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Mondo > Esteri

India, il Partito degli scarafaggi

di Ravindra Chheda

- Fonte: Città Nuova

Tutto è iniziato con un commento ironico da parte del presidente della Corte Suprema dell’India che aveva apostrofato come “scarafaggi” i giovani che protestano per mancanza di una prospettiva di lavoro. In pochi giorni un gruppo di giovani ha dato vita al partito del popolo degli scarafaggi (Cjp)

Il Cockroach Janta Party (Cjp: “Partito del popolo degli scarafaggi”) non è ovviamente un partito politico regolarmente registrato ma una vera e propria satira nei confronti di vari partiti – a cominciare dal Bharatya Janata Party (il partito del premier Narendra Modi) che da una quindicina d’anni è al governo – che dominano la scena politica del Paese asiatico. Tuttavia, quello che più conta è che, in pochi giorni, il Cjp ha raccolto oltre 20 milioni di follower su Instagram, superando quelli del partito al governo Bharatiya Janata Party e del Congresso Nazionale Indiano, le più grandi entità politiche dell’India. La questione del Cjp, tuttavia, è tutt’altro che marginale. Il movimento giovanile della generazione che è nata e vive sui social sfida con domande inquietanti l’establishment indiano, che è stato preso completamente di sorpresa e totalmente sprovvisto di una possibilità immediata di reazione nei confronti di un fenomeno che grida le frustrazioni di un’intera generazione, quella definita Z.

Protagonista del lancio di questa nuova entità socio-politica-digitale, è Abhijeet Dipke, stratega della comunicazione politica e laureato alla Boston University, che il ​​16 maggio 2026 ha lanciato il profilo social destinato ad un successo a valanga. Dipke non è nuovo a queste iniziative. Anni fa aveva contribuito in modo decisivo al successo in Rete, e dunque anche sulle piazze dell’India, dell’Aam Aadmi Party (Aap), il partito dell’uomo comune, che si è proposto in più di un contesto sociale indiano come alternativa politica. Come accennato, la parola “scarafaggio”, assolutamente irreverente per l’establishment politico, si riferisce a quanto detto – testuali parole – da una delle autorità supreme dell’India: Surya Kant, presidente della Corte Suprema, il 15 maggio, durante un’udienza. Kant aveva paragonato alcuni giovani a «scarafaggi, che non trovano lavoro né un posto nel mondo del lavoro». Non contento dell’affermazione già piuttosto denigratoria, aveva anche insistito sul fatto che alcuni di questi giovani diventano giornalisti, attivisti sui social media o difensori del diritto all’informazione e «iniziano ad attaccare tutti». Probabilmente aiutato a rendersi conto del carattere irriverente delle sue annotazioni, Kant si è poi affrettato a chiarire che le sue osservazioni si riferivano solo a individui con titoli di studio falsi e non ai giovani indiani in generale. Era comunque troppo tardi. Le sue dichiarazioni hanno scatenato, con effetto immediato, una vera e propria valanga e tempesta sui social media, alimentando migliaia di iscrizioni al sito web del Cjp. Il tutto ha colto di sorpresa lo stesso autore del profilo social, Abhijeet Dipke.

Il nuovo pseudo-partito ha adottato come mascotte uno scarafaggio in giacca e cravatta e, intanto, i suoi followers continuano a crescere come pure gli interventi su Istagram che mirano ad affrontare alcune questioni di attualità in India, prime fra tutte proprio quelle che toccano la generazione che ha messo in moto il recente fenomeno: la disoccupazione, l’aumento dei prezzi del carburante e i ritardi negli esami di concorso. Soprattutto alcuni partiti all’opposizione e critici delle politiche del premier Modi hanno deciso di appoggiare apertamente il movimento. Fra questi spiccano alcune personalità ben note nel panorama politico del Paese: Akhilesh Yadav del Samajwadi Party e Mahua Moitra e Kirti Azad del Trinamool Congress. Particolarmente efficace risulta il sito web del Cjp che si autodefinisce «la voce dei pigri e dei disoccupati» e presenta un finto manifesto che solleva interrogativi sulla privazione del diritto di voto, la libertà di stampa e pratiche politiche controverse, tra cui la nomina di giudici in pensione al Parlamento.

La questione del nuovo e inatteso fenomeno ha, dunque, assunto immediata rilevanza politica, sia per l’impatto sociale assolutamente inatteso ottenuto dal Cjp sull’opinione pubblica indiana, sia perché i politici di lungo corso hanno insinuato che i partiti di opposizione potrebbero aver orchestrato il tutto. Per contro, Dipke ha annunciato il 1° giugno che il Cjp ha intenzione di uscire a vita pubblica, non restando solo nel mondo social. Si sono già organizzate e si stanno organizzando dimostrazioni rivelatesi tutte superiori al previsto – in quanto a partecipazione – e che, per esempio, chiedono le dimissioni del ministro dell’Istruzione del governo centrale, Dharmendra Pradhan. Il titolare del Ministero dell’Istruzione è infatti ritenuto responsabile delle controversie relative agli esami di ammissione alla facoltà di medicina e agli esami scolastici. Dipke si è recato in India, dagli Stati Uniti dove risiede, per guidare la manifestazione. Un gran numero di sostenitori, principalmente giovani e studenti, si è riunito sul posto il giorno stesso per chiedere le dimissioni di Pradhan. Anche l’attivista sociale Sonam Wangchuk, che in precedenza aveva espresso il suo sostegno al Cjp e si era definito “scarafaggio onorario”, ha partecipato alla protesta pacifica.

Ovviamente, il governo le sta tentando tutte per bloccare il nuovo fenomeno. L’account del Cjp su X è stato bloccato 5 giorni dopo la sua creazione. A una settimana dalla nascita online del Cjp, Dipke ha affermato che l’account-parodia e il suo profilo personale su Instagram erano stati hackerati. Inoltre, e se fosse vero sarebbe davvero preoccupante, ha dichiarato che sia lui che la sua famiglia hanno ricevuto online minacce di morte. Resta da vedere cosa succederà, ma l’India sta dimostrando che i fenomeni sociali e politici possono davvero essere generati in poche ore a livello social, ed avere un grande e reale impatto sociale. Se vuole sopravvivere, l’establishment politico deve cercare soluzioni immediate a questi fenomeni e alle sfide che mettono in campo.

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