«Se nel codice penale si parla di tenuità o di modesta quantità persino della droga, non sarà una bestemmia parlare di modestia anche di cosiddette mazzette o del pretium sceleris (prezzo del misfatto, ndr) della corruzione». Le dichiarazioni sono, incredibilmente, quelle del ministro della Giustizia Carlo Nordio, nel question time alla Camera dello scorso 22 aprile. A presentargli un’interrogazione era stata la deputata Valentina D’Orso del Movimento 5 Stelle.
«La corruzione distrugge risorse, vanifica l’impegno, minaccia la sicurezza, talvolta uccide le persone e intanto corrode lentamente le fondamenta stesse della convivenza civile. Faccio mie queste parole del presidente dell’autorità Anticorruzione – aveva affermato D’Orso – perché la corruzione non può essere minimizzata parlando di modestissime mazzette, come ha fatto lei ministro, o lasciando al suo posto chi viene rinviato a giudizio per corruzione, come l’assessore siciliana Amata. Mentre il governo Meloni arretra nella lotta alla corruzione, per fortuna in Europa l’attenzione è alta. In Europa sanno bene quanto sia importante contrastare la corruzione e tutte le condotte in cui l’interesse privato schiaccia il bene pubblico, in cui le funzioni pubbliche vengono piegate ad un interesse privato come accade con l’abuso d’ufficio. La nuova direttiva anticorruzione impone all’Italia di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio». Quindi D’Orso aveva chiesto al ministro se il governo lo farà.
L’obiettivo del ministro era quello di spiegare che, tuttavia, la maggioranza guidata dalla premier Giorgia Meloni non ha nessuna intenzione di reintrodurre il reato di abuso di ufficio, cancellato proprio con la legge Nordio, la n.114 del 2024. «La risposta sull’introduzione della reato di ufficio – aveva infatti spiegato – è nettamente negativa».
A scatenare le proteste dei deputati dell’opposizione presenti era stata però la sua introduzione. «In premessa – ha affermato il guardasigilli – vorrei dire che, quando si parla e si è parlato, di modeste mazzette, ancora una volta si è attribuito a questo ministro un linguaggio cosiddetto “di strada”. Vorrei ricordare che il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico. Si parla di tenuità del fatto addirittura per escludere la punibilità di un reato. Tra le circostanze attenuanti vi sono particolari esigenze di lievità, di tenuità del fatto. Quindi non è un sacrilegio usare questo aggettivo», anche nel caso di mazzette. Intendendo, ovviamente, con questo termine, le famigerate “bustarelle”. Non le tangenti, immaginiamo, che sono di importi tutt’altro che modesti.
Considerando che le affermazioni sono del ministro della Giustizia, viene da pensare che non solo il diritto internazionale valga “fino ad un certo punto”, come aveva detto tempo fa il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ma anche la legalità e il diritto penale. E questo non è francamente accettabile. Non lo è a livello educativo, per genitori ed insegnanti che si sforzano ogni giorno di far comprendere ai bambini e ai ragazzi il valore dell’onestà. Non è accettabile dal punto di vista comunicativo, perché come diceva un antico adagio, non bisogna solo essere onesti, ma bisogna anche apparire tali. Non è accettabile considerando che spesso, per furti minimi, come un pezzo di formaggio o qualche frutto, sono state arrestate persone povere. Non è accettabile per quanti sono morti per la legalità e per coloro che continuano a difenderla ogni giorno, anche rischiando la vita. E non è accettabile che colui che rappresenta la giustizia in Italia provi a rendere legale quello che non lo è.
Il ministro Nordio, purtroppo, non è nuovo a uscite infelici. Secondo i sondaggisti, la sua frase relativa all’esistenza di «un meccanismo para-mafioso» all’interno del Csm, avrebbe contribuito alla vittoria del NO al recente referendum sulla riforma della giustizia. La dichiarazione aveva provocato anche l’indignazione del capo dello Stato Sergio Mattarella, che presentandosi nei giorni seguenti, per la prima volta in 11 anni di presidenza, ai lavori ordinari del Consiglio superiore della magistratura, aveva “ripulito” con il suo prestigio quell’organo costituzionale da ogni ombra. Alle parole del ministro della Giustizia Nordio era seguito il commento della magistrata Simonetta Matone. Il guardasigilli, aveva dichiarato la deputata della Lega, «confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente».
Tra le contestatissime affermazioni di Nordio c’è quella – inaccettabile e inammissibile – del 2021 che: «anche la pedofilia è un orientamento sessuale». Un terribile falso: la pedofilia è un reato dei più spaventosi, disgustosi e atroci. Dal punto di vista psicologico è un disturbo, non di certo un orientamento sessuale. E anche in questo caso, chi riveste cariche pubbliche, chi rappresenta i cittadini, chi governa il Paese dovrebbe conoscere la differenza tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, e agire di conseguenza.
