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Italia > Anniversari

Amatrice: dieci anni tra attese e speranze

di Mariagrazia Baroni

- Fonte: Città Nuova

Le parole delle istituzioni nell’anniversario del terremoto in Italia centrale. Tra luci e ombre di una ripartenza lunga nel rapporto annuale sulla ricostruzione

I lavori di ricostruzione nella zona rossa di Amatrice, 24 agosto 2026 ANSA/UFFICIO STAMPA COMUNE DI AMATRICE

Ha parlato di “risanamento” il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio in occasione del decimo anniversario dalla scossa di magnitudo 6 tra le province di Ascoli Piceno e Rieti della sequenza sismica in Centro Italia avvenuta alle 3.36 del 24 agosto 2016 in cui morirono 299 persone. «Un percorso − ha detto Mattarella − non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile» a cui sembra aver fatto eco quanto detto dal cardinale Matteo Zuppi, che nella mattinata del 24 ha celebrato una messa presso l’area Sae (Soluzioni abitative di emergenza, ndr) di Pescara del Tronto in cui vivono attualmente alcune decine di residenti, sottolineando soprattutto il fatto che «ricostruire non è solo una questione di edifici ma soprattutto di relazioni, comunità, fiducia, solidarietà». Una ricostruzione dei cantieri che passa da un risanamento del tessuto sociale: «Dalle persone, dalle relazioni e dalla speranza condivisa», ha affermato Zuppi.

Dieci anni, dunque, trascorsi fra trasferimenti dai propri luoghi di origine, fatti di lacrime e ricordi, di giorni di commemorazione e quelli di ricostruzione, nonché di ripartenza a volte falsate.

Il cardinale Matteo Zuppi durante la celebrazione della messa ad Amatrice a dieci anni dal sisma, 24 ottobre 2026. ANSA/EMILIANO GRILLOTTI

Un “risanamento” che tocca specialmente il tessuto sociale, ma anche quello economico che già negli anni pre-sisma risultava fiaccato nella dorsale appenninica centrale soggetta a spopolamento. Nella sola Amatrice si calcola un meno 13% dei residenti in questi ultimi anni e nella Valnerina, dal 2004 e il 2024 si registra un calo degli abitanti dell’11%. Un aspetto su cui si è soffermato anche la premier Giorgia Meloni nel messaggio lanciato via social per l’anniversario che ha parlato di «impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare». «L’obiettivo − conclude la premier – rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale».

Nel giorno della commemorazione, nella città simbolo di questo sisma, Amatrice, mentre le macerie fanno ancora da sfondo al dolore, alle 17, il cardinale Matteo Zuppi ha celebrato la Messa ad Amatrice alla presenza della presidente del Consiglio Meloni e delle autorità locali. Nella mattinata, la comunità si è riunita nel ricordo ad Accumoli, mentre nella notte si sono consumate le fiaccolate, una ad Amatrice, l’altra ad Arquata del Tronto con rintocchi alle 3.36. «A distanza di anni il ricordo degli amici che non ci sono più e delle tante vittime resta una ferita aperta», ha dichiarato il primo cittadino di Arquata del Tronto Michele Franchi. Dei 299 morti molti dei quali anziani e bambini, è bene ricordare che 239 furono solo ad Amatrice e altre decine di piccoli centri sparsi tra 4 regioni appenniniche di Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo con borghi in alcuni casi spazzati via come Pescara del Tronto.

Ad oggi quasi 9 mila nuclei familiari restano fuori dalle abitazioni originarie. Di esse, 2.200 vivono ancora nelle Sae, il restante percepisce il contributo di autonoma sistemazione. Negli ultimi tre anni 5.500 famiglie, ovvero 11 mila persone sono ritornati alle loro case. Nelle Marche 5 mila famiglie sono ancora sfollate.

Secondo i dati forniti dal “Rapporto annuale sull’andamento della ricostruzione post sisma 2016” dal titolo “Ricostruire e prevenire” pubblicato a giugno di ogni anno, del Commissario straordinario Guido Castelli all’epoca dei fatti sindaco di Ascoli Piceno, i dati testimoniano un processo lungo a complesso di ricostruzione. In questo enorme cantiere di 8 mila metri quadrati di territorio, sono 138 i comuni interessati, compresi tra i Monti Sibillini, i Monti della Laga, l’alta Valle del Tronto e i Monti dell’Alto Aterno, per un totale di 1.200 insediamenti urbani e circa 540 mila abitanti coinvolti. In quest’area così vasta, per la ricostruzione, si parla di doppia velocità con un cambio di passo per i contributi  dati per la ricostruzione privata, ma anche di una ripresa degli investimenti quella pubblica.

I cantieri autorizzati privati sono oltre 23 mila e quelli conclusi quasi 15 mila. Più della metà dei cantieri delle 4 regioni, sono marchigiani e nella provincia di Macerata si segnala la quota più consistente di ricostruzione privata, con, a seguire, Ascoli e Fermo. In Umbria, gli interventi si registrano in particolare nei comuni di Norcia, Foligno, Spoleto e Cascia. Nel Lazio, i lavori interessano la provincia di Rieti, la più colpita dal terremoto del 24 agosto. Amatrice ha il maggior numero di richieste, oltre 1400, seguono Accumoli, Leonessa e Rieti stessa.

Nel pubblico, 3.667 interventi programmati, con il 40% dei lavori in corso o conclusi. E nel report di Action Aid Italian dal titolo “Dieci anni dopo: i dati raccontano” si evidenzia, in particolare, come ad Amatrice due su tre delle opere pubbliche programmate risulta ancora senza cantieri avviati. Oltre 500 di questi interventi, programmati nella provincia di Rieti, tra cui Amatrice, riguardano municipi, ospedali, spazi pubblici e scuole. «Presìdi essenziali per consentire alle comunità di restare, tornare e guardare al futuro con maggiore fiducia», dice il commissario Castelli nel Report. Il 72%, comunque, degli oltre 4 mila edifici danneggiati, è inserito in un percorso di ricostruzione. Piccoli passi che richiedono costanza, e che ad oggi seminano speranza.

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