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Persona e famiglia > Storie

Eugent e Redjan, baristi no slot di Arezzo

di Tamara Pastorelli

- Fonte: Città Nuova

Tamara Pastorelli

Hanno scelto di non tenere le slot machine nel loro “Caffè Spritz”. Sabato 6 maggio, sono stati premiati con l’adesivo “Slot free” dal gruppo Slotmob aretino. Ecco le loro storie.

Andiamo a conoscerli nel loro bar, in via Benedetto Varchi, angolo via Rossellino, non lontano dal centro storico. Mi accompagna Mariana, una giovane del gruppo SlotMob di Arezzo, che comprende varie realtà associative locali impegnate contro la piaga dell’azzardo.

Il locale, il “Caffè Spritz” ha una bella veranda dove alcuni clienti approfittano del sole e del tepore per leggersi in pace il giornale, sorseggiando chi un caffè, chi un succo. Dentro c’è un’atmosfera semplice ed elegante insieme. Sono le cinque del pomeriggio, ed è un momento tranquillo, in cui, da dietro al bancone, i due proprietari possono fermarsi con noi e parlare.

Eugent ha capelli scuri e ricci, un bel sorriso. Oggi ha 35 anni. Ci racconta che è arrivato in Italia nel 1997, quando aveva quattordici anni, su un gommone proveniente dall’Albania. Ha frequentato l’istituto d’arte, e poi, ha trovato lavoro come disegnatore 3D e cartografo a Firenze ma, ad un certo punto, l’azienda in cui lavorava è entrata in crisi. Così, nei fine settimana, arrotondava facendo il cameriere.

Redjan ha qualche anno meno di lui, la testa rasata e gli occhi vivaci. Ha raggiunto la nostra Penisola a bordo di un traghetto che era il 2000, anche lui aveva quattordici anni, anche lui veniva dall’Albania. Dopo la scuola, ha cominciato a lavorare come cameriere, in una pizzeria. Eugent e Redjan frequentavano la stessa compagnia e sono diventati amici. Un giorno di qualche anno fa, parlando, hanno sognato di lavorare insieme e di prendere in gestione un bar.

«Una sera passavamo di qua, da via Rossellino, e ci siamo accorti che il bar che c’era prima aveva chiuso ed era disallestito. Ci è sembrato subito il posto giusto dove creare il nostro caffè. Così, abbiamo cominciato a suonare ai campanelli dei vicini, per sapere chi era il proprietario», racconta Redjan.

Così comincia la loro avventura: trovano il proprietario, e poi si mettono al lavoro per ristrutturare il locale: «Abbiamo fatto tutto da noi. E, in tre mesi abbiamo riaperto».

Nel bar precedente c’erano le slot machine, ma Eugent e Redjan scelgono di non tenerle: «Noi volevamo creare un luogo che fosse per i nostri clienti un punto di incontro, di ritrovo, non un punto d’azzardo» spiega Eugent «e poi, Redjan ha un amico con questa dipendenza… Le abbiamo tolte perché abbiamo visto come rovinano le persone».

A distanza di tre anni, Redjan e Eugent ammettono che non è facile sostenere il loro sogno: «L’affitto è piuttosto alto, delle volte capitano imprevisti che ti mettono in crisi: come quando il servizio postale ci ha smarrito un pacco con i buoni pasto per circa tremila euro. Perdere 3000 euro per errore altrui è pesante, ma mai abbiamo ripensato all’idea delle slot. Ci piace che il nostro bar rimanga un punto d’incontro, un punto dove la gente si trova a parlare, a fare colazione, a condividere uno spritz!».

Chiedo a Mariana come hanno fatto a scovarli: «Paolo, uno dei sostenitori di Slotmob, è un loro amico…». Eugent spiega: «Ci conosciamo dal 1998, da quando eravamo ragazzini. Un giorno è passato di qua e mi ha parlato di Slot Mob, e io gli ho raccontato che anche noi le avevamo tolte. Da qui è nata la loro proposta».

«Lo Slot Mob di sabato è stata un’idea dell’Associazione Famiglia Insieme, un’associazione di famiglie che opera sul territorio aretino con azioni concrete a tutela dei minori, come il Centro di Accoglienza Minori, dove, appena arrivato in Italia, è stato ospitato per un anno anche Eugent» spiega Mariana.

Così, sabato 6 maggio il Bar Spritz ha ricevuto l’adesivo “Slot-free” da attaccare all’esterno del locale ed è stato premiato con la consueta colazione di massa.

Il pomeriggio dello stesso giorno, presso la Casa delle Culture, si è svolto il convegno dal titolo “A che gioco giochiamo”, patrocinato da Comune di Arezzo, Usl Toscana Sud-Est e Cesvot.

Tra i relatori: Simona Neri, sindaco di Pergine Valdarno e responsabile regionale dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani per i progetti contro bullismo e ludopatie; Marco Becattini, direttore del dipartimento di dipendenza della Usl Toscana Sud-Est; Carlo Cefaloni, giornalista di “Città Nuova” e Gianni Bacci, presidente dell’associazione “Mi rimetto in gioco”, che hanno approfondito il problema dell’azzardo da un punto di vista politico, sanitario, economico e sociale.

Il bar Spritz di Eugent e Redjan è il 197° bar slot-free, ma come sostiene Mariana, è un traguardo parziale:«Non ci basta, non ci fermeremo finché non vedremo realizzarsi i nostri obbiettivi: come quello di vedere equiparata la pubblicità dell’azzardo a quella vietata del tabacco o dai contenuti visivi espressamente negativi e offensivi; finché l’intero settore dell’azzardo, che in Italia è stato affidato a società commerciali multinazionali, che esistono al solo scopo di trarne profitto, non verrà rimesso interamente in discussione, e affidato a una nuova gestione che possa essere pubblica e responsabile».

Allerta, allora. Perché il “nemico” è sempre alle porte, ed è furbo e anche privo di scrupoli. Basta visitare la pagina Facebook del bar Spritz, dove un vecchio messaggio per fortuna caduto nel vuoto, inviato nel gennaio 2017 da una fantomatica “Anna Maria Giorgetti”, recita: «Gentile esercente, nel tuo locale, anche se ubicato in prossimità di scuole o chiese, puoi attivare in 24 ore ed a totale costo zero, un punto per promozione e raccolta di gioco telematico autorizzato.. Il modo più semplice veloce e remunerativo per entrare in un settore in costante crescita, che crea indotto ed offre possibilità straordinarie. Offerta anche Start Up gratuita in loco!!».

Grazie Eugent e Redjan.

Riproduzione riservata ©

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