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Cultura > Scienza

Nanoparticelle riciclabili per decontaminare l’acqua

di Javier Rubio

Un gruppo di ricercatori dell’Instituto de Ciencia de Materiales de Madrid ha messo a punto un nuovo metodo di decontaminazione.

Acqua (foto Pexels-Pixabay)

Abituati come siamo a “sopportare” la valanga di notizie sui conflitti che ogni giorno ci vengono servite su eleganti vassoi da diversi telegiornali, viene da chiedersi se i fatti che accadono al mondo, e che meritano di essere oggetto di notizia, siano solo quelli: i conflitti. Tanto insistere sul negativo, alla fine genera in noi uno stressante istinto di difesa di fronte a tutto ciò che può contaminare e danneggiare lo stile di vita confortevole al quale aspiriamo. Anche senza volerci rinchiudere in un castello murato da difendere a tutti i costi, c’è bisogno di scoprire anche il positivo, che pure c’è.

Ecco perché ogni tanto mi concedo un bagno di “bontà” girando tra i diversi siti web in cui posso trovare giornalisti che riferiscono notizie su fatti, eventi, proposte e progetti positivi. In spagnolo ne conosco ormai diversi, certamente esistono anche in altre lingue. Un viaggio internautico attraverso questi siti mi permette di vedere che nel mondo, oltre la politica, l’economia, le guerre e i conflitti, ci sono anche fatti, scoperte e iniziative che fanno progredire l’umanità e il mondo. Cioè, non si tratta di guardare da un’altra parte, ma di prendere coscienza che l’altro lato esiste.

Oggi, ad esempio, mi sono riconciliato con la specie umana leggendo nel sito buenasnoticias.es una notizia tecnico-scientifica di una scoperta che sarà molto utile per contrastare alcuni gravi effetti inquinanti prodotti della specie umana. La notizia viene riferita direttamente da un gruppo di scienziati dell’Instituto de Ciencia de Materiales de Madrid (Icmm) e consiste in «un metodo per decontaminare l’acqua basato sull’utilizzo di nanoparticelle (delle dimensioni di un miliardesimo di metro), che non solo assorbe i contaminanti, ma consente anche di recuperare facilmente le nanoparticelle utilizzate dopo il processo, riducendo così i costi».

Javier Pérez-Carvajal, uno dei membri del gruppo, afferma che «la presenza di contaminanti nei mezzi acquosi è un problema che la società e l’industria odierne devono affrontare». I metodi già oggi utilizzati per decontaminare l’acqua si servono anche di nanoparticelle, ma il loro ricupero dopo l’utilizzo non è facile. Pilar Aranda, ideatrice del nuovo metodo, spiega che il costo degli attuali «processi di recupero o filtrazione aumenta con l’aumentare delle dimensioni del contaminante». I metodi tradizionali sfruttano alcune proprietà fisiche dei materiali per separare le nanoparticelle dall’acqua, come la centrifugazione o l’ultrafiltrazione. Ma questo metodo richiede una costosa fonte di energia esterna.

La nuova soluzione proposta dai ricercatori dell’Icmm consiste nell’utilizzo di particelle nano e microcristalline di una rete Mof (acronimo che identifica un tipo di materiale che combina molecole organiche con atomi metallici) con numerosi pori di appena pochi nanometri (un milionesimo di millimetro) ciascuno, che intrappolano i contaminanti organici presenti nell’acqua. «Queste particelle – spiega Pérez-Carvajal­ – interagiscono tra loro e formano micro-oggetti flottanti, cioè che tendono a galleggiare sulla superficie dell’acqua, rendendoli facili da rimuovere una volta esaurita la loro funzione». Questo nuovo metodo riduce i costi di recupero delle particelle assorbenti perché «elimina i sistemi di centrifugazione o altri metodi comuni, e previene anche la formazione di fanghi», dice Pilar Aranda. Questa tecnologia ha già ottenuto un brevetto europeo prioritario ed è disponibile per la dimostrazione in laboratorio.

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