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Persona e famiglia > Testimoni

Vittorio Trancanelli, santità in corsia

di Vittoria Terenzi

- Fonte: Città Nuova

In occasione del Giubileo dei malati appena celebrato, dove il papa ha fatto la sua prima apparizione pubblica in piazza S. Pietro, salutando i partecipanti alla messa, ricordiamo il venerabile Vittorio Trancanelli, che ha dedicato tutta la vita alla cura e all’accoglienza dei malati e delle famiglie bisognose

«Un uomo vero, senza maschera, impegnato con la mente a pensare, studiare, capire sempre cose nuove che potessero favorire la vita e i malati. Un cristiano che non si è mai vergognato di esserlo e di mostrarlo. Un marito e un padre tenero e appassionato, senza sdolcinature. Un cittadino critico e operoso; di poche parole e sempre in azione. Il suo riposo era lo studio, la preghiera e la Sacra Scrittura». Così il card. Bassetti ha definito il venerabile servo di Dio Vittorio Trancanelli nell’omelia durante la celebrazione per la traslazione delle sue spoglie.

Laico, padre di famiglia, medico, Trancanelli è stato «un cristiano che bruciava d’amore per Cristo e per il prossimo, dotato di una spiritualità conciliare, aperta all’ecumenismo e all’unità dei cristiani».

Nato a Spello il 26 aprile 1944, Vittorio studia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia, presso la quale si laurea divenendo medico-chirurgo. Il 18 ottobre 1970 sposa Rosalia Sabatini e si trasferisce a Perugia dove lavora presso l’ospedale S. Maria della Misericordia. L’esperienza di una grave malattia segna tutta la sua vita: si ammala di colite ulcerosa con peritonite diffusa e guarisce da morte quasi certa. Dopo un anno di convalescenza riprende il lavoro in ospedale, donandosi con amore e dedizione al servizio dei malati nei quali vede il volto di Gesù.

Malato tra i malati, povero tra i poveri, medico tra i medici, Vittorio Trancanelli vive con fede e forza d’animo i postumi della malattia. Nonostante i successi professionali che gli avrebbero consentito un’agiatezza economica, conduce una vita sobria e si dimostra sempre disponibile verso coloro che hanno più bisogno. Un uomo dal carattere riservato, ma allo stesso tempo aperto agli altri, attraverso la professione viene a contatto anche con profondi drammi umani ai quali si accosta con amore e rispetto. Apprezzato da colleghi e pazienti per il suo senso di umanità e la sua dolcezza. Animato dalla speranza cristiana, in ogni situazione anche difficile cerca di conservare sempre la calma.

Studia con passione la Parola di Dio, che mette a fondamento delle sue scelte professionali e di vita. Proprio meditando il Vangelo di Matteo, Vittorio e Rosalia, che già avevano un figlio, decidono di accogliere in affido alcuni bambini in difficoltà. I primi ad arrivare sono Paola e Andrea, ai quali si aggiunge Nadia. Poi Alessandra, con la sindrome di Down, figlia di una caposala dell’ospedale di Perugia che gliela affida in punto di morte.

Un’altra esperienza porta la coppia a una decisione importante: dopo aver ospitato per qualche mese una donna abbandonata dal marito insieme ai 4 figli, Vittorio e Rosalia pensano a una forma più stabile di accoglienza. Nel 1997, insieme ad altre famiglie amiche, fondano l’associazione Alle Querce di Mamre, con sede a Cenerente, per l’accoglienza di famiglie, soprattutto madri con figli, in gravi difficoltà, in sinergia con la Caritas diocesana.

«Le Querce di Mamre non sono solo un luogo geografico e sacro, ma rappresentano un luogo generativo: sono il luogo dove nasce il popolo dell’alleanza. E questa nascita ha un presupposto fondamentale: l’accoglienza. È quanto Abramo ha fatto con i tre ospiti che gli si presentano», commenta il cardinale Bassetti. L’associazione, infatti, diventa realmente luogo in cui la vita è accolta e custodita con amore, l’ospitalità diventa gesto di misericordia e autentica testimonianza di fede.

Dopo un anno dalla fondazione dell’associazione, il 24 giugno 1998, Vittorio Trancanelli torna alla casa del Padre. Prima di morire dice: «Per questo vale la pena vivere; anche se fossi diventato chissà chi, se avessi avuto i soldi in banca, avessi comprato tante case, cosa avrei portato con me adesso? Cosa portavo davanti a Dio? Adesso porto l’amore che abbiamo dato a queste persone». L’arcivescovo Giuseppe Chiaretti, che celebra i suoi funerali, lo definisce «un santo laico del nostro tempo». Papa Francesco lo dichiara venerabile il 27 febbraio 2017.

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