La lettura del libro di Gianluca De Feo Il cielo sporco (Guanda 2025) è come un pugno nello stomaco. Spiega come funzionano le nuove micidiali piccole macchine volanti, i droni, e il loro impatto negli ultimi conflitti: «Lo strumento di guerra più economico, efficace, utile e pericoloso per gli esseri umani».
I robot combattenti hanno spazzato via dal campo di battaglia carri armati, elicotteri e tutto quello che significava guerra fino a pochi anni fa. I soldati sono paralizzati dal ronzio del drone che li osserva dall’alto: una micidiale arma psicologica, una caccia senza scampo, con «una preda che fugge e un mezzo meccanico che la insegue». I droni assassini, “intelligenti” e autonomi, da soli o in sciami, scelgono il bersaglio, lo aspettano, lo inseguono, lo colpiscono con un missile o schiantandosi in un attacco suicida.
Costruire un drone è facile, comandarlo ancora più facile. Non servono più soldati professionisti, basta arruolare adolescenti smanettoni, abituati ai giochi online.
Quando il drone colpisce, ci sono sempre danni collaterali: i generali e gli algoritmi decidono chi deve morire e quale è il numero accettabile di vittime civili (1, 10, 100…). Questa è la cosa più terribile. Ormai non è più guerra di soldati contro soldati, ma di macchine assassine contro civili inermi. Nugoli di robot killer assediano dal cielo le città dei Paesi oggi in guerra, «inseguono la gente nelle strade, danno la caccia ai bambini che giocano o ai pensionati che fanno la spesa».
Anche restare in casa non è sicuro. Il drone controlla «le finestre di un palazzo, sollevandosi da un piano all’altro: quando individua un appartamento abitato, scaglia un razzo all’interno e fa una strage. È una crudeltà esplicita, prolungata, rivendicata». È pulizia etnica, caccia ai civili a mezzo drone (vedi Gaza, Ucraina, Sud Sudan, Iran). Anche la criminalità compra droni per omicidi mirati e guerra alla polizia. Arma letale perfetta, nelle mani di chiunque.
Un incubo. Il male sembra ogni giorno più efficace, sfrontato, spietato. Ci sentiamo impotenti. Viene voglia di arrendersi e ritirarsi in un buco. Ma non possiamo, perlomeno chi legge Città Nuova. Perché serve ancora qualcuno che creda che la storia ha un senso e l’umanità un destino che non finisce con l’autodistruzione.
Se leggete Città Nuova, probabilmente ogni giorno cercate di costruire un mondo più umano, col cuore e con la testa, con lo stile di vita e la cultura. Una società dove bellezza e pace siano parole più importanti di morte e odio. Probabilmente continuate a sorridere ed amare chi vi passa accanto, e la patria altrui come la vostra. Grazie, perché continuate a farlo.