Quante coppie, oggi, sono costrette a stare lontane per esigenze lavorative e quante famiglie subiscono gli effetti della lontananza fisica ed emotiva di uno dei due partner? Se vi guardate intorno, troverete probabilmente quell’amica o quel parente che per motivi di lavoro è dovuto/a partire e stabilirsi in un luogo geograficamente lontano dai propri affetti.
Secondo il Rapporto Annuale Istat 2026, circa tre milioni di persone, che sarebbe il 5,9% della popolazione adulta, farebbe parte dei “pendolari della famiglia”, che soggiornano abitualmente in un luogo di residenza diverso da quello abituale. Tutto ciò rischia di portare con sé delle conseguenze psicologiche importanti per entrambi i partner.
Ad esempio citando la Teoria dell’Attaccamento (Bolwby 1982), vediamo che la vicinanza fisica della figura di riferimento sembra essere un regolatore biologico dello stress. Quindi, se il partner dovesse diventare fisicamente inaccessibile, il nostro sistema nervoso potrebbe interpretare la distanza prolungata come una sorta di minaccia, ed attivare così delle reazioni riconducibili ad ansia da separazione o, al contrario, un evitamento difensivo.
Secondo Stemberg (1986) l’amore dovrebbe avere tre componenti in equilibrio tra loro: Intimità, Passione e Impegno. Però, quando si tratta di relazioni a distanza, potrebbe verificarsi che l’Impegno (il vincolo coniugale e il progetto di vita) possa rimanere alto, ma l’Intimità (la condivisione profonda del quotidiano) e la Passione (il contatto fisico) possano subire un drastico calo. Tutto ciò può trasformare la relazione in un amore che si basa esclusivamente sul dovere formale. Per comprendere tutto in modo più approfondito vi racconto la storia di Steve e Mary.
Steve e Mary sono sposati da tre anni, ma da sei mesi la loro quotidianità è stata tagliata in due dalla grande distanza geografica, perché lei ha accettato un’importante offerta di lavoro a Milano, invece lui è rimasto in Puglia, per continuare a lavorare nella sua azienda.
Inizialmente, entrambi erano fortemente entusiasti per la nuova opportunità, che sembrava compensare i 900 chilometri di distanza. Dopo un po’ di tempo, la stanchezza e la frustrazione hanno preso il sopravvento e le videochiamate serali si sono trasformate in un mero elenco di obblighi e responsabilità da condividere: “Hai pagato la bolletta?”, “Com’è andata in ufficio?”.
Steve inizia a sentirsi trascurato, Mary comincia a sentirsi in colpa, facendosi delle domande come “Avrò fatto la scelta giusta a partire?”. La loro relazione, che prima rappresentava un luogo vitale in cui avveniva uno scambio nutriente, è diventato un tempo poco condiviso e mediato da uno schermo freddo, che ha perso coinvolgimento e spontaneità.
Come si può riuscire a trasformare l’assenza, in una nuova forma di presenza? Di seguito troverete alcune strategie che possono aiutarvi:
- Sostituire la routine con i rituali di connessione: Si possono creare dei veri e propri momenti come, ad esempio, bere il caffè insieme al mattino in video, o guardare un episodio della stessa serie TV in sincronia. Ciò può contribuire a restituire il senso di un’attività fatta insieme, favorendo la connessione emotiva.
- Normalizzare e accogliere le emozioni negative: Spesso nelle giornate più intense è complicato fermarsi e stare dentro le proprie emozioni, riconoscendole come “legittime”, quindi è importante potersi dire “Oggi sono triste perché mi manchi”, senza che l’altro lo viva come un’accusa. In questo modo possiamo ricostruire una connessione emotiva con il partner lontano.
- Coltivare la comunicazione tridimensionale: Per aggirare il limite bidimensionale dello schermo, può essere utile ricordare, anche in videochiamata, dei momenti trascorsi insieme, ponendo l’attenzione agli odori, i colori, le sensazioni condivise nei momenti passati.
- Fissare sempre l’orizzonte temporale: Per ridurre l’ansia dell’attesa è molto importante fissare la data dell’incontro in presenza, che ci indica il fatto che il vuoto che stiamo vivendo è “temporaneo”.
Questo tempo sospeso può sembrare una stanza vuota ma piena di sfide, la chiave per trasformarla in uno spazio di crescita e condivisione sta nel tenere l’altro saldamente nel proprio cuore e sceglierlo consapevolmente ogni singolo giorno.