Dal solstizio d’estate l’Italia e gran parte dei Paesi dell’Europa stanno vivendo un’intensa ondata di calore, vivere nelle città è sempre più faticoso per tutti. Nel Regno Unito si è registrato il giugno più caldo di sempre, battendo un record del 1976; in Francia 3.500 scuole sono state chiuse; in Spagna, secondo quanto riportato da ANSA, ci sono stati 212 morti a causa dell’afa; in Italia di giorno in giorno aumentano le città da bollino rosso.
Secondo delle ricerche scientifiche riportate dal NASA Earth Observatory, la temperatura delle superfici urbane – come asfalto e tetti scuri − può raggiungere i 50–70° C. Le superfici invece coperte da vegetazione restano di gran lunga più fresche, raggiungendo un massimo di 30-35°. L’US Environmental Protection Agency (EPA) indica diverse strategie per ridurre il più possibile gli effetti delle isole di calore urbane, tra cui l’aumento di alberi e vegetazione, la creazione di tetti verdi, l’uso di materiali riflettenti e la riduzione delle superfici impermeabili.
Proprio a partire da questo è nata una crescente attenzione verso il tema, e quindi verso la necessità di rimuovere le superfici impermeabili per sostituirle con aree verdi e suoli permeabili. Questo processo prende il nome di depavimentazione, una pratica che rientra nelle strategie di adattamento climatico promossa anche da istituzioni internazionali.
L’Italia è già molto attiva su questo fronte: Genova è la prima città ad aver inserito la depavimentazione nel Piano Urbanistico Comunale. «Il suolo non è più una superficie da coprire, ma un ecosistema da proteggere», afferma la sindaca Silvia Salis in un video pubblicato sul profilo Instagram personale. «Il verde non è un arredo ma una vera e propria infrastruttura sociale e climatica», aggiunge.
Anche Roma e Bologna stanno portando avanti progetti di riqualificazione del verde urbano. “Bologna Verde” è un’iniziativa che ha l’obiettivo di aumentare la vegetazione nella città, depavimentare le aree urbane e riqualificare le aree verdi già presenti. Nella capitale è attivo un progetto che mira a recuperare, riqualificare valorizzare 100 parchi e aree verdi della città in 10 anni. «Potenziare il sistema dei parchi significa anche creare corridoi ecologici che costituiscono un fattore determinante nella sfida della sostenibilità, per il contrasto ai cambiamenti climatici e per la qualità ambientale della città», afferma l’assessora Sabrina Alfonsi.
Queste sono solo alcune delle iniziative attive nel nostro Paese, anche città come Milano, Firenze e Torino si sono poste l’obiettivo di ridurre le isole di calore e aumentare la presenza di verde urbano.
Questo approccio alla rigenerazione urbana ha origini più lontane. Nei primi anni del 2000 è nato a Portland, negli Stati Uniti, un vero e proprio movimento chiamato Depave Movement, dove attivisti e cittadini si sono adoperati per mettere in pratica queste strategie. «Depave immagina una città sostenibile come un luogo in cui persone e fauna selvatica coesistono e prosperano in un ambiente caratterizzato da aria pulita, acqua pulita, foreste urbane robuste, agricoltura locale fiorente e comunità sane», è scritto sul sito ufficiale del movimento.
Il primo progetto portato a termine dal Depave Movement è stato quello di sostituire aree di parcheggio e superfici asfaltate inutilizzate con aree verdi comunitarie e giardini chiamati “rain gardens” – giardini della pioggia −. Uno degli obiettivi principali dell’organizzazione è quello di ridurre il deflusso superficiale dell’acqua piovana per favorirne l’infiltrazione nel terreno, prevenire gli allagamenti e creare sistemi naturali di drenaggio. Negli anni il movimento si è lentamente affermato come modello di rigenerazione urbana e adattamento climatico, ispirando esperienze simili anche al di fuori degli Stati Uniti.
In Europa i Pesi Bassi si distinguono come uno dei Paesi leader in questo settore. Addirittura è nata una competizione chiamata “Tegels wippen” che coinvolge comuni e cittadini, i quali si sfidano nella rimozione di superfici impermeabili – sia nelle aree urbane che in quelle private – per trasformarle in aree verdi. Il cambiamento climatico è una realtà che richiede risposte sempre più urgenti, progetti come questi aiutano a creare uno spazio di speranza e di un possibile cambiamento.
