Dopo che sabato febbraio le forze armate israeliane e americane hanno sferrato un attacco congiunto sull’Iran, con l’obiettivo – apparentemente centrato almeno per quanto riguarda il “leader supremo”, Ali Khamenei, rimasto ucciso – di eliminare i vertici del regime degli ayatollah, viene spontaneo guardare per primo a quali siano state le reazioni in particolare nei Paesi autori del gesto.
Per quanto riguarda gli Usa, il New York Times, dopo dettagliatissimi resoconti sull’operazione militare, con un editoriale porta l’attenzione sul fatto che «Un tiranno cade, una pericolosa incertezza inizia»; senza tralasciare una stoccata a Trump da parte dell’editorialista David French, che commenta «Guerra e pace non possono essere lasciate ad un uomo solo, e in particolare a quest’uomo». Il Washington Post si sofferma di più sui rischi legati ad una possibile, per quanto attualmente difficile, risposta dell’Iran; nonché sulle reazioni sia di giubilo che di disperazione a Teheran dopo l’attacco, e sul fatto che gli europei, «timorosi di una guerra su vasta scala, puntualizzano di non essersi uniti a questi attacchi». Anche il Wall Street Journal porta l’attenzione sul fatto che «le forze iraniane costruite per difendere il regime ora si trovano di fronte alla battaglia finale»; e soprattutto analizza come «Khamanei ha rimodellato gli equilibri di potere in Medioriente […] espandendo le ambizioni globali del Paese mentre si confrontava con il dissenso interno dovuto al dissesto economico».
In Israele, il Jerusalem Post apre con titoli incentrati sulla superiorità delle proprie forze armate, come «Israele e gli Usa vicini alla supremazia aerea in Iran dopo aver sganciato 1200 bombe», e riferisce di missili iraniani arrivati a lambire Cipro; mentre Haaretz tra le tante analisi, tra cui quella sulla posizione “defilata” degli europei, propone una riflessione su come «i Paesi del Golfo hanno cercato di contenere la minaccia iraniana, ma la loro strategia è fallita».
Guardando alla Russia, storicamente sostenitrice dell’Iran, il Kommersant titola «Gli iraniani scendono in piazza per festeggiare la morte di Khamenei»; mentre Izvestia riferisce che il portavoce di Putin, Dimitrij Peskov, ha definito la Russia «un’isola di stabilità in una condizione di caos». Dedica poi un’analisi ai possibili scenari del post-Khamenei; sottolineando in particolare che «le aspettative dell’Occidente di massicce manifestazioni di sotegno [in favore del cambio di regime, ndr] non si sono rivelate giustificate [..]. Anche gli iraniani in favore della fine del governo religioso non sono necessariamente a favore di diventare dipendenti dall’Occidente. La società vuole il cambiamento, ma non a costo di perdere la sovranità».
Venendo al Regno Unito, tra i tanti articoli del Guardian è da segnalare l’analisi di come «gli attacchi di Trump all’Iran mettono alla prova la promessa MAGA [la sua corrente di pensiero politico, ndr] di “mai più guerre”», aprendo crepe tra i sostenitori del presidente americano; mentre sia l’Independent che il Times si uniscono al coro di chi definisce il futuro della Regione «pericolosamente incerto».
In Germania, Der Spiegel sottolinea come Netanyhau affermi che «gli iraniani potrebbero utilizzare gli attacchi per “prendere in mano il proprio destino, ma on spiega come; e né Israele né gli Usa crederebbero ad una capitolazione immediata del regime». E porta l’attenzione anche sulle proteste di fronte ai consolati americani esplose in altri Paesi “sensibili”, come il Pakistan e l’Iraq. La Frankfurter Allegmeine Zeitung dedica spazio anche ai riflessi interni; sottolineando come l’attacco all’Iran stia costringendo il cancelliere Merz a «camminare di nuovo sul filo del rasoio» tra l’esprimere «comprensione» per l’azione israelo-americana e l’evitare di «offrire un sostegno aperto», dato che tra i partiti interni alla coalizione di governo ci sono posizioni divergenti in merito.
In Francia, Le Monde cita nel titolo di apertura il fatto che il presidente Macron ha convocato un nuovo Consiglio di Difesa; e titola il proprio editoriale «La guerra voluta da Donald Trump in Iran», definita come «un attacco senza alcuna urgenza» dettato da considerazioni esclusivamente politiche, che «potrebbe aprire una fase di grande instabilità». Le Figaro riferisce anche di «diversi morti in Israele», e dà voce al leader di sinistra Mélenchon che denuncia «la negazione del diritto internazionale».
In Spagna, El Paìs riprende diversi temi già citati nelle altre prime pagine – l’incertezza, il tema della successione, la possibile ritorsione iraniana, le fratture apertesi tra i sostenitori di Trump – e dedica spazio anche alle forti tensioni sul mercato energetico, che «preludono a forti rialzi dei prezzi». Significativi poi i titoli di due editoriali: «Trump e Netanyahu aprono il vaso di Pandora in Iran», e «La prima guerra imperiale trumpista».
