Lui, Steven Spielberg, regista del film in uscita Disclosure Day, sugli alieni ci ha giocato la carriera cinematografica. Basta ricordare alcune tappe: Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) in cui l’ipotesi di un incontro con gli extraterrestri veniva messa in campo. In E.T. l’extra terrestre, 1982, il piccolo Elliott diventava addirittura amico di uno di loro. Nel 2005 in La guerra dei mondi gli alieni invadevano la terra.
Con questo curriculum, si fa per dire, la fede del regista in altri esseri intelligenti e non umani si è fatta sempre più chiara e convinta. È ora di rivelarlo al mondo.
È questa in sintesi estrema la trama del nuovo lungo racconto. Le istituzioni governative, espresse con durezza dall’attore Colin Firth – sempre magnetico – tengono nascosta al mondo l’esistenza reale e tra noi degli alieni da 80 anni e non rifuggono da metodi brutali verso chi gli si oppone. Invece, il timido e pauroso Daniel Kelinber – il prestigioso Josh O’Connor –, esperto in cybersicurezza, conserva prove inoppugnabili sull’attività governativa e sulla presenza extraterrestre. Il governo non rinuncia ad ogni mezzo per ottenere dal giovane i preziosi video, ed ecco inseguimenti, fughe rocambolesche, tipo action thriller, inquietanti, ansiose. Il dirigente Noah Scanlon, cioè Firth, che guida la compagnia Wardex, e dispone di uomini e mezzi, non gli dà tregua. Anche a due altre figure, Margaret Fairechild, annunciatrice televisiva (Emily Blunt) e un misterioso attivista Hugo (Colman Domingo), che sembrano alleati del giovane in fuga insieme alla fidanzata ex novizia Jane (Ewe Hewson). Ovviamene, Noah non rinuncia per la sua caccia a dolorose sedute ipnotiche per “bilocarsi” e attrarre i due giovani nel suo gorgo.
Ma alla fine anche Noah dovrà arrendersi: Daniel e Margaret fin da piccoli sono entrati in contatto – quasi “battezzati” – con gli alieni , rivelatisi attraverso degli animali, e sono “diversi” dagli altri umani. Bisogna dire la verità al mondo: lo faranno i governi?
Incessante, in alcuni tratti potente, in altri un po’ troppo ammiccante agli action thriller, ma guidato con mano ferma dal regista e sceneggiatore Steven, interpretato con splendida cura, il film affronta nella sua complessità due temi importanti, almeno.
Se gli alieni sono tra noi, la gente avrà ancora bisogno di un Dio come punto di riferimento o sarà capace di farne a meno, anche nel caso Dio non esistesse?: e quindi ci sarebbe il caos nella società? Una dimensione religiosa, diremmo cristiana, sorprendente nell’ebreo Spielberg che trova forse una risposta in una suora che crede agli alieni, Dio infatti è libero di creare come e chi vuole.
Per la politica – seconda tematica – non è questione di una fede in Dio, Lui serve come agente di coesione sociale (siamo sempre nell’America imperialista del “Dio per noi”). Perciò, alla Trump, è legittimo l’uso della forza per eliminare chi minacci l’ordine socio-politico, nel caso Daniel e Margaret.
La politica ama la menzogna non la verità, pare il sottotesto “politico” del regista. Lavoro come si diceva complesso, un po’ “gonfiato” nell’action, ma teso e chiaro nella esigenza di rivelare al mondo la verità. Un film di “rivelazione”, dunque, come in una nuova fase della storia universale. È l’ora del coraggio. Da non perdere.
