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Italia > Regioni

Nitto Santapaola, nessun funerale religioso. In Sicilia muore anche Bruno Contrada

di Francesca Cabibbo

- Fonte: Città Nuova

Nessuna celebrazione religiosa in occasione della sepoltura di Nitto Santapaola, morto a 87 anni a Milano. Era detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Opera

I funerali di Bruno Contrada, dirigente della polizia di Stato ed ex numero tre del Sisde deceduto a 95 anni il 12 marzo scorso, nella chiesa di S. Tommaso D’Aquino a Palermo, 16 marzo 2026 ANSA / Lara Sirignano

L’arcivescovo di Catania Luigi Renna ha deciso di vietare ogni rito religioso per il boss catanese. Santapaola era stato arrestato il 18 maggio del 1993 nelle campagne tra Granieri e Mazzarrone. Era latitante da 11 anni. Ha trascorso in carcere gli ultimi 33 anni della sua esistenza, dapprima a Pianosa (dove fu l’ultimo detenuto), poi a Opera. Non si è mai pentito. Era uno degli ultimi boss della stagione dei “corleonesi” e dei loro alleati catanesi. Oltre a lui, rimane in carcere anche Pietro Aglieri, più giovane di Santapaola, detto “u signurinu”.

La decisione di Renna segue quella del questore di Catania, Giuseppe Bellassai, che aveva vietato i funerali, sia pubblici, che privati, per ragioni di ordine pubblico.

Il presule catanese spiega le ragioni della sua decisione, in un’intervista al quotidiano Avvenire. «Le ragioni sono di opportunità, per quello che può diventare una celebrazione esequiale di un boss mafioso, ossia una celebrazione della persona a prescindere dal suo vissuto. Si trasformerebbe senza dubbio in un momento nel quale gli verrebbero resi onori, si manifesterebbe cordoglio ai suoi familiari con forme che possano rasentare conferme di alleanze antiche o nuove».

Nitto Santapaola in aula, settembre 1995. Foto archivio Ansa

Il funerale quindi non sarebbe solo un momento per pregare per la persona, ma potrebbe portare con se anche manifestazioni collaterali non opportune. Tutto questo in una città che, come ha confermato uno studio recente, ha il più alto tasso di reati per associazione mafiosa tra i minori. Il rapporto (Dis)armati di Save the Children ha evidenziato che nei primi sei mesi del 2025 i minori denunciati o arrestati a livello nazionale per associazione mafiosa sono 46 (in aumento rispetto all’anno precedente quando erano stati 49 in tutto). Dei 46, quindici sono a Catania e 6 a Napoli. Catania, dunque, è la città dove il fenomeno mafioso è più diffuso tra i giovani e quindi potenzialmente più pericoloso.

A Catania, in alcuni ambienti, il mito di Santapaola è ancora forte, i messaggi di cordoglio sono stati tanti e soprattutto si sono spesso trasformati in un “ricordo positivo” del defunto.

Monsignor Renna ha precisato che «la misericordia di Dio si chiede nella preghiera di suffragio e nella celebrazione eucaristica, o con opere di carità che vanno vissute nel segreto. (…) La preghiera non deve mancare, ma in forma strettamente privata e senza alcuna pubblicità previa né postuma, e solo se la famiglia lo chiede. La pietà va esercitata anche verso chi è stato vittima di queste persone e ancora attende giustizia. Il Signore solo conosce quello che è avvenuto nella coscienza dei malavitosi negli ultimi istanti della loro vita: questo ci basta, senza dover indagare, giustificare, ostentare, presumere».

Quindi rimane la possibilità, anzi l’opportunità di pregare per il defunto, ma «il funerale di un noto boss non solo stravolgerebbe il senso del funerale cristiano, ma diverrebbe una contro testimonianza».

Eppure Santapaola e molti ambienti malavitosi hanno sempre mantenuto un contatto con la fede. Quando è stato catturato il boss aveva con se la Bibbia. E non era il solo: anche Pietro Aglieri, catturato nel giugno 1997 a Bagheria, aveva addirittura santini e altarini allestiti nel covo dove trascorreva la latitanza. Ma si tratta di atteggiamenti che si nutrono di apparenze e di tradizioni, non di autentica fede cristiana, ovviamente in netto contrasto con i delitti di mafia e le malversazioni. «Come tanti cresciuti nell’oratorio salesiano di Nostra Signora de La Salette, nel quartiere San Cristoforo – spiega Renna – aveva ricordi della parrocchia e una minima formazione religiosa, ma aveva presto abbandonato la pratica della fede, ridotta poi a momenti di pietà popolare che spesso diventano “passerelle” anche per alcuni politici. I riferimenti ai santi fatti da persone come Santapaola sono espressione di una religiosità naturale che ha perso ogni sentimento di pietà e di carità: è la “religione rovesciata” di chi usa e maneggia il nome di Dio con disinvoltura, senza mai riferirsi ai cambiamenti e alle esigenze etiche della vita cristiana».

La morte di Santapaola arriva pochi giorni prima quella di Bruno Contrada, dirigente di Polizia il cui nome è stato a lungo associato ai rapporti tra servizi segreti deviati e criminalità. Contrada, già capo della Squadra Mobile di Palermo e capo della sezione siciliana della Criminalpol, nonché numero tre del Sisde.

Bruno Contrada nello studio dell’avvocato Stefano Giordano durante la conferenza stampa convocata dopo la perquisizione nella sua abitazione, 4 luglio 2018 Palermo. ANSA / IGOR PETYX

Contrada venne arrestato perché sospettato di collusioni legate anche alla strage di via D’Amelio, condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. La sua condanna venne poi revocata dalla Corte europea di giustizia. Contrada ottenne anche risarcimento per ingiusta detenzione.

Contrada è morto di vecchiaia, a 94 anni. Al suo funerale non c’era nessun esponente della Polizia anche se, dopo la revoca della condanna, l’ex superpoliziotto era stato riabilitato e gli era stata riconosciuta la pensione. Nessun esponente della polizia attualmente in servizio partecipa alle esequie. Sono presenti i figli Antonio e Guido.

Con la sua morte va via un pezzo importante della storia italiana, i cui contorni non sono mai stati definitivamente chiariti. La criminalità organizzata, a Catania come a Palermo, si è nutrita di rapporti collaterali, favoreggiamenti, protezioni e silenzi che negli anni hanno permesso grandi affari (ricordiamo il “sacco di Palermo”), latitanze dorate, impunità. Gran parte di tutto questo è rimasto avvolto nel mistero, così come i segreti legati ai numerosi processi e alle devianze e depistaggi della strage di via D’Amelio. Lo Stato spesso ha custodito nel suo seno contraddizioni insanabili.

In questi difficili decenni della storia italiana la Chiesa italiana ha tracciato una rotta. Il diniego dei funerali a Santapaola è un segnale importante. Non sono più possibili commistioni culturali e religiose. Il bene e il male stanno nettamente da una parte e dall’altra.

«La “religione rovesciata” di chi usa e maneggia il nome di Dio con disinvoltura» a Catania, sono stati banditi, in maniera netta. Chi esprime un pensiero diverso o i mille rivoli del possibilismo e del compromesso, oggi hanno avuto uno “stop”.

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