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Cultura > Itinerari

Gli splendori della Pietra di Luna

di Oreste Paliotti

- Fonte: Città Nuova

Carpi “patria” della scagliola. Il fascino di una tecnica antica imitante il marmo che sta avendo un rilancio ai nostri tempi

Avendo preso spunto, per un precedente itinerario, dalla clamorosa vittoria calcistica che ha segnato l’ingresso della squadra del Benevento nell’agognata serie A, questa volta, per motivi di giustizia, voglio rendere omaggio anche alla città dei calciatori sconfitti, i biancorossi del Carpi, evidenziando una gloria di questo industrioso comune della provincia di Modena: la scagliola.

Sede della signoria dei Pio a partire dal XIV secolo e, nel Cinquecento, degli Estensi, famosa per la sua immensa piazza porticata di epoca rinascimentale, Carpi ha avuto il suo cospicuo patrimonio storico-artistico gravemente danneggiato dal terremoto del 2012, ma grazie alla tenacia e all’ingegno dei suoi abitanti si va riprendendo rapidamente dal sisma. Tra i monumenti ritornati agibili dopo i restauri vanno menzionati il bel Teatro comunale in stile neoclassico, inaugurato nel 1861 su progetto dell’architetto Claudio Rossi, e la magnifica dimora-castello dei Pio, che ospita ben tre musei, l’Archivio storico comunale e il Castello dei ragazzi.

Per tornare alla scagliola, nel XVII secolo la città emiliana divenne il principale centro di diffusione di questa tecnica che imita alla perfezione colori e venature degli intarsi marmorei, grazie al decoratore e architetto carpigiano Guido Fassi (1584-1649). Tale tecnica che utilizza una qualità particolare di gesso, la Selenite o Pietra di Luna, mischiata con acqua, pigmenti colorati e colle naturali (di qui anche il nome di “meschia” dato a questo impasto particolarmente facile da lavorare) incontrò enorme favore nel granducato di Firenze, diffondendosi poi in tutte le corti europee: con essa furono realizzati i più raffinati decori per pareti, soffitti, pavimenti, paliotti di altari, mensole, colonne, tavolini ecc., spesso impreziositi dall’inclusione di altri minerali e di madreperla.

Duplice la lavorazione, che poteva essere a commesso o a intarsio. A commesso: da lastre in scagliola di almeno 1 cm di spessore uniforme, bianche, nere, colorate o variegate, si ritagliavano secondo un dato disegno pezzi che poi venivano incollati su un fondo come ricostruendo un puzzle. A intarsio: su un fondo livellato di scagliola si ricavava il calco del disegno da riempire con l’impasto di gesso colorato. Per i maestri della scagliola non c’era limite alla fantasia. Loro soggetti prediletti erano lussureggianti tralci vegetali e vasi di fiori tra cui compaiono, uccelli, insetti e altri animaletti; meravigliosi ornati con pizzi, fregi e candelabre; scorci di paesaggi e di architetture; medaglioni con immagini di santi; scene tratte dalla mitologia o dalla storia sacra e profana; complicati intarsi di marmi colorati, ecc. La lucidatura finale con cera d’api e pomice dava splendore a questi manufatti spesso di altissimo livello artistico, quando non veri capolavori, molti dei quali arricchiscono oggi le collezioni dei più importanti musei d’Europa e d’oltreoceano.

Caduta in oblio nell’Ottocento, intorno agli anni Quaranta del secolo scorso questa tecnica venne riscoperta dal fiorentino Bianco Bianchi (1920-2006), unico tra gli artigiani moderni a lavorare secondo la formula antica. Appassionato raccoglitore di antiche scagliole da lui stesso restaurate, creò presso il suo laboratorio di Pontassieve una collezione di oltre 150 esemplari ritenuta la più completa del genere oggi esistente. Continuano la tradizione paterna i figli Alessandro ed Elisabetta, richiesti in tutto il mondo per arredare con le loro produzioni interni di prestigio.

A Carpi, patria della scagliola, non c’è chiesa storica priva di opere aventi come ingrediente base la pallida Pietra di Luna: rivestimenti e decorazioni architettoniche di altari, balaustre e perfino monumenti funebri. Ne sono ricche specialmente la cattedrale dedicata all’Assunta, sul lato settentrionale della piazza dei Martiri, e la monumentale San Nicolò, officiata dai frati minori osservanti: entrambe con tracce del genio di Guido Fassi.

Ci fosse stato un campionato di serie A per le arti cosiddette “minori”, Carpi l’avrebbe ben meritato con le sue stupende scagliole.

 

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