70 anni fa rinasceva la lingua ebraica

L’affascinante storia di come, grazie alla tenacia di un uomo che aveva un sogno, nel 1948 l’ebraico, insieme all’arabo, divenne la lingua ufficiale del nascente stato d’Israele

1897: in un salotto di Basilea s’incontrano attorno a un tavolino due tipi, diversi l’uno dall’altro come la notte dal giorno. Qualcosa in comune però ce l’hanno: sono entrambi ebrei e animati da un grandioso ideale. L’uno, Theodor Herzl, sogna di far rinascere lo stato ebraico, che si è dissolto definitivamente da più di 1700 anni, quando l’imperatore Adriano nel 135 ha spianato Gerusalemme e cancellato il nome di Giudea dalle mappe geografiche.

L’altro, Eliezer Ben Yehuda, sogna di far rinascere l’antica lingua ebraica, che da 2000 anni non è più comunemente parlata dagli ebrei. Si ascoltarono Theodor e Eliezer, con cordialità. Anche se solo formale. Appena finito l’incontro infatti iniziano a sparlare l’uno dell’altro. «Creare uno stato ebraico?! Quello è matto! È una utopia irrealizzabile?!» dice l’uno. «Resuscitare la lingua ebraica?! Quello è fuori di testa! È morta e sepolta. È più facile resuscitare un cadavere!» dice l’altro. Ma tutti e due hanno la testa dura… ed entrambi i loro sogni si realizzano.

È ben nota la vicenda della nascita dello stato d’Israele. Forse meno nota è quella della rivitalizzazione della lingua ebraica. In fin dei conti: è più facile far rinascere uno stato o una lingua? Difficile rispondere. I fatti però dicono che diverse nazioni sono state ricostituite, ma nessuno al mondo è riuscito a far rinascere una lingua. Salvo gli ebrei. L’Irlanda ha provato a far rinascere l’irlandese, con grandissimi sforzi e molti investimenti. Ma risultati modesti. Anche il tentativo di una nuova lingua come l’esperanto non è mai decollato. Pensate: far rinascere l’ebraico era un’impresa simile a far rinascere il latino come lingua parlata in Italia. Una pazzia! Eppure oggi l’ebraico è tornato ad essere una lingua viva, parlata in terra di Israele e da tanti ebrei sparsi nel mondo.

Come mai la lingua ebraica era morta? È una lunga storia. L’ebraico era la lingua degli antichi ebrei, gente come Abramo Sara Mosè Deborah Rachele Davide e compagnia bella. In ebraico è stata scritta la Bibbia (Antico Testamento). Ma già ben prima dei tempi di Gesù l’ebraico non era più usato, ed era stato soppiantato dall’aramaico, parlato in tutto il Vicino Oriente, un po’ come l’inglese ai nostri giorni. Gesù, sua mamma e gli apostoli parlavano aramaico.

Con la diaspora degli ebrei, dopo il 135, la situazione non migliorò per il vecchio ebraico. Restò relegato nelle sinagoghe e tra le scartoffie dei rabbini. Gli ebrei parlavano le lingue del luogo in cui vivevano; a Roma parlavano un giudaico-romanesco, a Venezia un giudaico-veneziano; quelli dell’Europa orientale parlavano lo yiddish; quelli espulsi dalla Spagna parlavano il ladino; molti di quelli che vivevano in territori musulmani parlavano l’arabo. L’ebraico era rimasto per la lettura della Bibbia, per il culto in sinagoga, per qualche affare legale. Finché quel giornalista lituano, Eliezer Ben Yehuda, decise di svegliarlo come se fosse la Bella Addormentata nel Bosco. Non bastava però un bacio.

Serviva un’impresa colossale. In un celebre articolo del 1878 Ben Yehuda scrisse un accorato appello agli ebrei di parlare solo in ebraico. Ma la risposta fu tutt’altro che entusiasta: i più ortodossi si opponevano all’uso dell’ebraico nella vita quotidiana perché era una lingua sacra e non si poteva mescolare con atti profani; quelli che simpatizzavano per i bolscevichi consideravano controrivoluzionaria e retrograda la scelta dell’ebraico perché non favoriva la visione internazionale. Insomma, peste e corna da entrambe i fronti. Eliezer però non si scoraggiò.

Nel 1888 si trasferì in Palestina e cominciò a lavorare sodo per trovare nuovi vocaboli adatti ai tempi moderni, che non esistevano ai tempi della Bibbia. Che cosa ne sapevano le matriarche Lia e Rebecca della locomotiva? E che ne sapeva re Davide di un cannone? Ben Yehuda inventò i nuovi termini. Aveva inoltre preso una ferrea decisione: di parlare con suo figlio solamente in ebraico, proibendo a chiunque di rivolgersi a lui in un’altra lingua. Giorno dopo giorno, i membri della comunità di immigrati ebrei in cui viveva provavano a usare le parole che aveva coniato. Alcune funzionavano e si tenevano, altre no e venivano abbandonate. Il lavoro tenace di Eliezer in poco tempo venne apprezzato. Sempre più ebrei iniziarono a parlare il nuovo ebraico, segno di una ritrovata identità.

Nel 1948 l’ebraico, insieme all’arabo, divenne la lingua ufficiale dello stato d’Israele che allora nasceva. Settant’anni fa. E da settant’anni si è tornati a parlare per le strade di Tel Aviv, di Haifa e di Gerusalemme come parlavano gli antichi patriarchi e profeti. O in un modo un po’ simile. Un ponte fra il presente e il passato biblico è stato costruito. Grazie alla tenacia di un uomo che aveva un sogno.

 

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