Antonio Maria Mira, Toni per gli amici, è un giornalista che “consuma le suole delle scarpe” incarnando il profilo delineato da papa Francesco in un prezioso discorso del 2023 dove indicò tre “elementi” del lavoro giornalistico, «che forse si usano sempre di meno, ma che hanno ancora tanto da insegnare: taccuino, penna e sguardo».
«Taccuino. Annotare un fatto comporta sempre un grande lavorio interiore. Lo si appunta perché si è testimoni diretti oppure perché una fonte, che si ritiene attendibile, lo riporta aprendo poi alla verifica successiva. Il taccuino ricorda l’importanza dell’ascolto, ma soprattutto del lasciarsi trafiggere da ciò che avviene. Il giornalista non è mai un contabile della storia, ma una persona che ha deciso di viverne i risvolti con partecipazione, con com-passione».
«La penna evoca il lavoro artigianale cui il giornalista è sempre chiamato: si prende la penna in mano dopo aver verificato i dettagli, vagliato le ipotesi, ricostruito e appurato ogni singolo passaggio. In questa tessitura agiscono insieme l’intelligenza e la coscienza, toccando le proprie corde esistenziali».
«Lo sguardo, infine, deve essere orientato dal cuore: da lì scaturiscono le parole giuste per diradare le ombre di un mondo chiuso e diviso ed edificare una civiltà migliore di quella che abbiamo ricevuto. Oggi, più che in passato, si può esserne distolti da parole, immagini e messaggi che inquinano la vita. Pensiamo, ad esempio, al triste fenomeno delle fake news, alla retorica bellicista o a tutto ciò che manipola la verità».
Con Toni Mira abbiamo fatto un’intervista a tutto campo e senza veli ( in allegato con questo articolo) sul suo percorso professionale all’interno di Avvenire nelle varie fasi che hanno segnato lo storico quotidiano di ispirazione cristiana. Una vicenda quella di Mira che attinge alle radici familiari e all’impegno diretto dentro la società. Parliamo infatti di un giornalista che è un punto di riferimento per conoscere il fenomeno mafioso. Ha scritto recentemente una biografia di don Luigi Ciotti (Vi auguro di essere eretici. Don Luigi Ciotti, una vita in cammino), il fondatore di Libera, con il quale ha un rapporto maturato in decenni di presenza dentro le grandi questioni sociali. Per tale motivo Toni Mira fa parte del comitato scientifico del periodico “ lavialibera” che esprime la rete delle associazioni contro le mafie.
Con l’editrice Città Nuova è coautore del testo dedicato alla piaga del caporalato e del lavoro servile : “Spezzare le catene. Un lavoro libero tra centri commerciai e caporalato”. Toni ha le scarpe impolverate da tutti i campi dove sono ammassati in maniera indegna migliaia di braccianti sfruttati dalle filiere economiche del mercato ortofrutticolo
Scrive non per essere “il contabile della storia” ma per aiutare a maturare una coscienza capace di cambiare le strutture ingiuste.
Per tale motivo personalmente ho incontrato Toni Mira affrontando la questione dell’azzardo di massa, un fenomeno emblematico della società italiana che rappresenta un caso studiato a livello internazionale per il consumo cresciuto in manera abnorme grazie alle lobby finanziarie e all’assenza di una gestione politica responsabile della salute pubblica.
Su Città Nuova si trovano perciò alcuni interventi di Toni Mira quando si tratta di approfondire questioni complesse in materia di migranti, diritti umani, mafie, ecc. Ma è anche significativa la storia personale che ci ha raccontato di come con altri amici ha innescato quel movimento di cittadinanza attiva che ha permesso a Roma di sottrarre una vasta area della campagna romana agli appetiti della pressione immobiliarista. Oggi il parco della Caffarella è un patrimonio comune e un bene condiviso dalla collettività.
Esiste un filo resistente nella vita e nell’opera di Toni Mira che affonda nella formazione familiare connessa all’esperienza scoutistica: lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato.
Come ci ha detto papa Francesco, «il giornalismo, come racconto della realtà, richiede la capacità di andare laddove nessuno va: un muoversi e un desiderio di vedere. Una curiosità, un’apertura, una passione»
