Dal 19 al 25 luglio 34 membri del Consiglio dei Giovani del Mediterraneo (CGM) si sono dati appuntamento in Italia, come ogni anno, per fare una valutazione dei progetti di pace avviati finora, e per rafforzare i legami di amicizia che si sono creati. Sono stati sette giorni di incontri, lavoro quotidiano e vita condivisa che hanno permesso a giovani cattolici delle varie sponde del Mediterraneo, da Malta alla Bosnia ed Erzegovina, dal Libano all’Italia passando per l’Iraq, Cipro, Siria, Spagna, Francia, Slovenia e Palestina, di scambiarsi i loro vissuti e visioni per una regione mediterranea più fraterna.
Il CGM è arrivato così alla sua quarta plenaria in presenza, dopo la sua formazione nel 2023 in seguito all’Incontro dei vescovi e sindaci del Mediterraneo a Firenze nel 2022, in linea con gli insegnamenti del già sindaco fiorentino Giorgio La Pira. In quell’occasione, i rappresentanti ecclesiali e politici avevano firmato la Carta di Firenze, un documento attraverso il quale esprimevano la loro volontà di impegnarsi per la pace, la giustizia e l’unità dei popoli mediterranei. Il CGM è arrivato dunque quale frutto di quel patto sottoscritto nell’anno precedente ed è entrato a far parte, sotto incarico della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), della Rete Mare Nostrum, composta dalla Fondazione Giorgio La Pira, dalla Fondazione Giovanni Paolo II, dall’Opera per la Gioventù Giorgio La Pira ODV e dal Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira.
Al loro arrivo in Italia, i giovani sono stati ricevuti presso la sede romana dell’Azione Cattolica dall’arcivescovo Flavio Pace, segretario del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, il quale li ha incoraggiati a continuare sulla via del dialogo: «Dobbiamo ascoltare l’altro, perché ognuno di noi ha delle ferite, e quando siamo feriti non sentiamo le cose allo stesso modo». «Quella che fatte al Consiglio è un’esperienza di comunione attraverso le differenze — ha proseguito l’arcivescovo —. Prima vivete il Vangelo, il quale vi farà vedere il cammino a seguire; solo dopo parlate del Vangelo». Anche la professoressa Patrizia Giunti, presidente della Rete Mare Nostrum, durante il primo meeting ufficiale della plenaria 2026 ha elogiato gli sforzi fatti dai giovani delegati durante questi tre anni di Consiglio, specialmente nel «vivere la fede con responsabilità ed impegno nel bene comune».
Un evento annuale chenel 2025 ha portato i membri del CGM in udienza da papa Leone XIV, mentre quest’anno li ha visti pellegrini ad Assisi, in occasione dell’800esimo anniversario della morte di san Francesco. Lì i delegati hanno potuto conoscere meglio la vita del santo attraverso l’arte e la visita ai luoghi di culto, il che li ha introdotti ancora di più nella realtà religiosa italiana. Dopodiché si sono trasferiti nel seminario di Fiesole per le loro sessioni di lavoro.

