Il fenomeno migratorio continuerà ad essere un tema centrale di discussione anche quest’anno, perché quando altre rotte verso l’Europa diventano inaccessibili, il mare, nonostante i suoi numerosi pericoli, rimane la via più utilizzata.
Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), l’inizio del 2026 è stato il periodo più letale mai registrato nel Mediterraneo: il mare che unisce e separa tre continenti ha visto un numero senza precedenti di morti tra i migranti nei primi due mesi del 2026, con 606 decessi registrati al 24 febbraio. Nonostante questo dato rappresenti una diminuzione annuale, è evidente che il bilancio reale è probabilmente molto più alto.
Il Mediterraneo rimane la rotta più frequentata dai migranti. E le loro tragiche scomparse fra le acque si stanno moltiplicando in quelli che le organizzazioni umanitarie definiscono ormai “naufragi invisibili”. Sono almeno altre 1.500 le persone che risultano disperse in mare, ma le loro sparizioni non hanno potuto essere confermate a causa dell’accesso insufficiente alle informazioni di ricerca e soccorso. Il fenomeno si è aggravato dopo che il ciclone Harry ha colpito la regione centrale mediterranea tra il 16 e il 23 gennaio 2026 creando condizioni meteorologiche estreme. Sono state coinvolte le coste di Italia, Spagna, Grecia, Francia, Malta, Algeria e Tunisia. Si ritiene che centinaia di migranti partiti dalle coste tunisine siano scomparsi in mare durante questo periodo. Nelle settimane successive sono stati ritrovati corpi sulle coste italiane e libiche, ma non è stato possibile stabilire un bilancio preciso delle vittime.
Le Ong denunciano una diminuzione della trasparenza da parte di diverse autorità, in particolare in Italia, Malta e Tunisia. Un numero crescente di tragedie nel Mediterraneo si sta consumando inosservato, trasformando questa crisi migratoria in una tragedia silenziosa. Sebbene le prove di questi “naufragi invisibili” siano scarse, almeno 270 resti umani sono stati ritrovati sulle coste del Mediterraneo nel 2025 senza essere collegati ad alcun naufragio noto. Per le famiglie degli scomparsi, in assenza di conferme ufficiali, la situazione rimane relegata in un limbo, nell’incertezza sulla sorte dei propri cari. In un contesto di tagli al bilancio e pressioni politiche sulle organizzazioni umanitarie, il monitoraggio di questa rotta migratoria sta diventando sempre più difficile.
Lungo le rotte migratorie di tutto il mondo, lo scorso anno (2025) sono morte o scomparse complessivamente almeno 7.667 persone. Nel 2025, inoltre, almeno 2.185 persone erano morte o scomparse solo nel Mediterraneo, mentre 1.214 decessi erano stati registrati sulla vicina rotta atlantica dall’Africa occidentale verso le Isole Canarie. Questo significa che una percentuale altissima (44%), per quanto indicativa, dei migranti globali morti o scomparsi lo scorso anno, hanno perso la vita tra l’Africa e l’Europa.
