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Cultura > Cinema

La generazione fragile

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Luca Lucini torna a ritrarre il mondo giovanile, con equilibrio e un pizzico di malinconia nel film “L’Amore, in teoria”

Lucini, il regista di L’uomo perfetto, cioè Riccardo Scamarcio, e Solo un padre, cioè Luca Argentero, questa volta scandaglia la storia di Leone, vale a dire Nicolas Maupas, attore emergente dopo le serie Mare fuori, Un professore e Il conte di Montecristo.

Leone ha 22 anni, è innamorato dal liceo di Carola (Caterina De Angelis) che lo sfrutta per fasi accompagnare dal fidanzato sgradito ai genitori. Leone, che sta per laurearsi in filosofia, è timido, candido, impacciato, così finisce, per colpa di Carola, ai servizi sociali. Incontrerà un barbone, specie di grillo parlante, Meda (un grande Francesco Salvi), che lentamente gli farà capire come e cosa è la vita. Lui, Leone, orfano di madre, vive con il padre (Francesco Colella), tenero e solitario, e parla da solo: è un romantico, indifeso, con un gruppo di amici e la testa piena di teorie filosofiche.

Ma l’amore in pratica è altra cosa. Incontra Flor (Martina Gatti), disinibita, attivista sociale: con lei scatta ”la prima volta”. Lui si innamora, per lei lui è stato solo uno dei tanti… Eppure, non finirà così. Leone, infatti, per la prima volta non demorderà, si conquisterà l’amore come un rapporto autentico, vero, forse duraturo.

Un film tenero, anche dolce e triste,  perché il protagonista (Maupas è convincente) disegna un giovane insicuro, fragile, che lotta per essere sé stesso, trovare un rapporto con il padre, fiducioso negli amici.

I maschi sono il pezzo debole ormai, le donne sono più forti. Lucini ritrae una generazione di ”perdenti”, di paurosi, con umana simpatia, un ritmo deciso e una verosimiglianza emotiva che rende piacevole, ma anche riflessivo, il racconto. In fondo, Leone e i suoi amici desiderano solo uscire dalle loro insicurezze e trovare il vero amore, in pratica, non solo in teoria. Cercando anche qualcuno, magari un senzatetto più adulto, che gli faccia da ”guida” o, meglio, da “sostegno”. Da vedere.

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