Assistiamo a uno svuotarsi, a un frantumarsi fino a disfarsi delle comunità, dalle più piccole, come il connubio matrimoniale e famigliare, a quella più grande: la comunità internazionale che, allibita e frastornata, vede tramontare l’ordine sul quale si era retta lungo; passando per le comunità intermedie: le associazioni e i rioni, le comunità religiose, scolastiche e quelle parrocchiali, i villaggi e le città.
Non è per nulla scontato incontrarsi e camminare insieme. Perché ciò non è possibile tra persone o realtà che hanno il proprio centro in sé stesse e vivono nell’illusione di poter bastare a sé; e tanto meno fra persone e realtà che cercano di primeggiare, di dominare l’una sull’altra. E non è risolutiva neppure la parificazione, pur necessaria e sacrosanta; perché non viene da sé che l’uguaglianza generi legami e porti all’interscambio e che nasca quindi “fraternità”, com-unione. Fra due pieni non ci può essere condivisione.
Su questo sfondo, essere veramente comunità, e non soltanto in senso sociologico ed estrinseco, ma reale ed esistenziale, interpersonale, è profezia di un mondo nuovo. Per questo occorre, però, uscire da sé e far dono di sé: decentrarsi per far centro nell’altro, saper posporre ovvero mettere in gioco il proprio punto di vista, i personali interessi, il proprio gusto e le proprie preferenze… E ciò è sempre di nuovo una rivoluzione – in termini biblici: una conversione e anche un evento di grazia – che sovverte i nostri quadri di riferimento e mette in questione la comfort zone nella quale, indotti dall’antropologia che tutti respiriamo, siamo sempre tentati a ritirarci.
Se come Chiesa, in questi tempi, stiamo prendendo coscienza dell’urgenza di camminare insieme, pur nella diversità delle esperienze e delle culture, e se come umanità abbiamo un tremendo bisogno di reimparare questo, occorre fare e interiorizzare una scoperta da cui dipende in definitiva la riuscita di quest’impresa: non esiste comunità low cost, ovvero: non c’è comunità duratura, vera e reale senza la dinamica di un libero e reciproco “svuotarsi” di sé per mettersi al servizio dell’altro.
L’attuale numero di Ekklesía cerca di esplorare questa prospettiva da più punti di vista, dalla dimensione ecclesiale a quella civile, con approfondimenti ed esempi di un cammino profetico da cui dipende molto per il nostro futuro.
