuti in tutto il mondo, di cooperazione economico e sociale, con un’effervescenza artistica, nel teatro, nella musica, nella danza e nelle arti figurative. L’ingresso è gratuito ma i posti sono limitati e conviene prenotarsi in tempo qui.
I 70 anni di Città Nuova
Come sapete, abbiamo un ulteriore motivo per incontrarci e per festeggiare quest’anno, poiché ricorre il 70esimo anniversario dalla fondazione della nostra rivista, nata come un foglio ciclostilato per tenere in contatto tutti i partecipanti delle prime Mariapoli a Fiera di Primiero. E diventata oggi un gruppo editoriale con diverse riviste, destinate ai vari pubblici di riferimento, e una produzione libraria originale e di riconosciuta autorevolezza.
Carta, parole su fogli stampati, sapere condiviso, conoscenza per cercare di realizzare – nel nostro piccolo – una società migliore, aperta e democratica, in cui vivere. A partire appunto dalle relazioni, i rapporti, gli incontri.
Una rete di relazioni
È di relazioni che parla il progetto grafico realizzato dal nostro art director Sergio Juan per illustrare con un logo il Festival di Città Nuova. Relazioni che muovono chi ogni mese il giornale e il sito cercano di realizzarlo, sforzandosi di offrire contenuti originali di approfondimento, e chi dall’altra parte – i nostri lettori – ogni mese aspetta queste pagine per ri-trovarsi, ri-crearsi, per ri-nnamorarsi della vita.
Sergio ha cercato di costruire nell’immagine che sarà il poster del Festival e che illustra anche questo articolo “un linguaggio visivo aperto, contemporaneo e non puramente celebrativo”. La proposta prende spunto dal segno di Città Nuova e lo trasforma in un sistema di forme, trame, direzioni e incontri. «Non è e non vuole essere – come lui stesso ha scritto – un uso decorativo del marchio, ma una sua possibile evoluzione narrativa: dal centro verso l’esterno, dall’identità alla relazione, dalla memoria al futuro».
La stessa ricerca è stata fatta sui colori, la palette cromatica. L’obiettivo era quello di trovare un equilibrio tra energia e sobrietà: una comunicazione abbastanza viva da annunciare un festival, ma al tempo stesso coerente con il carattere culturale ed editoriale di Città Nuova. Questo per comprendere che cosa c’è dietro, lo sforzo fatto anche per creare un logo e mettere insieme questo programma che state per leggere.
Costruttori di pace
Ma veniamo al programma. Intanto il titolo scelto per il Festival di Città Nuova: “La vita buona”. Viviamo in un momento di caos globale. In uno stato di guerra permanente, ad intensità variabile, in cui è finito il mondo negli anni Venti del Duemila, tra l’attacco della Russia all’Ucraina, l’attentato terroristico di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e la guerra contro i palestinesi scatenata dallo Stato Ebraico che ha causato oltre 70mila morti, di cui la gran parte – oltre l’80% – civili, secondo diverse fonti occidentali, con la conseguente accusa di genocidio e il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
L’ultimo tassello di questo caos globale, una guerra che doveva durare due giorni nelle sventurate previsioni degli analisti della Casa Bianca, è stato l’attacco scatenato dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio 2026. Un vicolo cieco nel quale è finito Trump.
Lo stato di salute del mondo
Il blocco del transito merci nello Stretto di Hormuz ha ridotto gli scambi mondiali di greggio di un quinto. Lo stop al passaggio delle navi cargo ha spinto i prezzi del petrolio e di conseguenza l’inflazione con un peggioramento delle previsioni di crescita per gli Stati Uniti e, ancora di più, nel resto del mondo, soprattutto tra i Paesi più vulnerabili e più esposti ai marosi dei prezzi volatili dell’energia. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha portato a una crisi del multilateralismo. Il presidente americano sembra andare più d’accordo con gli autocrati e i dittatori rispetto agli alleati dei Paesi occidentali, di cui finora gli Stati Uniti sono stati la guida, nel bene e nel male. Trump ha rimesso tutto in discussione. Ha imposto dazi “reciproci” a oltre 100 nazioni, ha scatenato una politica di repressione con rastrellamenti militari e rimpatri forzati contro i migranti irregolari. Si auto candida al Nobel per la pace e intanto scatena guerre unilaterali. L’elenco potrebbe continuare.
In cerca di una direzione
Ogni giorno la cronaca ci offre spunti che parlano appunto di questo caos globale, di un mondo che cerca una direzione. E allora ecco spiegato perché il titolo “La vita buona” e il sottotitolo che abbiamo scelto, ancora più esplicativo forse: “Nel disordine globale, costruire fraternità”. A partire dai rapporti, le piccole cose, le persone che ci sono accanto o che incontriamo, ma anche le relazioni digitali, cercando quello che avvicina più che ciò che divide.