Uno dei membri del Consiglio dei Giovani del Mediterraneo durante una sessione di lavoro. Foto: Romain Teste/CGM
La plenaria è stata decisiva per riprendere in mano i progetti su cui si concentra ognuno dei quattro gruppi di lavoro all’interno del Consiglio: impegno civico e azione sociale; educazione formale e informale; scambio, networking e dialogo interreligioso; evangelizzazione. Fra le iniziative svolte o in programma vi sono dei gemellaggi fra varie città del Mediterraneo attraverso le diocesi, parrocchie e associazioni per scambi interculturali ed ecumenici, come quello in corso tra Beirut e Brindisi. Poi ci sono i campi nazionali e internazionali, che mirano a favorire il dialogo interreligioso e la convivenza pacifica tra le nuove generazioni.
Immancabile è l’aspetto spirituale, punto di unione per i partecipanti appartenenti a varie chiese cattoliche — latina, caldea, armena, maronita, siriaca, bizantina… —, e la loro missione evangelica, in particolare attraverso le piattaforme digitali. A questo fine hanno ideato delle interviste podcast e delle catechesi a partire dalle storie di personaggi biblici che hanno abitato il Mediterraneo.
Novità di quest’anno è stata la programmazione di un’assemblea pubblica orientata a coinvolgere dei rappresentanti istituzionali e giovani leader politici, nella volontà di tessere una rete salda per la costruzione di un mare di pace, non più visto come uno spazio di divisione ma come opportunità di comunione sulla base di una cultura e una storia in comune.
Già durante i giorni nel Bel Paese si sono susseguite le visite internazionali, dal saluto della sindaca di Fiesole, Cristina Scaletti, a quello della presidente del Consiglio regionale della Toscana, Stefania Saccardi, durante la sessione pubblica “Pace nel Libano, pace nel Mediterraneo”. Inoltre, i delegati hanno incontrato l’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli, il vescovo di Fiesole, mons. Stefano Manetti, il segretario generale della CEI, mons. Giuseppe Baturi, e il vicario apostolico di Beirut per i latini, mons. Cesar Essayan.
Inoltre, durante tutta la settimana sono stati accompagnati e guidati da mons. Jules Boutros, vescovo della chiesa siro-cattolica del Libano. Intervistato da Città Nuova, ha affermato che «la particolarità di questo progetto è che, forse per la prima volta, la Chiesa Cattolica ha lanciato un’iniziativa con cui fa vedere che non viviamo così lontani gli uni dagli altri […]. Siamo qui insieme perché c’è qualcosa che ci unisce più del mare, del cibo, della cultura, della musica, dell’arte… è Gesù, a immagine del quale siamo stati tutti creati».
Se la pace nasce dall’ascolto e dall’incontro, come è stato più volte ribadito durante la plenaria, questi giorni in Italia sono stati cruciali per accorciare le distanze e continuare a custodire i rapporti generati dal CGM. Di particolare rilevanza è stata l’elezione dei nuovi membri del direttivo: Gabriel Cassar Tabone (Malta), Quiterie Gué (Francia), Clara Marugán (Spagna) e Marina Nasrat Francis Nimro (Iraq).

I membri del consiglio direttivo, Gabriel Cassar Tabone, Clara Marugán, Marina Nasrat Francis Nimro e Quiterie Gué, insieme a mons. Cesar Essayan e mons. Gherardo Gambelli al Consiglio Regionale della Toscana. Foto: CGM.
«Il Consiglio mi sembra un’opportunità preziosa per condividere la fede – che considero un motore incredibile – per costruire ponti fra di noi e provare a contribuire un pochino a questo sogno di un Mediterraneo unito», ha dichiarato Clara. La giovane 21enne ha parlato della situazione sociale in Spagna, Paese in cui la popolazione è molto polarizzata in termini politici, ma dove i giovani esprimono una particolare spinta a vivere la fede. Secondo lei, manca però «una visione più generale, conoscere altre culture e altri carismi, dare un volto alle testimonianze più dure, come quella dei cristiani che vivono in Paesi dove la fede è perseguitata». E aggiunge: «Credo che attraverso dinamiche concrete, volti umani e soprattutto amicizie sia molto più facile essere consapevoli e vivere l’universalità della Chiesa, e in questo caso la Chiesa presente in tutto il Mediterraneo. In questo modo potremo essere veramente dei ponti tra le nostre città, tra le nostre comunità, e migliorare la situazione mediante il dialogo e la fraternità».
Un po’ l’hanno sperimentato sulla loro pelle, quando ad esempio nei confronti a piccoli gruppi hanno realizzato che tutti avevano dei suggerimenti da darsi vicendevolmente per affrontare i problemi irrisolti nei Paesi di provenienza, proprio perché le problematiche e le visioni sono altre. Una preoccupazione però rimaneva comune a quasi tutte le Nazioni: la mancanza di posti di lavoro adeguati.

Croce della gioia, opera di Mimmo Paladino, al monasterio di Siloe, Grosseto. Foto: Candela Copparoni
Ci sono poi degli elementi che si trasformano in simboli. Anche il CGM adesso ha il suo: la Croce della gioia, di Mimmo Paladino – autore della Porta d’Europa a Lampedusa –, un’opera che parla della vocazione di questi giovani all’amore reciproco, e del coraggio di chi è disposto a rimanere di fronte alle difficoltà per trasformare l’incontro in Vita.
