Alex Langer (1946-1995) compierebbe ottant’anni quest’anno e sono passati trent’anni dalla sua scomparsa.
Non c’era modo migliore di un convegno nazionale promosso il 31 gennaio scorso in memoria di Alex Langer, per aprire i lavori la Scuola di Pace e Nonviolenza promossa a Verona dalla Fondazione Toniolo della diocesi di Verona e dal Movimento Nonviolento.
Langer “facitore di pace” per sua stessa definizione, fu attivista, insegnante, giornalista, ambientalista, eurodeputato e pensatore profetico. Lascia una eredità importante a chiunque aspiri alla pace; con il suo pensiero e soprattutto con la sua azione lascia un‘eredità imprescindibile a tutti quelli che anche in questo tragico momento vogliono costruire, con la pace, un antidoto alla guerra che incombe.
Dai lavori del convegno è apparso chiaro il carattere davvero profetico delle idee di Langer come il dialogo inter etnico, i rapporti nord-sud del mondo, la giustizia climatica, l’”ecodebito”, il debito che noi contraiamo con l’ambiente, la “non brevettabilità della vita”, la “sopravvivenza della biosfera” e decine di altre questioni che Langer vide con profetica chiarezza e che sarebbero diventate di attualità stringente nei decenni a venire.
Gad Lerner, vecchio amico di Langer, confessa il senso di colpa di non essergli stato vicino nei primi anni novanta, quelli per lui difficilissimi della guerra in Jugoslavia e parla dei loro anni passati insieme, delle attività e dei viaggi internazionali; dice di dovere a Langer la spinta e la collaborazione ad occuparsi di Palestina e Medio Oriente approfittando, nei loro viaggi, anche della conoscenza delle lingue dell’amico ebreo e perfino dei suoi contatti familiari con Israele.
Come Aldo Capitini, Alex Langer si pone e vive il problema per cui il pacifismo utopico e romantico deve prima o poi fare i conti con la realtà. Il pacifismo vero è concreto, non si realizza nei proclami ma nei fatti vissuti, in eventi reali, cose, vita attiva; ed Alex con la sua intensa vita lo realizza.
Spuntate come aforismi durante il convegno frasi del tipo: «Pensa se scoppiasse la guerra e nessuno ci andasse… », oppure «Stiamo facendo ciò che era, è e sarà giusto?», sottotitolo, questo, del convegno; oppure «Solve et coagula», legge alchemica che per Alex significa perdere la propria individualità, anche di gruppo, per far crescere l’unità con gli altri.
« Sul mio ponte si passa in entrambi i sensi» egli afferma: è la sua vocazione innata ad unire tutti ad essere ponte tra individui e popoli.
C’è l’istinto quasi cromosomico di Alex Langer di “farsi uno” con l’altro, capirlo, mettersi nei suoi panni. Marzio Marzorati afferma: «A quei tempi si parlava spesso di “bravi maestri o cattivi maestri”. Alex è stato un mio bravo maestro perché mi ha ascoltato, mi ha posto al centro dei suoi interessi».
La sessione pomeridiana del 31 Gennaio si è svolto nel complesso della basilica di San Zeno, che, nei suoi soggiorni veronesi, Alex visitava tutte le volte che poteva. La basilica conserva ben cinque immagini di San Cristoforo, il santo cui Alex, con la vocazione del traghettatore chiedeva: «Cosa resterebbe da fare ad un tuo emulo, caro San Cristoforo? Qual è la Grande Causa per la quale impegnare oggi le migliori forze? Qual è il fiume difficile da attraversare, quale sarà il bambino apparentemente leggero ma in realtà pesante e decisivo da traghettare?».
Il congresso ha regalato anche frasi inedite di Alex Langer, domande trovate dopo la morte in un file del suo computer:
« Cosa ci può realmente motivare?»
« Cambiare il mondo o salvaguardarlo?»
« Solidarietà come autocompiacimento?»
« Abbandonare la radicalità?»
« Etica della rivoluzione?»
«Navigare a vista?»
« Potenzialità della disubbidienza civile».
« Cosa ti dice il sud del mondo? Solo cattiva coscienza? »
«Perché cercare la salvezza altrove (perché poi dover andare lontano…)?»
« Tu che ormai fai il militante da 25 anni e che hai attraversato le esperienze del pacifismo, della sinistra cristiana, del 68 (già “da grande”), dell’estremismo degli anni 70, del sindacato, della solidarietà con il Cile con l’America latina, col Portogallo, con la Palestina, della nuova sinistra, del localismo, del terzo mondo e dell’ecologia- da dove prendi l’energie per “fare” ancora?» « A chi ci si può affidare?»
Il file è del 4 marzo 1990 ed è quasi un esame di coscienza; contiene dubbi pesanti, amletici.
Sono gli anni novanta, quelli della storica stretta di mano tra Rabin ed Arafat ma anche della disgregazione della Jugoslavia con le terribili guerre fratricide nei Balcani.
Alex compie parecchi viaggi in Jugoslavia, organizza aiuti ai profughi. Fonda il “Verona forum”, organizzazione non governativa per riconciliare le diverse etnie della Jugoslavia.
Vede cadere, ad un passo da casa sua, l’assioma del “mai più guerre !”
Ciò che Alex vede in Jugoslavia ferisce tragicamente la sua sensibilità fino ad indurlo ad invocare un intervento diretto per fermare la guerra. Questo gli crea incomprensioni anche tra i suoi, nello stesso Movimento nonviolento. Alex vive il disagio di chi non riusciva a farsi ascoltare ed a far capire la portata drammatica ciò che stava accadendo in Jugoslavia.
Si sente solo, incompreso e disperato e pone fine alla sua vita. Lascia scritto: «I pesi mi sono diventati davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi. “Venite a me, voi che siete stanchi ed oberati”. Anche nell’accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto».
Guglielmo Boselli, allora direttore di Citta Nuova, scriveva nel suo editoriale: «Era solo. Si sentiva tremendamente solo nel gettare ponti, nonostante i molti che apprezzavano e condividevano il suo impegno senza limiti per il superamento di ogni barriera.(…)
Alex Langer è uno di quelli che sono caduti lungo la strada difficile della convivenza pacifica. Ma questa è una bandiera che non si può ammainare.
Qualsiasi convinzione politica o ideologica si intenda sostenere, qualsiasi opinione si possa avere del complesso personaggio Langer, su questo punto non si può arretrare. E una “nuova frontiera” – oltre ogni frontiera – che è possibile raggiungere “insieme”, da persone provenienti da diverse estrazioni culturali, oltre gli ostacoli enormi che han fatto scrivere a Langer, da solo: “I pesi sono divenuti davvero insostenibili, non ce la faccio più”. Nel cammino arduo per giungere ad una pace vera si richiede l’impegno di tutti. Siamo tutti in primissima linea».