Il programma dei due giorni di Festival è ricco e articolato, con tanti ospiti e amici. Tra tavole rotonde, testimonianze, interviste, letture, momenti di riflessione, presentazioni, con spazio a frammenti di arte, di musica e teatro.
Disarmare le parole
Il primo giorno, sabato 24 ottobre, si parla di guerra e di come intanto si possa “Disarmare l’informazione per costruire la pace”. Il nostro Carlo Cefaloni parlerà di questo stato di guerra permanente e del processo di riarmo globale generalizzato che stiamo vivendo con l’inviato di guerra del Tg3 Nico Piro, con l’economista e biblista Luigino Bruni, il rettore dell’Università di Perugia Massimiliano Marianelli, e con la giornalista Laura Silvia Battaglia, direttrice della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica di Milano. Sarà molto interessante ascoltare in questa tavola rotonda la testimonianza di Christian Carlassare, vescovo in Sud Sudan, un Paese grande due volte l’Italia sull’orlo del collasso economico e riscivolato a inizio 2026 in un conflitto, contagiato dalla vicina crisi sudanese, dove circa 15mila Caschi blu prestano servizio nella Missione Onu che cerca di proteggere i civili, facilitare la consegna degli aiuti umanitari e sostenere il processo di Pace. Oltre due milioni e mezzo di persone in Sud Sudan sono sull’orlo della carestia.
Crescere bambini felici
La seconda parte della mattinata sarà dedicata all’infanzia e ai problemi della demografia. Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, dialoga con Riccardo Bosi, pediatra che lavora con i bimbi nei campi rom o che arrivano con i barconi sulle navi della speranza che attraccano in Italia, parleranno di come costruire una città a misura di bambini, in un panel intitolato “La Città e i bambini”. Seguiranno alcune testimonianze sul tema dell’infanzia: “Crescere insieme bambini e ragazzi felici”. Sara Fornaro, giornalista di Città Nuova e direttrice di Big Bambini in gamba, il nostro giornalino dedicato alla prima infanzia, e l’insegnante Patrizia Bertoncello dialogheranno con la Fondazione Vincenzo Casillo che da anni sostiene i progetti di integrazione nelle scuole pugliesi.
Ricostruire la convivenza
I lavori nel pomeriggio riprenderanno con una tavola rotonda dedicata sempre al contesto internazionale, con un accento particolare sulle relazioni diplomatiche tra le nazioni, in un momento di forte crisi per le istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite. “La Violenza e le Regole. Resistere alla prepotenza e ricostruire la convivenza” è il titolo del panel che vedrà confrontarsi l’ambasciatore Pasquale Ferrara, con la sociologa Valentina Rotondi dell’Università Supsi di Lugano, il filosofo Tommaso Greco dell’Università di Pisa, l’avvocata dei diritti umani Laila Simoncelli e il giornalista Raffaele Crocco, direttore dell’Atlante delle guerre.
Guerre e religioni
In nome delle religioni e degli integralismi ancora oggi si fanno le guerre. Di come invece le religioni debbano, se autenticamente vissute, contribuire a costruire la pace, a essere una via per la pace anche quando sembra impossibile, si parlerà nella tavola rotonda “Guerre e religioni: prossimità via della pace”. Esperti di diverse fedi si confronteranno su questo tema, particolarmente vivo in questi tempi di conflitti, soprattutto in Medio Oriente. Si confronteranno Giorgio Gomel, economista ebreo referente europeo dell’Alleanza per la pace in Medio Oriente, Ataul Washiq, teologo islamico della comunità AHMADIYYA, Yassine Lafram, guida della comunità islamica di Bologna, e Margaret Karram, presidente del Movimento dei Focolari. È stato invitato a partecipare, da remoto, il patriarca di Gerusalemme dei latini, cardinale Pier Battista Pizzaballa.
La Lupa, la scelta della vita
La sera sarà dedicata al teatro, con “La Lupa”, spettacolo della Compagnia teatrale Area Fuori Tema, ispirato ai racconti di una donna sopravvissuta all’eccidio di Marzabotto durante la Seconda Guerra Mondiale. «In questa storia – scrivono gli autori della pièce teatrale – non c’è la presunzione di raccontare la verità, ma di mettere a nudo la fragilità umana, in tutte le sue più cupe sfaccettature. Il racconto della donna sopravvissuta lascia una grande eredità e un messaggio potentissimo: la guerra non è solo morte se si ha la forza di scegliere la vita». Il titolo si ispira al nome con cui un famoso partigiano, Mario Musolesi, era stato soprannominato durante l’occupazione nazista, il “Lupo”. Da un testo di Tiziana Mantovani. Regia di Francesco Brandi. Interpreti: Matteo Baroni, Raffaella Danielli e Tiziana Mantovani. L’ingresso è a offerta libera.
