Ci sono luoghi che sanno di paradiso. E non è retorica, perché, oltrepassato il flusso turistico che si assiepa nelle strette vie e nelle piazze, ed entrati nella cattedrale, ci si immerge dentro un’aura che è e non è di questo mondo. Il polittico grandioso, ora collocato in alto, nell’abside, è davvero un “capo-lavoro”, e basta questo termine, per quanto abusato, a dire finalmente e sinceramente la verità di un’arte che rivela, quando è autentica, una bellezza “eterna”. Dove essa, qui, dà forma alla verità cristiana.

(foto Mario Dal Bello)
I due fratelli, Hubert e Jan van Eyck, hanno dipinto il polittico fra il 1425 e il 1429 commissionato da Joos Vidt. È la storia della salvezza vista sotto la luce divina che dà vita a corpi e natura, architettura e cose, volti e simboli in un universo colorato squillante di luce perfetta e senz’ombre, indagatrice di ogni dettaglio e insieme gloriosamente aperta ad accogliere le schiere del popolo cristiano giunto alla dimora del cielo intorno a Cristo-Agnello sacrificale.
Il silenzio, ancora una volta, è d’obbligo, ed il flusso turistico regolato assicura la contemplazione della bellezza in un’arte di estrema raffinatezza e di infiniti “toni”.
Chiuso, il polittico presenta la vasta scena dell’Annunciazione candida aperta sul paesaggio, con i donatori in ginocchio – ritratti vivi –, i due santi Giovanni Battista ed Evangelista su due colonne e le Sibille: è l’ouverture dell’immensa sinfonia della Redenzione. Forme perfette, tinte alte, ombre colorate.

(foto Mario Dal Bello)
Aperto, il polittico ci sorprende e ci confonde, quasi non si crede ad una bellezza tanto avvolgente, come la prima volta che si vede la Volta Sistina, perché anche questa è una Sistina, ossia un viaggio dentro una realtà spirituale ed umana altissima. Qui regna la coralità, una umanità che si raccoglie e rivede il proprio viaggio guidato da Dio. Eccolo apparire giovane e maestoso, vestito di rosso imperiale e papale al centro, tra la Vergine leggente dai capelli biondi e il Battista giovane forte, due ritratti reali, e tra il doppio concerto dei ragazzi angeli che Jan ha dipinto osservandoli durante le funzioni in cattedrale. Un miracolo di indagine fisionomica e psicologica.
Ed infine i primi due nudi naturali dell’arte fiamminga, Adamo ed Eva nella fresca giovinezza, lui con lo sguardo commosso e lei rivolta alla mela, pensierosa: l’umanità peccatrice ma redenta, perciò bella e sana, colma di luce morbida.

Gand – Polittico dell’Agnello Mistico di van Eyck (foto Mario Dal Bello)
Nessun giudizio universale nella vasta predella sottostante con l’Adorazione dell’Agnello mistico, ossia Cristo, con gli strumenti della Passione. Un inno all’Eucarestia. La divina Colomba brilla in alto sopra un prato fiorito e verdeggiante senza fine tra città svettanti, monti e foreste: la natura è risorta! E Jan ne centellina la bellezza quasi foglia per foglia. Intanto, ferve la processione dei “santi” verso l’Agnello sull’altare: papi e vescovi, le vergini e i martiri, i cavalieri, i dotti, i giudici, gli eremiti. Tutto il popolo cristiano da sempre e per sempre incamminato verso la dimensione trinitaria che è il cuore religioso del polittico. Cent’anni dopo circa, Raffaello in Vaticano nell’Adorazione dell’Eucarestia ne fornirà una lettura come qui, di fede, ma con altra anima.
Qui è una polifonia di corpi e di sentimenti, di natura e mistero, di umanità autentica e sublimata, di un cielo e di una terra nuovi.

Gand – Polittico dell’Agnello Mistico di van Eyck (foto Mario Dal Bello)
È il paradiso della nuova creazione dove la luce trinitaria avvolge di splendore ogni cosa e persona, nella bellezza senza fine e senza ombra. Un messaggio sereno ed ottimista offerto dall’arte che, quando è autentica, è sempre “rivelazione” di un mistero che si fa vicino, discende e ci fa salire grazie alla luce e al colore.
