Carlo ‘Carlin’ Petrini, morto il 21 maggio scorso, è, in un certo qual modo, un convitato di pietra ingombrante e necessario. La sua filosofia alimentare è entrata di soppiatto nel volume Salviamo il mondo a tavola, edito da Città Nuova. C’è una sottesa corrispondenza tra le idee di Carlin Petrini e l’umanità che produce cibo di qualità.
Se n’è accorto persino papa Francesco che ha a lungo dialogato con Petrini sui temi dell’ambiente. Entrambi piemontesi d’origine, entrambi innamorati dell’uomo e dell’umanità e, quindi, della salvaguardia del suo ambiente di vita. È la terra, convenivano, che impasta la salute dell’uomo, non il supermercato con le sue luci sfavillanti e le politiche di marketing. Il cibo buono e di qualità è quello che si produce con il lavoro dell’uomo basato su tradizioni colturali millenarie, e che trova nel territorio specifiche caratteristiche e ricchezza biologica. Il sapore è frutto della sapienza contadina.
Una sapienza necessaria per poter portare sulla tavola e nelle famiglie il profumo dell’alleanza antica tra Dio e il creato. Quell’alleanza che papa Francesco ha cercato di ricordare nell’enciclica Laudato si’, stimolando i cristiani e l’intera umanità alla salvaguardia del creato.
Da versanti diversi, il papa e il fondatore di Slow Food, hanno condiviso la stessa pena per la sorte del pianeta e dell’umanità, la stessa ansia per la ricerca di una cura. «Questa sorella – ha scritto il papa nell’enciclica – protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi».
E Petrini, nella guida alla lettura all’enciclica, ha completato il pensiero ricordando che «in questo triste quadro che ha ridotto la condizione umana a qualcosa di misero, sia per i molti che vivono in povertà sia per chi è circondato da ricchezze ma ha completamente perso il senso di un vero benessere interiore e sociale, prevalgono quelle che i sociologi hanno definito “relazioni povere“: mere relazioni utilitaristiche tra l’uomo e le cose, ma anche tra gli uomini stessi».
Petrini e papa Francesco, sebbene distanti nella fede, in realtà erano così intimamente legati da sembrare sfaccettature di uno stesso grande progetto, la tutela dell’ambiente e dell’uomo, con un fare pratico ed essenziale lontano da ogni suggestione ideologica. «Mi piace pensare – ha detto Carlo Petrini – che alcune delle parole più importanti della mia vita siano iniziate con una telefonata improbabile: “Sono papa Francesco”. Pensai a uno scherzo. E invece era lui, che dal Vaticano mi chiamava per ringraziarmi di Terra Madre, di quello che come Slow Food stavamo facendo per la terra e per i popoli che la custodiscono. È stato l’inizio di quella che poi, in dodici lunghi anni, è diventata un’amicizia rara, fatta di dialogo e ascolto, ma anche di risa, tradizioni e ricette condivise. Papa Francesco è stata la conferma che, da agnostico “pio” quale lui stesso mi ha definito (perché a suo parere provo pietas per la natura), la spiritualità non è riservata ai credenti, ma è il rispetto profondo che ognuno di noi può provare a nutrire per la vita, per la terra e per ogni creatura».
Storie così diverse e distanti, ma capaci di trovare una sintonia piena, rendono conto di un dato inequivocabile: i grandi temi dell’umanità, e soprattutto il bene comune, non appartengono a qualcuno, ma coinvolgono necessariamente tutti, nessuno escluso. Le iniziative di Carlin Petrini, Slow Food e la rete internazionale Terra Madre, hanno tradotto in pratica questo principio che papa Francesco ha sottolineato nella Laudato si’: «Trascurare l’impegno di coltivare e mantenere una relazione corretta con il prossimo, verso il quale ho il dovere della cura e della custodia, distrugge la mia relazione interiore con me stesso, con gli altri, con Dio e con la terra. Quando tutte queste relazioni sono trascurate, quando la giustizia non abita più sulla terra, la Bibbia ci dice che tutta la vita è in pericolo».
Nel nuovo rapporto dell’uomo con il creato, tutto da costruire, le sintonie profonde tra due persone in apparenza distanti, possono, invece, essere lette come un segno concreto di speranza. «Potrebbe sembrare un impegno immane – ha osservato Petrini –, ma le parole del papa ci fanno capire come anche nel nostro quotidiano e nelle nostre piccole vite si può incidere. Educarsi a un nuovo stile di vita, promuovere un diverso paradigma, la decrescita per chi ha obiettivamente troppo e la sobrietà come valore universale, è compito di ognuno».
Può sembrare un’utopia, ma, diceva il fondatore di Slow Food, «chi semina utopie raccoglie realtà». E nella realtà ha mosso i passi una collaborazione tra mondo cattolico e Slow Food in «forma di associazione libera e spontanea di cittadini, senza limitazioni o restrizioni di credo, orientamento politico, nazionalità, estrazione sociale», si legge nel sito web, per la costituzione delle Comunità internazionali Laudato si’. È l’utopia che diventa realtà o è lo Spirito di Dio che soffia dove vuole?
