Bisogna sbrigarsi, perché c’è tempo solo fino al 27 settembre. Non capita quasi mai e nel caso forse succede soltanto ora di trovarsi di fronte a due tavole del primo ventennio del ‘500, distanti fra loro di una decina d’anni, sullo stesso tema – La Visitazione – e di due artisti tanto simili e tanto diversi. In dialogo fra loro e con chi verrà, noi compresi.
Nella piccola sala blu le tavole sono poste accanto: la scena del vangelo di Luca descrive l’incontro “in casa” ma qui, come da decenni si usava, esso si svolge all’aperto. È il grande momento in cui Maria canta il Magnificat. Raffaello (1517-19) colloca l’incontro dentro la natura: una strada in terra battuta, polvere, sassi, un cespuglio meraviglioso − una vera “natura morta” splendida in sé − e lo slargo paesaggistico con il battesimo di Cristo sotto lo sguardo del Padre in un’alba ancora indistinta e vaporosa.

“La Visitazione” di Raffaello. Fonte: Le due Visitazioni di Raffaello e Pontormo. Ufficio stampa – Comin & Partners.
Pontormo (1528-30) invece vede l’incontro a Firenze, tra palazzi in scorcio acuto, altissimi, con la panca a sedere per gli anziani (i mariti delle due donne?): una architettura geometrica, solida come un de Chirico, un’aura surreale.
Raffaello mostra la vecchiaia di Elisabetta, le rughe, la pelle cascante, il colore chiaroscurato morbido, il passo della donna in arrivo, in fretta, la stretta di mano forte a Maria, una bellezza classica, idealizzata in rosa e blu. Elisabetta guarda e già parla, Maria abbassa il capo, protegge il ventre. Vecchiezza e giovinezza: decisione, fede, gioia pudica tra il breve rosseggiare dell’aurora. Le figure sono grandi, aperte sulla natura, tutto è armonia di sentimenti. Raffaello “dice” la storia.
Pontormo mostra due donne monumentali, anzi 4, strette in un abbraccio sotto un vento gagliardo (il vento dello Spirito?) che arriccia, solidifica le vesti, illumina i volti. Vecchiaia e gioventù, di profilo e poi di fronte: stesse modelle, sentimenti bilanciati. Chi sono, due ancelle? Certo sono le stesse immagini profilate che ora ci guardano, stupite, con quel senso di meraviglia, di incantamento tipico del Pontormo. Ci si parla con gli sguardi.

“La Visitazione” di Pontormo. Fonte: Le due Visitazioni di Raffaello e Pontormo. Ufficio stampa – Comin & Partners.
Se Raffaello fa quasi sentire le parole di Elisabetta, Pontormo invece le sussurra, le dice con gli occhi, nel volto prezioso della giovane Maria e in quello stupendo della anziana cugina. C’è affetto vero, intenso fra le due donne. Certo, in Pontormo stupisce il colore alto, i verdi chiari che “fanno” i verdi scuri, come i rossi con gli arancioni e la lamina luminosa del cangiantismo squilla, rende tutto vaporoso ed extratemporale.
Infatti, le due tavole sono poste sul piano del senza-tempo, pur raccontando un fatto storico che però deve essere “cantato” per i secoli. Ed è nella musicalità che le tavole si trovano vicinissime. In Raffaello le due figure si pongono con una grazia musicale ondeggiante e calma, in Pontormo invece la musica è elettrica, emotiva. L’emozione in Raffaello è forte, equilibrata, in Pontormo accesa al grado massimo.
Ora che la tavola raffaellesca, già nella cappella Branconio a San Silvestro all’Aquila − da dove è partita nel ‘600 per la Spagna − è tornata nella città, vale la pena salire ad ammirarla e a verificare di persona il dialogo delle due opere fra loro e con noi. Con una avvertenza. Anche se la tavola di Raffaello risente dell’intervento della sua équipe, l’atmosfera è quella tipica del Sanzio, che l’ha firmata. Perciò è da non perdere. Buona visione.

“Raffaello e Pontormo a confronto”. Fonte: Le due Visitazioni di Raffaello e Pontormo. Ufficio stampa – Comin & Partners.
L’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026. Museo Nazionale d’Abruzzo. Fino al 27.9 (catalogo Silvana Editoriale).
