Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Mondo > Salute

Dalla Germania, medici curano a distanza vittime del regime iraniano

di Clemens Behr

- Fonte: Città Nuova

ParsiMed in Germania: oltre alla telemedicina sul campo è un forum indipendente e democratico per i professionisti sanitari di origine iraniana in Germania. Un’organizzazione apartitica impegnata a favore dei valori laici e democratici.

Foto Pexels

Navid Kermani, scrittore e orientalista tedesco di origini iraniane, vincitore nel 2015 del “Premio della pace degli editori tedeschi”, parla del «più grande massacro di manifestanti mai avvenuto». Si riferisce alla reazione del regime degli ayatollah, detti anche mullah in senso denigratorio, alle manifestazioni di molti cittadini iraniani contro i persistenti problemi economici e contro il governo avvenute l’8 e 9 gennaio di quest’anno: si stima che questi attacchi abbiano provocato circa 30 mila morti e 300 mila feriti. Già durante le proteste di massa del 2022, il regime aveva agito con incredibile durezza contro la propria popolazione. All’epoca, in Germania, medici di diverse specializzazioni, psicoterapeuti e farmacisti, tutti di origine iraniana, iniziarono a fornire assistenza ai manifestanti feriti tramite telemedicina. Costituirono una rete denominata ParsiMed, che oggi conta una quarantina di medici e quattrocento sostenitori. E che continua ad operare.

Logo di ParsiMed, tratto dal sito ufficiale https://parsimed.org/en/

Attraverso i social media o telefoni satellitari hanno offerto e offrono, direttamente o tramite familiari, consulenze mediche a persone in Iran che hanno subito lesioni da parte di agenti o milizie del regime. I loro pazienti sono giovani, anziani, bambini, donne incinte che sono sopravvissuti agli attacchi. Il regime dei mullah, infatti, continua a perseguitare tutti i cittadini che ritiene in opposizione alla sua linea politica. Sulla base di foto inviate tramite servizi di messaggistica o tramite videochiamate, i medici di ParsiMed valutano dalla Germania le conseguenze dell’esposizione a gas lacrimogeni, contusioni causate dai manganelli, fratture e ferite da arma da fuoco. Fanno domande per capire quanto sia grave la situazione della persona colpita: sanguina? Ha la febbre? Soffre di difficoltà respiratorie? A seconda della gravità delle lesioni, dopo la diagnosi a distanza forniscono ai feriti, o ai loro familiari, istruzioni su come prestare soccorso.

Il lavoro svolto da ParsiMed dall’estero è importante perché questi pazienti non sanno più di chi fidarsi in Iran. Le milizie del regime perseguitano le loro vittime fin dentro le cliniche o gli studi medici. Impediscono l’assistenza medica a coloro che si sono ribellati e sono stati attaccati dalle milizie. Molti di questi feriti vengono catturati, deportati o fucilati nel loro letto d’ospedale. Chi tra il personale medico non collabora e oppone resistenza rischia la detenzione, se non addirittura la tortura e l’esecuzione immediata.

I membri di ParsiMed si impegnano a favore dei loro connazionali ben oltre il loro lavoro quotidiano: raccolgono donazioni, procurano medicinali difficili da reperire e costosi in Iran, pagano interventi chirurgici e sedie a rotelle, e mettono in contatto con medici affidabili presenti in Iran, disposti ad aiutare i feriti nonostante ciò li esponga a pericoli e rischi gravi. Inoltre, attraverso i social media denunciano le repressioni del regime iraniano e danno un volto ai loro colleghi perseguitati: nei post su Instagram o Facebook citano i nomi di operatori sanitari che in Iran sono detenuti e minacciati di morte.

Insieme a molti connazionali, i medici tedeschi di origine iraniana, sognano un Iran governato democraticamente. Da decenni fanno parte a pieno titolo della società tedesca, ma non hanno dimenticato il loro Paese d’origine e le persone che il regime perseguita nel nome dell’ideologia e del mantenimento del potere. Analogamente a ParsiMed, operano altre reti internazionali come “Patriotic Doctors of Iran” e “International Independent Physicians and Healthcare Providers Association”. Il lavoro dei medici di queste iniziative mostra che il popolo iraniano sta pagando un prezzo incomparabilmente più alto dell’aumento del costo dei carburanti provocato dalla guerra e dal blocco dello Stretto di Hormuz.

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876