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Cultura > Arte

Teatro da Camera: l’esperimento di Caporossi

di Elena D’Angelo

- Fonte: Città Nuova

Dentro la rivoluzione teatrale romana che affonda le radici nello  storico gruppo Rem&Cap

Fino al 29 ottobre al Teatro India di Roma sarà possibile entrare nel mondo visionario e poetico di Riccardo Caporossi, artigiano della scena, regista e cuore dello storico gruppo Rem&Cap. Il duo, attivo dalla fine degli anni sessanta e protagonista della rivoluzione teatrale che ha travolto le scene romane (le cosiddette Cantine Romane, che tanta parte hanno avuto nella ricerca di nuovi linguaggi della scena) ha portato avanti, in questi anni, una continua indagine sul senso poetico del fare teatro, maneggiando con estrema precisione gli strumenti materici della scena e regalandoci una visione delicata e profonda sul senso dell’umano e dell’interiore.

Purtroppo, nel 2013 Claudio Remondi ci lascia. Ma Riccardo Caporossi non abbandona il cammino intrapreso insieme e continua il suo personale percorso di ricerca, recuperando i temi, le forme e la poetica che da sempre hanno caratterizzato il lavoro dei due, declinandoli in maniera più consapevole e autonoma nelle forme di un vero e proprio artigianato della scena in cui le suggestioni musicali, gli oggetti e le visioni sono padrone assolute del racconto drammatico. E’ quello che Bartolucci definiva Teatro Immagine, un luogo dove la parola scivola in secondo piano e lo spazio diventa un luogo abitato dalle suggestioni del regista e degli attori.

Tre gli appuntamenti: Immagine scomposta, Marionette, Così…vi pare. Il primo momento della trilogia, andato in scena proprio in questi giorni, svela il delicato gioco che Caporossi costruisce col solo uso degli oggetti. Una magia vera e propria che conduce lo spettatore all’interno di una storia frammentaria (pezzi di romanzi, poesie, brevi monologhi) e musicale, che esplora l’io e le sue contraddizioni. Il secondo appuntamento è liberamente ispirato al testo di Von Kleist, Über das Marionettentheater, un volume cruciale per la riflessione di molti registi di fine Ottocento, Craig primo fra tutti, sul rapporto tra naturale e artificiale, tra meccanismo e organismo e che ancora oggi offre interessanti spunti di riflessione. Caporossi declina questo paradigma, tutta teatrale, sull’uomo e sul concetto di libertà.

Infine, l’ultimo atto s’ispira a suggestioni pirandelliane, affrontando il delicato tema dell’inclusione e del rapporto tra l’io e la società.

Un viaggio appassionante e imperdibile, consigliato a un pubblico di tutte le età.

 

Al Teatro India di Roma

Fino al 29 ottobre

Riproduzione riservata ©

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