È storia che dopo la fine della Rivoluzione iraniana del 1979 i muri delle città sono stati utilizzati per veicolare messaggi politici e sociali soprattutto da parte del governo. Sono anche ultimamente una forma di resistenza anti-americana e anti-israeliana, come dimostrano le foto pubblicate in questo articolo.
Mentre prosegue l’escalation militare tra Iran e Stati Uniti riguardante lo Stretto di Hormuz, i muri delle città iraniane si sono colorati per esprimere il dissenso del governo all’attacco del 28 febbraio 2026 che mirava a debellare il pericolo nucleare e favorire un cambio di regime.
In molti di questi murales compare il defunto leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei a Teheran, proprio mentre attacchi statunitensi hanno colpito diverse località nel sud dell’Iran. In altri compare la bandiera nazionale a sottolineare la funzione di strumenti di propaganda governativa.
Essendo coinvolto anche il governo israeliano nell’attacco, non mancano rappresentazioni del simbolo ebraico minacciato da aerei da caccia dopo che l’Iran ha lanciato missili contro Israele per rappresaglia a un precedente attacco israeliano alla periferia meridionale di Beirut. Iran e Israele si colpiscono a vicenda da quando, all’inizio di aprile, è entrato in vigore un fragile cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), le forze statunitensi hanno intercettato diversi missili balistici e droni iraniani e hanno condotto attacchi per legittima difesa sull’isola di Qeshm, in risposta ai tentativi dell’Iran di colpire basi militari USA in tutto il Medio Oriente. Il cessate il fuoco infatti è stato prontamente ritirato da Trump e il 15 luglio è comparso un murale gigante in Piazza Enghelab, nel centro di Teheran, con il presidente USA disegnato deceduto all’interno di una bara e la scritta accanto “uccidiamo Trump”. (foto Ansa)
