Violenze in Repubblica Democratica del Congo

Weekend di sangue a Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo: uccisi soldati, poliziotti e un funzionario amministrativo in un'imboscata attribuita a una milizia locale nel nordest del Paese  
RD Congo Archivio Ap

Repubblica Democratica del Congo. Due veicoli sono caduti in un agguato tra la capitale provinciale, Bunia, e l’epicentro della violenza di questi anni, Djugu, circa 50 km a nord, nel territorio di Djugu. Il convoglio trasportava «un ex deputato provinciale, un contabile, la polizia e civili che sono stati brutalmente massacrati», ha detto il governatore di Ituri, Jean Bamanisa.

Rapidamente, l’imboscata è stata attribuita ai miliziani della setta etnico-mistica per lo sviluppo del Congo (sigla Codeco), già accusato di massacri di civili in questa regione. I miliziani Codeco sono attivi nella regione dal dicembre 2017, ed hanno commesso abusi, omicidi e vari tipi di violenza nel territorio di Djugu, Mahagi e Irumu. La grande ascesa di questa milizia è dovuta alla morte, alla fine dello scorso marzo, del loro leader, Ngudjolo, ucciso con la moglie in un’imboscata dalle forze armate del Congo, le Fardc.

Poco prima dell’attacco di sabato, una delegazione di ex signori della guerra del conflitto del 1999-2003 era arrivata a Ituri per cercare di lavorare per la pace su richiesta del presidente Félix Tshisekedi. Il governatore ha chiesto alla popolazione di «continuare a fidarsi dello Stato congolese» nella lotta contro gli assassini, ed ha lanciato un avvertimento: «L’esercito c’è, l’esercito non ha abbassato le braccia».

Venerdì l’esercito congolese ha dichiarato di aver ucciso sette combattenti Codeco, che affermano di difendere gli interessi di una delle comunità di Ituri, i lendu (agricoltori), prendendo di mira essenzialmente un’altra comunità, quella degli hema (allevatori e commercianti).

Più di mille persone, principalmente civili, sono state massacrate dalla ripresa della violenza a Ituri, di cui 375 da marzo di quest’anno, secondo le Nazioni Unite. Uccisioni regolarmente attribuite a Codeco.

Un conflitto tra le milizie lendu e hema peraltro strumentalizzato dalla vicina Uganda, che aveva già ucciso decine di migliaia di persone tra il 1999 e il 2003. La violenza era ripresa per ragioni oscure alla fine del 2017, questa volta senza che l’Uganda sembrasse avere un suo ruolo. Ma gli hema non ricostituirono le milizie, fidandosi sull’autorità dello Stato.

L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha accusato Codeco, nel giugno scorso, di perseguire «una strategia di massacri di residenti locali, principalmente hema, ma anche alur, dal 2017», al fine di controllare le risorse naturali in questa regione dove abbonda l’oro.

Condannando gli attacchi della milizia a Ituri e nel vicino Nord Kivu, l’ambasciatore dell’Unione europea presso la Repubblica Democratica del Congo, Jean-Marc Châtaigner, ha invitato su Twitter «a sostenere gli sforzi» dell’esercito congolese e della Missione delle Nazioni Unite in Congo (Monusco) «per impedire ai ribelli di fare del male».

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