Li abbiamo visti di recente occupare le strade e le piazze italiane. Il giorno dopo l’entrata in vigore del Nuovo Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo dello scorso 12 giugno, due cortei si sono contrapposti a Roma: quello dell’estrema destra per promuovere “remigrazione e riconquista” e quello organizzato dalla Cgil, l’Anpi, la rete No Kings e gli antifascisti.
Il termine “remigrazione”, sebbene fosse presente nella letteratura italiana dal XVI secolo, ha acquisito una denotazione negativa sempre più preoccupante da quando i partiti ultranazionalisti l’hanno adottato per promuovere la deportazione massiva degli immigrati, camuffata da un’assistenza al rientro nei Paesi di origine.
Hanno fatto rumore negli ultimi giorni le dichiarazioni del leader del partito Futuro Nazionale Roberto Vannacci, che con la sua posizione nazionalista pretende di difendere l’identità cristiana che tradizionalmente ha caratterizzato l’Europa. Un ragionamento che contrasta con le parole pronunciate da papa Leone XIV martedì 16 giugno, all’uscita da Castel Gandolfo: «Dire: “noi mandiamo via, così ci laviamo le mani del problema”, non mi sembra la risposta più cristiana».
Con questo il papa ribadisce quanto già espresso durante il viaggio apostolico in Spagna: ogni persona va trattata con rispetto e nella riconoscenza dell’intrinseca dignità umana. Come avvertiva durante la messa in Plaza de Cibeles, «nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello».
Lunedì 15 giugno si è tenuto a Roma l’evento “Rifùgiati! L’accento posto su un diritto”, organizzato dal Centro Astalli in vista della Giornata mondiale del rifugiato, che come ogni anno ricade il 20 giugno. Durante l’incontro, è stato rilevato il problema di una narrativa della mobilità umana che suscita paura e disagio con parole come, appunto, “remigrazione”. Secondo padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, «solo comprendendone bene la portata la si può contrastare, andando in direzione opposta».
