Veneto, vento di secessione

Prima un (simbolico) referendum online, poi l’arresto, ieri, di 24 persone con l’accusa di far parte di un gruppo secessionista armato che progetta azioni eclatanti di terrorismo ed eversione. Sequestrati carri armati artigianali e armi da guerra. Indagate un’altra trentina di persone
Carro armato artigianale sequestrato a Casale di Scodosia (Padova)

Il precedente. Ricorderete certamente che diciassette anni orsono, nella notte fra l’8 e il 9 maggio del 1997, un blindato semi-artigianale fece irruzione nella piazza San Marco di Venezia, dando l’assalto al campanile della basilica.

Era un'azione eclatante del cosiddetto gruppo dei "Serenissimi", presto sedata dalle forze dell’ordine. Non sappiamo quali conseguenze sul piano penale abbiano subìto i protagonisti di quell’azione: certamente blande e non decisive sul piano della deterrenza, se si considera che due dei protagonisti dell’evento del 1997 (Luigi Faccia e Flavio Contin) hanno tranquillamente continuato a perseguire finora i loro progetti eversivi, finendo soltanto ieri in manette.

Il blitz dei Ros. Sono 24 le persone arrestate dai carabinieri su ordine della Procura di Brescia nei confronti di un gruppo secessionista veneto che aveva progettato varie iniziative con il ricorso a metodi violenti e all'insurrezione popolare, finalizzate a sollecitare l'indipendenza del Veneto e di altre parti del territorio nazionale dallo Stato italiano, e alle quali sono stati contestati i reati di associazione con finalità di terrorismo ed eversione, oltre che di fabbricazione e detenzione di armi da guerra. Indagate anche altre 27 persone.

Tra gli arrestati anche un ex-parlamentare, Franco Rocchetta, il fondatore della Liga Veneta (confluita poi nella Lega Nord), ma che poi abbandonò il movimento. Di recente Rocchetta era stato tra i promotori del referendum per la secessione del Veneto.

Un referendum per la secessione. Il movimento venetista plebiscito.eu ha raccolto i dati di una consultazione cui avrebbero partecipato oltre due milioni di cittadini. Di questi l’89 per cento si sarebbe pronunciato a favore della secessione, contrario solo l’11 percento.

L’attendibilità del referendum sarebbe quantomeno dubbia, essendosi svolta prevalentemente online (i seggi sparsi sul territorio erano soli 120, ovvero 1 per 30 mila elettori contro il rapporto di 1 a 600 votanti nelle normali consultazioni elettorali). Personalmente ho diverse decine di amici nella regione veneta e metto la mano sul fuoco su come la pensino in proposito.  

Il presidente della regione veneta, Luca Zaia, ha tenuto a precisare come la consultazione sia stata solo “un sondaggio”, mentre Flavio Tosi (sindaco di Verona, altro big della Liga Veneta), ha preferito mantenere il silenzio su questo referendum.

Un messaggio – inquietante – è arrivato tuttavia a segno e non va sottovalutato: il vento separatista soffia non soltanto in Crimea. I movimenti secessionisti sono una cinquantina disseminati in tutte le regioni del mondo. Solo in Italia se ne conterebbero almeno quattro: da quelli veneti agli indipendentisti campani, da quelli sardi (che ambirebbero ad una annessione alla Svizzera) a quelli della provincia di Bolzano (che vorrebbero passare all’Austria).

Una Costituzione da difendere. Nell’art. 5 della nostra Carta fondamentale si legge che «la Repubblica è una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i princìpi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento».

E navigando nel web si colgono commenti significativi come questo (tratto dal blog di Adriana Musella): «Cent'anni fa scoppiava la Prima guerra mondiale, un conflitto sanguinoso, con i suoi nove milioni di morti, che ha cambiato il corso della storia e ridisegnato, da cima a fondo, la cartina geografica dell'Europa. Nel Veneto a due passi da Maserada c'è il Ponte della Priula e la targa: “il Piave mormorò non passa lo straniero”. A Nervesa della Battaglia si decise la vittoria dell'Italia sugli Austro-ungarici; al tramonto il fiume era color del sangue per difendere la Linea del Piave».

Conflitti armati e gruppi eversivi. Collegandoci al sito www.guerrenelmondo.it scopriamo che oltre ai ben noti macro-conflitti esistenti (da quello storico israelo-palestinese a quello siriano), si registrano in atto nel mondo circa 60 situazioni di guerra con oltre 500 milizie-guerrigliere e gruppi separatisti-anarchici coinvolti.

Apprendiamo che in Africa sono 24 gli Stati in guerra, 15 in Asia, 8 in Medio Oriente, 5 nelle Americhe. In Europa i punticaldi sono 8 (dalla Cecenia all’Ucraina al Daghestan…), dove 68 risultano i gruppi armati, tra milizie-guerrigliere, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti.

Fra questi ultimi raggruppamenti ne figurano 15 in Grecia, 14 in Russia, 9 in Irlanda, 2 in Francia e in Spagna.

E in Italia? Stupirà il dato riguardante il nostro Paese dove risultano censiti ben 26 gruppi armati, in grande prevalenza Federazioni anarchiche informali, ciascuna con una propria ben individuata sigla di riconoscimento. Come si suol dire, dunque, “ben note agli uffici”, senza per questo aver bisogno di ricorrere ai Servizi segreti.

Prevenire l’eversione è dunque possibile, e l’azione dei Ros nel Veneto ne è una prova lampante.

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