Nell’analisi dello scenario internazionale, la voce seppur solitamente ben documentata di Manlio Dinucci resta molto lontana dall’informazione mainstream. Di professione geografo, Dinucci è autore oltre che di testi di saggistica anche di libri scolastici per le scuole superiori. Per un certo periodo ha ricoperto il ruolo di direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War (l’associazione vincitrice del Nobel per la pace nel 1985) e attualmente offre una lettura degli avvenimenti internazionali nella rubrica Grandangolo sulla piattaforma di webtv Byoblu che ha un uditorio non trascurabile tra le fonti alternative di informazione in Italia. L’intervista mira cogliere elementi da valutare nel novero del dibattito sulla congiuntura mondiale sempre più preoccupante.
Partiamo dalle recenti dichiarazioni del presidente Trump sullo Stato dell’Unione. Molti speravano in una soluzione diplomatica con l’Iran, ma lei ha una lettura molto diversa. Qual è il senso di quelle parole a suo parere?
Le parole di Trump non erano affatto un’apertura diplomatica, ma l’annuncio di una guerra già decisa. Mentre erano formalmente in atto dei colloqui, il presidente ha dipinto l’Iran come una nazione che da 47 anni diffonde solo terrorismo e morte, sostenendo che stiano sviluppando missili in grado di colpire l’Europa e persino gli Stati Uniti. In realtà, tutto lo spazio per la trattativa era una finzione: l’azione militare era già stata stabilita.
Trump insiste sul fatto che l’Iran non debba dotarsi di armi nucleari. Tuttavia, lei sottolinea spesso un’asimmetria fondamentale nel Medio Oriente su questo punto.
Esattamente. Si ignora sistematicamente che Israele è l’unico Paese in Medio Oriente in possesso di un modernissimo arsenale nucleare, ottenuto grazie al ruolo fondamentale di Stati Uniti e Francia. Israele non ha aderito al Trattato di non proliferazione e non è soggetto a controlli, a differenza dell’Iran che vi ha aderito. Non esiste una reale minaccia nucleare iraniana oggi; il punto è che l’Iran potrebbe, in futuro, mettere in discussione il monopolio nucleare israeliano nella regione.
Nel suo discorso, lei fa spesso riferimento alla storia per spiegare il presente. Perché l’Occidente sembra avere un conto in sospeso con l’Iran da decenni?
Bisogna risalire al 1953, quando la CIA e l’MI6 britannico organizzarono un colpo di stato per abbattere il governo democratico di Mossadegh. La sua colpa? Aveva iniziato la nazionalizzazione delle riserve petrolifere per ottenere una ripartizione degli utili più equa dalle multinazionali straniere. Dopo la rivoluzione del 1979, il progetto di Mossadegh è stato ripreso e l’industria petrolifera è stata nuovamente nazionalizzata: è da quel momento che l’Iran è diventato il “nemico numero uno” per Washington.
Oltre alla questione energetica, qual è il ruolo dell’Iran nel nuovo assetto mondiale multipolare?
L’Iran è un membro fondamentale dei BRICS (Raggruppamento di economie emergenti a partire da Brasile,Russia,India,Cina e Sudafrica, Ndr) . È uno snodo strategico per la “Nuova Via della Seta” cinese e per il “corridoio nord-sud” che permette alla Russia, bloccata a ovest, di esportare le proprie materie prime verso l’Oceano Indiano passando per il territorio iraniano. Colpire l’Iran significa colpire al cuore l’organizzazione dei BRICS e tentare di fermare l’avanzata di un mondo multipolare che l’Occidente dominato dagli Stati Uniti non vuole accettare.
Parlando dei fatti recenti, si è parlato di un coinvolgimento diretto dell’intelligence americana nelle ultime operazioni militari. Cosa ne sappiamo?
Il New York Times ha riportato che la CIA ha aiutato a individuare e colpire i leader iraniani, fornendo a Israele le coordinate per l’uccisione dell’Ayatollah Khamenei e di altri vertici politici e militari. Siamo di fronte a una guerra preparata con gli strumenti più sofisticati, dove la diplomazia è ormai scomparsa per lasciare spazio solo alla forza delle armi.
Qual è il rischio reale che stiamo correndo a livello globale?
Siamo sul limite di una guerra mondiale termonucleare. La gravità della situazione sfugge alla maggioranza dell’opinione pubblica perché l’informazione mainstream è del tutto falsa nell’essenziale. Non si tratta solo del Medio Oriente: c’è il conflitto NATO-Russia e l’intenzione di fornire armi nucleari all’Ucraina. In questo scenario, l’Italia è dentro la guerra fino al collo, spendendo oltre 120 milioni di euro al giorno per il settore militare e fornendo supporto logistico alle strategie del Pentagono.
Quale appello si sente di fare in un momento così drammatico?
È necessario un fronte unito di tutte le persone che mantengono la capacità di ragionare, superando le divisioni politiche o religiose. Qui è in gioco la sopravvivenza stessa dell’umanità. Dobbiamo sostenere le voci indipendenti che cercano di portarci alla ragione, perché siamo gestiti da una “lucida follia” che ci sta portando alla catastrofe.