L’Europa e l’Italia nell’era del caos
Romano Prodi, già presidente della Commissione europea ed ex primo ministro italiano verrà intervistato sulla difficile situazione geopolitica globale, la polarizzazione politica, il ritorno dei nazionalismi, le guerre di posizione, con una particolare attenzione all’Unione europea, alla realtà italiana e alle prospettive economiche. L’interrogativo aperto è se la politica può davvero cambiare al meglio le cose, oppure no. Ci sono motivi per essere ottimisti, oppure no? E che cosa si può fare per cambiare le carte sul tavolo da gioco, e non restare solo spettatori? Le domande a cui si cercherà di rispondere.
Il bene si fa e si dice
Dopo l’incontro con l’ex presidente Ue, Prodi, ci sarà un momento dedicato alle esperienze sul territorio, intitolato “Il bene si fa e si dice”. Tanti flash positivi sulla realtà: Sara Fornaro (giornalista di Città Nuova e componente del Tavolo interassociativo della Scuola), Luca Roti (Rondine Arezzo), Alberto Zucchero (Portico della pace), Beatrice Acquaviva (vice direttrice Caritas BO – Progetto Bet), Candela Copparoni (Nave Mediterraneo), Irene Lombardo ( Rete Mare nostrum – Giovani del Mediterraneo), Stefano Comazzi (AMU).
Il direttore di Città Nuova editrice Luca Gentile intervisterà Sergio Nazzaro, autore del testo appena uscito “Mediterranea”. Il libro racconta il dramma di chi lascia il proprio Paese in un momento in cui i migranti vengono usati come mezzo di pressione. Esprimendo un concetto di un mare possibile, mentre il Mediterraneo è attraversato da interessi di tutti, meno che degli Ulisse in cerca di domicilio.
Chiude la mattinata un’altra testimonianza, della serie “Il Bene si fa e si dice”. La giornalista Aurora Nicosia racconterà il Progetto Carceri promosso da Città Nuova, con Giuseppe La Pietra del segretariato permanente del Cnel per l’inclusione lavorativa dei detenuti.
Giordani, il primo direttore
Il pomeriggio di domenica, il giornalista Michele Zanzucchi racconterà la figura di Igino Giordani, scrittore, giornalista, politico, primo direttore di Città Nuova per cui è aperto il processo di canonizzazione. Giordani ha vissuto la tragedia delle guerre in prima persona e per tutta la vita ha cercato di lavorare per la pace. Popolare della prima ora, giovane editorialista nel Popolo Nuovo di Sturzo, con il cattolicesimo sociale che muoveva i primi passi, e poi antifascista, direttore della Biblioteca Vaticana, dove trovò rifugio anche De Gasperi, politico nell’assemblea Costituente e nel dopoguerra, autore di oltre 100 libri e pacifista convinto. Il regista Fernando Muraca e lo scrittore Michele Genisio intervalleranno la presentazione leggendo dei brani scritti da Giordani.
Le Città Nuova nel mondo
Il secondo momento del pomeriggio di domenica “Fare rete. Le Città Nuova nel mondo e le altre riviste del gruppo”, sarà dedicato come dice il titolo stesso a raccontare le altre realtà editoriali di Città Nuova nel mondo. Ne parleranno la giornalista Maddalena Maltese, il co-presidente del Movimento dei Focolari Roberto Almada, i giornalisti Lili Mogumbozi (Kenya) e Matteo Pota (Stati Uniti) assieme ad Annamaria Carobella, che fa parte del Gruppo appassionati di Città Nuova.
Il potere assoluto delle Big tech
“IA, Big Tech, e rischi per la democrazia” è il titolo della tavola rotonda che chiuderà i lavori del Festival bolognese. Il vice direttore di Avvenire Marco Ferrando dialogherà con l’economista Stefano Zamagni, presidente comitato scientifico Scuola Economia Civile, e Vittorio Pelligra, docente politica economica università di Cagliari, sui rischi per le democrazie che arrivano dal potere assoluto dei proprietari delle grandi società tecnologiche, più potenti degli Stati, che continuano la loro vorticosa crescita grazie alla febbre sull’intelligenza artificiale, a commesse statali miliardarie e alla sostanziale assenza di regole.
