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Ambiente > Cambiamento climatico

Centrali nucleari fermate dal gran caldo, la lezione da trarne

di Alberto Ferrucci

- Fonte: Città Nuova

Lo stop temporaneo di alcuni impianti nucleari francesi evidenzia la vulnerabilità delle centrali agli effetti del caldo estremo. Nuove sfide ambientali emergono anche nel settore del gas naturale e delle emissioni globali

Centrale nucleare di Bugey, Francia. Foto di pubblico dominio da Wikimedia. Autore: Spiritrespect.

L’arresto temporaneo di altri due reattori nucleari francesi durante l’attuale ondata di caldo rappresenta un segnale che va oltre la cronaca. La decisione di Électricité de France (EDF) di fermare gli impianti di Nogent-sur-Seine e Bugey, dopo il precedente stop di un reattore della centrale di Golfech, non è stata determinata da problemi tecnici o di sicurezza nucleare, ma dalla necessità di rispettare i limiti ambientali sulla temperatura delle acque dei fiumi utilizzate per il raffreddamento. L’episodio dimostra come anche una fonte di energia affidabile e programmabile possa risentire degli effetti degli eventi climatici estremi. Il nucleare non dipende dal vento o dal sole, ma richiede grandi quantità di acqua per smaltire il calore prodotto dai reattori. Quando le portate dei fiumi diminuiscono oppure l’acqua raggiunge temperature elevate, la capacità di raffreddamento si riduce. Continuare a utilizzarla senza limitazioni significherebbe restituirla ai corsi d’acqua a temperature tali da compromettere gli ecosistemi acquatici.

Per questo motivo le autorizzazioni ambientali impongono limiti specifici che EDF ha scelto di rispettare, interrompendo temporaneamente la produzione. Questa criticità riguarda soprattutto gli impianti raffreddati con acqua dolce, mentre quelli costieri risultano generalmente meno esposti.

Sul piano economico, questi fermi possono ridurre temporaneamente l’offerta di elettricità e incidere sui prezzi, soprattutto durante i picchi di domanda estiva. Secondo il gestore della rete francese, tuttavia, la capacità disponibile rimane sufficiente a soddisfare il fabbisogno nazionale. La Francia produce circa due terzi della propria elettricità con il nucleare e rappresenta uno dei principali esportatori di energia in Europa; tra i Paesi importatori vi è l’Italia, che nelle ore notturne utilizza parte dell’energia francese a basso costo per alimentare le centrali idroelettriche di pompaggio, immagazzinando energia da restituire nelle ore di maggiore consumo: la fermata dei reattori potrebbe ridurre la possibilità di importazione in Italia.

L’episodio riapre quindi il dibattito sulla resilienza dei sistemi energetici. Le ondate di calore stanno diventando sempre più frequenti e intense e sarà necessario progettare impianti più adatti alle nuove condizioni climatiche, sviluppare sistemi di raffreddamento meno dipendenti dall’acqua dolce e proseguire nella diversificazione del mix energetico. Il nucleare continua a rappresentare una delle fonti di elettricità con le più basse emissioni di CO₂ durante l’esercizio, ma, come tutte le grandi infrastrutture industriali, deve confrontarsi con gli effetti del cambiamento climatico.

A questa notizia se ne affianca un’altra, anch’essa significativa sotto il profilo ambientale. ENI e XRG, società internazionale del gruppo energetico emiratino ADNOC, hanno annunciato la partecipazione allo sviluppo del progetto di esportazione di gas naturale liquefatto dal giacimento argentino di Vaca Muerta, in Argentina, una delle maggiori riserve mondiali di shale gas (gas naturale bloccato tra le rocce, ndr). Lo sfruttamento del giacimento richiede il ricorso alla fratturazione idraulica (fracking), tecnologia che ha rivoluzionato la produzione statunitense di gas: numerosi studi indicano infatti che le perdite di metano durante l’estrazione e la produzione riducono in misura significativa il vantaggio climatico del gas naturale così estratto, rispetto ad altri combustibili fossili, poiché il metano possiede un potere climalterante molto superiore a quello dell’anidride carbonica.

Non è escluso che il grande sviluppo dell’utilizzo della tecnica del fracking nell’ultimo decennio sia una delle concause della presente accelerazione del cambiamento climatico. Finora ENI ha sviluppato gran parte della propria produzione di gas liquefatto attraverso giacimenti convenzionali. L’ingresso nel progetto Vaca Muerta rappresenta quindi una significativa evoluzione della sua strategia industriale. Sarà fondamentale che dalla creatività dell’ENI nascano nuove tecnologie di estrazione, in grado di limitare le emissioni di metano e preservare il contributo del gas naturale alla transizione energetica.

Le due notizie, pur riguardando tecnologie diverse, trasmettono lo stesso messaggio: la sicurezza energetica non può più essere valutata solo in termini di disponibilità delle risorse e continuità della produzione. Occorre considerare anche la capacità delle infrastrutture di adattarsi ai cambiamenti climatici e la determinazione degli operatori a ridurre gli impatti ambientali lungo tutto il loro ciclo di vita.

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